Di Paolo Negri. Mantova, chiesa di San Barnaba: un convegno ha celebrato i 300 anni dalla nascita del celebre organaro Andrea Montesanti.
È stata una giornata storica per la Diocesi di Mantova, lo scorso 30 ottobre 2025; si sono infatti celebrati i 300 anni dalla nascita dal capostipite della famiglia di organari Andrea Maria Montesanti (1725-1799) che comprende oltre a lui il figlio Luigi (1757-1830) e il nipote Ferdinando (1787-1860), i quali in tre generazioni hanno costruito più di 120 organi; nella generazione precedente ci fu Antonio Montesanti, maestro di cappella a Viadana e riparatore di organi, ma non risulta abbia costruito qualche organo.
L’incontro si è tenuto nel chiostro della chiesa della parrocchia di San Barnaba, la quale era frequentata la famiglia Montesanti: tuttora nel chiostro si trova una lapide dedicata a Luigi posta dai figli Giuseppe ed Antonio Montesanti, recante scritto “uomo di antichi costumi, costruttore di organi celebratissimi per eccellenza nell’arte sua, a nessuno in Italia secondo, meno dagli anni affranto che dalla fatica”.
Diversi sono stati i relatori che si sono susseguiti tra organisti, organari, musicologi e studiosi. Dopo la presentazione del moderatore Brando Bagnoli dell’Associazione culturale “Giuseppe Serassi” e del parroco di san Barnaba don Massimiliano Cenzato (direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi) ha tenuto la prima relazione il maestro Umberto Forni che ha parlato degli organari Sona di Verona contemporanei dei Montesanti i quali hanno costruito un organo anche molto vicino alla nostra provincia, ossia il grande organo di Valeggio sul Mincio (VR). Il maestro inoltre ha ricordato le bellissime parole di Pio XII tratte dall’Enciclica “Musicae Sacrae Disciplina (1955)” : «Fra gli strumenti a cui è aperto l’adito al tempio viene a buon diritto in primo luogo l’organo, perché è particolarmente adatto ai canti sacri e sacri riti e dà alle cerimonie della chiesa notevole splendore e singolare magnificenza, commuove l’animo dei fedeli con la gravità e la dolcezza del suono, riempie la mente di gaudio quasi celeste ed eleva fortemente a Dio e alle cose celesti».

È seguita poi la relazione del professor Giuseppe Spataro che ha trattato degli organi Montesanti a Brescia e quindi del progetto per l’organo del Duomo vecchio, dell’organo della chiesa di San Giovanni Evangelista (presente fino alla sua distruzione causata da un fulmine) e dell’organo della Pieve di Urago Mella, del quale, dopo il trasporto dalla Pieve alla nuova chiesa, sono rimaste sole le canne Montesanti (insieme a quelle del Callido).
Lorenzo Marzona ha parlato dell’arte organaria veneta del Settecento (si sa infatti che per i somieri Montesanti si ispirò agli organi Callido); trattando poi in modo particolare degli organari Nachini e Gasparini.
Andrea Carmeli cha dissertato sugli organari Cavalletti originari di Ferrara (che poi lavorarono per il ducato di Piacenza) i quali furono diretti concorrenti dei Montesanti e citando in moto particolare le controversie per l’organo dell’Abbazia di San Martino dei Bocci (Parma).
Federico Lorenzani, presidente dell’Associazione culturale “Giuseppe Serassi”, il quale ha organizzato il convegno, ha introdotto la famiglia Montesanti presentando il nuovo libro “I Montesanti – una dinastia di organari mantovani (XVIII-XIX sec)” da lui curato (con il contributo di Giuliano Bagnoli, Giosué Berbenni, Andrea Carmeli, Maurizio Isabella e Giuseppe Spataro) e al quale ha lavorato per diversi anni. Ha accennato anche ad un curioso organo da camera costruito da Luigi Montesanti nel 1777 presente ora purtroppo negli scantinati del Museo degli strumenti musicali di Roma, il quale avendo anche registri ad ance libere si potrebbe considerare il primo harmonium.
A seguire Silvio Micheli, Organaro mantovano dell’A.I.O. ha parlato delle sue esperienze di restauro su organi dei Montesanti mostrando molte foto dei loro esperimenti, era infatti una caratteristica dei Montesanti la loro passione per le innovazioni ed in modo particolare ha trattato dell’organo di Acquafredda e del recente restauro dell’organo di Goito. Una delle cose che ha colpito maggiormente Micheli nei restauri era l’ordine che avevano i Montesanti nei somieri; inoltre ha citato le famose tastiere ripristinate nella versione originale con i tasti aventi i colori invertiti (neri in ebano per i tasti diatonici e bianchi in osso per i cromatici).
Al termine della mattinata l’organologo Maurizio Isabella ha parlato riguardo le caratteristiche delle canne degli organi Montesanti.

