Di Maria Luisa Abate. Mantova, Tempo d’Orchestra: brillantezza delicatezza e colori negli omaggi a Mozart e Čajkovskij.
Un giovane astro in ascesa del pianismo e una formazione orchestrale dalla consolidata esperienza. Freschezza e maturità, con l’intrigante particolarità di essere, tali caratteristiche, riscontrabili pariteticamente tanto nell’uno quanto nell’altra. Stiamo parlando di Gabriele Strata al pianoforte e dell’Orchestra da Camera di Mantova. Il programma che hanno presentato nel Teatro Bibiena di Mantova si è aperto con un omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart, che in questa splendida sala tenne un memorabile concerto.
Il primo dei due brani del salisburghese ora eseguiti fu composto a soli sedici anni. Il Divertimento per archi K 414 fu scritto nel 1772 per rispondere alle esigenze della “musica da divertimento”, in cui l’apparente semplicità del costrutto ne lascia vedere distintamente la genialità. Un concetto, quello di estro creativo abbinato alla linearità narrativa, sposato appieno dall’OCM, che, seguendo una propria frequente abitudine, si è schierata in piedi davanti ai leggii. Trasmettendo così un senso d’urgenza, intesa non come fretta ma come esigenza di accostarsi alla musica come fonte dissetante per lo spirito, sfociata in una esecuzione improntata al buon gusto, al garbo, alla gioiosità.

Rimpinguate le fila strumentali e aperto il coperchio del gran coda, è esploso in tutta la sua rilucente raffinatezza il Concerto per pianoforte e orchestra n.12 K414. Mozart fu un precursore nella definizione del rapporto tra orchestra e pianoforte, che mise in pratica in ben 24 concerti dedicati a quelli che alla sua epoca erano una novità, ovvero i prototipi dei pianoforti a martelli, dei quali intuì e sviluppò le potenzialità solistiche. Solista sì, ma sempre in attento contatto visivo e dialogante con l’orchestra, Gabriele Strata ha colpito per il tocco morbido e limpido. Di lui confermiamo il giudizio espresso dal nostro collega Diego Tripodi su questo stesso magazine in occasione del concerto tenuto da Strata due mesi or sono al Bologna Festival: in quella recensione (vedi qui) se ne lodava la maturità interpretativa e l’impeccabile bravura tecnica. Una perizia esecutiva che, anche in questa occasione mantovana, non ha avuto bisogno di toni eclatanti ma è stata espressa quasi pudicamente, con eleganza di approccio. Strata ha reso rigogliose le fioriture presenti nei tre movimenti mozartiani affrontandole con una scioltezza disarmante, guarnita da una tavolozza coloristica sgorgata con naturalezza e mai dimentica della “pura e semplice” cantabilità. Quest’ultima dimostratasi tratto distintivo della linea stilistica messa in campo dal giovane pianista per affrontare Mozart. Come bis un notturno di Chopin e A sera di Schumann, a incorniciare il quadro d’un interprete dalla spiccata sensibilità, a proprio agio anche con le pulsioni del romanticismo musicale.

Dopo l’intervallo l’Orchestra ha fatto ritorno nella formazione di soli archi, come richiesto dalla Serenata op 48 di Čajkovskij, considerata, come ricordavano le note di sala, un tributo devozionale del compositore russo al genio di Mozart, per il quale provava un’autentica venerazione. Qui l’OCM ha sfoderato un suono ricercato, basato sulla visione estremamente nitida delle linee melodiche, e una grazia ammirevole nell’affrontare sia l’esordio dove la melanconia si è striata di patetismo, sia il richiamo a un motivo russo che ha vivacizzato il finale gioioso ed energico, comunque sempre calibrato nell’emissione. I diversi caratteri dei quattro movimenti sono stati risolti attingendo a colori sottilmente differenziati, però mantenendo al contempo un gradevole, rasserenante, equilibrio cromatico.
Al termine Carlo Fabiano, primo violino e concertatore nonché direttore artistico della rassegna Tempo d’Orchestra, ha spiegato al pubblico che l’Orchestra era in partenza dopo pochissime ore per il breve tour al Romanian Athenaeum di Bucarest, poi alla Bulgaria Hall di Sofia. Il bis “a sorpresa” è stato quindi giustificato con la necessità di presentare, all’estero, un biglietto da visita di italianità. Così abbiamo potuto ascoltare l’intermezzo da Cavalleria Rusticana di Mascagni, nell’insolita sonorità d’una versione per soli archi. Una delle tante chicche cui ci ha abituati l’OCM.
Recensione di Maria Luisa Abate
Mantova, Teatro Bibiena – Tempo d’Orchestra, 13 novembre 2025
Foto MiLùMediA for DeArtes
AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali,a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli artisti direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’autore.

