Museo Medievale: oltre 30 opere del pittore del 5-600: dipinti, disegni e monumentali pale d’altare.
Mentre il panorama artistico bolognese tra Cinquecento e Seicento fu dominato dalla rivoluzione naturalista dei Carracci, uno straordinario maestro seppe imporre un linguaggio alternativo e vincente: Bartolomeo Cesi (1556-1629), uno dei più significativi interpreti della cultura figurativa bolognese di quegli anni. A lui è dedicata una prima assoluta, la mostra monografica Bartolomeo Cesi (1556-1629). Pittura del silenzio nell’età dei Carracci, curata da Vera Fortunati, massima esperta del Cinquecento bolognese.

L’esposizione si concentra sugli anni più felici dell’artista, in cui il suo dialogo solitario e coraggioso con le novità carraccesche raggiunse il massimo equilibrio tra rigore compositivo, aderenza ai dettami della Controriforma e apertura al vero. Attraverso un percorso di visita articolato in oltre 30 opere, la mostra affronta i temi salienti della poetica di Cesi e restituisce alla città alcuni lavori sulla cui conservazione si è intervenuti per l’occasione.
Allestita nelle sale del Lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna dal 22 novembre 2025 al 22 febbraio 2026 e organizzata nel contesto del Giubileo 2025, l’esposizione è promossa dal Comune di Bologna e dall’Arcidiocesi di Bologna, con la partecipazione dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna: un’occasione imperdibile per riscoprire il genio che, pur operando in diretta concorrenza con Agostino, Ludovico e Annibale Carracci, scelse una strada stilistica autonoma, segnata dalla solennità e dalla contemplazione mistica.
L’ORIGINALITÀ DELLA “PITTURA DEL SILENZIO”
Bartolomeo Cesi, autore di opere prevalentemente religiose destinate a chiese e conventi, sviluppò un vocabolario espressivo unico e profondamente spirituale. Mentre i Carracci spingevano verso lo studio diretto del naturale e del “vivo”, Cesi costruiva figure immobili e solenni, ritmate da colori squillanti e immerse in paesaggi solitari, generando effetti di sublimato naturalismo.
La sua pittura spinge lo spettatore verso una dimensione sovrasensibile di assorta e silenziosa contemplazione, quasi ad anticipare la ricerca del bello ideale che sarà poi la cifra stilistica di Guido Reni. Non a caso, il Malvasia nel 1678 annotava come le opere di Cesi diedero a Guido “la prima mossa per inventar quella sua soave e gentil maniera”.

LA MOSTRA
Nel corso del Novecento, a partire dal fondamentale saggio di Alberto Graziani (1939), si affermò il suo ruolo di «artista della controriforma» dalla sensibilità religiosa austera e schietta, colui che, più di tutti a Bologna, seppe e volle realizzare gli indirizzi della nuova arte cristiana: verosimiglianza della narrazione, chiarezza e semplicità per essere comprensibile ad un pubblico variegato, ma anche la capacità di suscitare diletto e coinvolgimento emotivo.
L’esposizione si concentra sul periodo più felice della lunga carriera di questo artista colto e raffinato, negli anni in cui si impegnò in un dialogo solitario e coraggioso con le novità della produzione carraccesca, tra il 1585 e il 1597 circa.
Attraverso un percorso di visita articolato in oltre 30 opere – tra dipinti, disegni e monumentali pale d’altare – vengono affrontati i temi salienti della sua poetica e i generi pittorici con cui si affermò come protagonista di grande rilevanza nella vivace geografia artistica e culturale di Bologna nel suo tempo. L’evoluzione stilistica della sua identità, oscillante tra ascendenze manieriste e momenti di apertura al naturalismo carraccesco, sempre in equilibrio con un rigore compositivo e tonale aderente ai dettami dell’ideologia cattolica post-tridentina, viene approfondita nella successione di cinque nuclei tematici: la formazione; i ritratti; i disegni; le pale d’altare e i cicli decorativi presso le Certose.
TRA CAPOLAVORI E RESTAURI
Il progetto espositivo è strettamente legato alla valorizzazione del patrimonio artistico cittadino, reso possibile grazie al significativo investimento del Comune di Bologna per la conservazione e il restauro di opere dell’artista. Alcuni dipinti, prima di difficile visione per il deterioramento della superficie pittorica, sono ora presentati allo sguardo rinnovato del pubblico.

UN’ESPERIENZA DIFFUSA E DIGITALE
Il progetto espositivo si estende oltre le mura del Museo Civico Medievale, creando in città una sorta di museo diffuso a tema Cesi: il percorso, che comprende anche lo splendido ciclo decorativo realizzato per la cappella maggiore della chiesa di San Girolamo della Certosa (visitabile liberamente tranne durante le funzioni religiose), culmina nella Pinacoteca nazionale di Bologna, dove le opere di Cesi nella Sala 22 permettono di ricostruire il contesto artistico e fanno da ponte stilistico con la sala dedicata ai Carracci, in un confronto diretto con i suoi illustri competitori.
Le informazioni sugli itinerari sono sul sito www.bolognawelcome.com.
Inoltre, grazie alla ricostruzione in ambiente di realtà virtuale, è possibile rivivere il ciclo decorativo perduto delle Storie della Vergine affrescato da Cesi nella cappella di Santa Maria dei Bulgari nel palazzo dell’Archiginnasio. Per promuovere una valorizzazione a lungo termine di questo patrimonio culturale, la fruizione della tecnologia rimarrà disponibile anche dopo la conclusione della mostra.
Tra i servizi attivi a disposizione, l’app MuseOn consente di esplorare e approfondire le opere esposte nella mostra al Museo Civico Medievale, accompagnando i visitatori alla scoperta di Bartolomeo Cesi con sussidi in lingua italiana e inglese.
Fondazione Bologna Welcome promuove tre percorsi di visita tematici, condotti da guide turistiche della Federazione Confguide Confcommercio Ascom Bologna.
Durante il periodo di apertura è previsto un ricco programma di attività (conferenze, visite guidate per il pubblico adulto, attività per famiglie) nelle sedi del Museo Civico Medievale e della Pinacoteca nazionale di Bologna. Prenotazione e costi vedi: www.museibologna.it/medievale e www.pinacotecabologna.beniculturali.it.
L’esposizione è accompagnata dal catalogo a cura di Vera Fortunati, finanziato dai Musei nazionali di Bologna e pubblicato da Silvana Editoriale, con un ricco repertorio di contributi scientifici.
Per ritrovare le opere di Bartolomeo Cesi ancora oggi custodite a Bologna, per lo stesso editore è inoltre disponibile una guida storico-artistica curata da Giovanna Degli Esposti.
C.S.M.
Fonte: da comunicato stampa Bologna, 21 novembre 2025
Immagine di copertina: Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 – ivi, 1629)
Madonna col Bambino in gloria e i santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco (dettaglio), 1595-1598
Bologna, chiesa di San Giacomo Maggiore
Proprietà Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno
BARTOLOMEO CESI (1556-1629)
PITTURA DEL SILENZIO NELL’ETÀ DEI CARRACCI
22 novembre 2025 – 22 febbraio 2026
Museo Civico Medievale
Via Alessandro Manzoni 4 – 40121 Bologna
Tel. +39 051 2193916 / 2193930
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/medievale
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna
X: @MuseiCiviciBolo
Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