Dopo il pranzo (che per non andare fuori tema è stato il tipico risotto alla pilota mantovano e lambrusco) è seguito un incontro curioso a cura delle dott.sse Debora Trevisan e Lisa Valli che hanno parlato delle abitazioni e proprietà dei Montesanti. Molto dettagliata è stata la descrizione della casa di Ferdinando indicata nel documento del fallimento avvenuto che portò alla chiusura della bottega organaria (Ferdinando non aveva figli che continuassero il lavoro di famiglia); la descrizione della casa era così dettagliata che la Trevisan ha lanciato la sfida: quella di ricavarne una costruzione in 3D con i moderni mezzi. Cosa molto curiosa che nella casa di Ferdinando Montesanti fossero presenti molte macchine per il caffè, scoprendo poi che in quel periodo era molto diffuso a Mantova specialmente grazie alla riforma di Pietro Verri del 1785 che tolse i dazi fra le province.
È seguito l’incontro di Giosuè Berbenni sulla corrispondenza, amicizia stima e collaborazione tra i Montesanti e i Serassi; i quali invece di essere feroci concorrenti si aiutarono vicendevolmente scambiandosi perfino i rispettivi brevetti ed arricchendosi di conoscenze a vicenda; che bello poter collaborare così insieme per la gloria di Dio. Berbenni ha inoltre elencato quattro caratteristiche del carattere di Luigi Montesanti: la mancanza di preconcetti (si ispirava infatti sia alla scuola veneta del Callido sia alla scuola lombarda); la predisposizione alla geometria, la cortesia e garbo, e la sua grande ingegnosità.
Il professor Giuliano Bagnoli, grafologo, ha trattato del profilo caratteriale di Andrea, Luigi e Ferdinando ricavato dallo studio della loro grafia; spiegando anche i molti fattori indicativi delle grafie che possono indicare i caratteri delle persone (ad esempio il calibro, la pressione, l’inclinazione e le forme). Ne sono emersi profili che hanno rispettato molto le loro vicende biografiche: ad esempio Andrea e Luigi avevano infatti una intelligenza molto pratica ed intuitiva, mentre Ferdinando più artistica, riflessiva e meno imprenditoriale (ma sentiva comunque la responsabilità di provenire da una famiglia cosi illustre di organari).

L’ultimo intervento è stato fatto del maestro Carlo Benatti che ha presentato l’originale figura dell’organista e compositore di Poggio Rusco don Giovan Battista Merighi (1764 –1819) il quale espresse grandi lodi verso il Montesanti, ad esempio dicendo che «Certo è che negli organi del celebre sig. Luigi Montesanti, uno dei migliori del quale a me è toccato di suonare, si trova ogni sorta di pascolo alla fantasia sì per la novità degli strumenti, sì per la moltitudine, sì per la posizione dei loro confini, come pure per la perfezione dei medesimi […] Per quanto abbia riflettuto negli organi d’altri autori (parlo con vera sincerità) non mi venne fatto di ritrovare quei mezzi di sbizzarrirmi come negli organi di detto rinomatissimo e celebre autore».
Il convegno si è poi concluso con il concerto nella chiesa di san Barnaba del coro “Livia D’Arco” diretto dalla prof.ssa Antonella Antonioli e con all’accompagnamento organistico di Claudio Leoni, che hanno eseguito brani di Bruckner, Byrd, Arcadelt, Mozart, Rameau e Caccini.
Con grande gioia si è così potuto dare onore a questa famiglia illustre di organari; con la speranza che sia di ispirazione ai moderni organari e ne susciti di nuovi per far risplendere di Bellezza Divina la Musica Liturgica, che come ricordava san Pio X (che qui a Mantova fu vescovo ed era tra l’altro organista ed insegnava canto gregoriano in seminario quando mancavano i maestri) ha lo scopo di dar Lode a Dio e favorire la santificazione ed edificazione dei fedeli.
Di Paolo Negri
Mantova, 30 Ottobre 2025 – Chiostro di San Barnaba
Immagine di copertina: intervento di Carlo Benatti
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