Forte di Bard: oltre 100 opere del celebre artista colombiano. Proseguono le due mostre fotografiche già in corso.

Ad arricchire ulteriormente la proposta espositiva che accompagna fino alla prossima primavera i visitatori del Forte di Bard, in Valle d’Aosta, alle due mostre fotografiche in corso dedicate al Bird Photographer of the Year e allo sguardo sull’Artico diStefano Unterthiner, si aggiunge ora l’importante monografica dedicata al celebre pittore e scultore Fernando Botero.


FERNANDO BOTERO. TECNICA MONUMENTALE
29 novembre 2025 – 6 aprile 2026

Il Forte di Bard dedica un importante progetto espositivo al pittore, scultore e disegnatore colombiano Fernando Botero (1932-2023),in collaborazione con 24 Ore Cultura e Fernando Botero Foundation. Curata da Cecilia Braschi, l’esposizione ripercorre l’intera carriera dell’artista, mettendo in luce la complementarità tra le diverse tecniche da lui praticate e le motivazioni che hanno guidato le sue scelte stilistiche dagli anni Quaranta del ’900 alle ultime opere, realizzate a Monaco tra il 2019 e il 2023. A pochi anni dalla scomparsa dell’artista, avvenuta il 15 settembre 2023, il pubblico può scoprire alcune opere di gioventù ancora poco note, il lavoro degli ultimi anni e diversi inediti provenienti dalla collezione dell’artista stesso.

Internazionalmente noto per le sue figure dalle forme piene ed esuberanti, Fernando Botero si è cimentato nelle tecniche più diverse: dall’acquarello al pastello, dalla pittura ad olio all’affresco, dal disegno a carboncino, inchiostro o bistro, fino al taglio del marmo e alla fusione in bronzo.

Rivendicandosi erede degli artisti rinascimentali, che sono stati al contempo disegnatori, pittori e scultori, l’artista colombiano cerca in ogni tecnica un apporto specifico alla definizione del suo stile personale e inconfondibile, basato sull’esaltazione dei volumi: il tratto limpido del disegno li definisce con precisione, gli accordi cromatici della pittura gli conferiscono forza e pienezza, mentre la scultura li magnifica in tre dimensioni. Nell’arte di Botero, ogni tecnica e ogni tema, anche quelli più modesti, anche quelli convenzionalmente riservati al piccolo formato, accedono a supporti di grandi dimensioni e prendono così parte alla sua opera monumentale.

Nel corso degli anni, lo studio approfondito della storia dell’arte accompagna quello delle tecniche antiche e tradizionali, che l’artista predilige in quanto affidabili e a prova del tempo. Tuttavia, Botero non esita a metterle alla prova, esplorando con libertà e sapienza le proprietà dei diversi tipi di materiali. Lo provano i disegni sulla ruvida e maculata carta amate, che l’artista si procura appositamente in Messico, i magnifici pastelli, i sorprendenti disegni su tele di grandissime dimensioni, fino agli ultimi acquerelli su tela, applicati sul retro del supporto non preparato, per accentuare la dolcezza della resa pittorica.

Ricca di oltre cento opere, organizzate in sette sezioni tematiche, la mostra allestita nelle sale delle Cannoniere ripercorre i principali temi e motivi cari all’artista, dalla natura morta al nudo, dalla scena di genere al ritratto, dal dialogo con la storia dell’arte alla denuncia sociale e politica, fino alla celebrazione delle feste e manifestazioni popolari. Per sottolineare il legame e la complementarità tra le diverse tecniche, le opere su carta, disegni e acquarelli su tela sono messi in dialogo con pitture ad olio e sculture di bronzo e di marmo.

Vengono esposti per la prima volta alcuni schizzi preparatori, accanto alle grandi pitture finite, oltre ad opere emblematiche come Autoritratto con Arcangelo (2015), in cui l’artista si ritrae nell’arte del dipingere, diverse versioni di Leda e il cigno, Venere, e Il ratto di Europa, in cui si confronta con i grandi temi dell’arte classica, o ancora Terremoto (2000), a raccontare un’artista per cui l’arte è, prima di tutto, un gesto d’amore. Il pubblico può così addentrarsi nel processo creativo dell’artista e apprezzare la linearità di un approccio estetico strutturato e coerente durante più di 60 anni.

Un percorso inclusivo tattile offre una maggiore e più inclusiva fruizione dei contenuti.
Catalogo edito da 24 Ore Cultura.


BIRD PHOTOGRAPHER OF THE YEAR
25 ottobre 2025 – 1 marzo 2026

La grande fotografia naturalistica torna in scena al Forte di Bard con un progetto del tutto inedito, presentato al Forte di Bard per la prima volta in Italia: si tratta del Bird Photographer of the Year, concorso internazionale che celebra la bellezza e la diversità del mondo dei volatili attraverso la straordinaria potenza della fotografia. Vengono premiate le migliori fotografie, suddivise in dodici categorie: Giovani fotografi: 11 e Under/ 12-14/15/17; Miglior Ritratto (Best Portrait); Comportamenti (Bird Behaviour); Uccelli in volo (Birds in flight); Uccelli nel loro ambiente (Birds in the Environment); Black and White; Documentario sulla salvaguardia (Conservation Award); Salvaguardia; Prospettive creative (Creative Perspectives); Portfolio; Uccelli urbani (Urban Birds); Video.

L’edizione 2025 è la numero dieci. Fotografi da tutto il mondo hanno partecipato al concorso presentando oltre 33.000 immagini. In palio un premio finale di 3.500 sterline.

A vincere l’edizione 2025 è l’immagine di una magnifica fregata che si staglia contro un’eclissi solare totale. A realizzarla in Messico è stato il fotografo canadese Liron Gertsman. «Ho impiegato un anno di preparazione per catturare il mio sogno: scattare un uccello di fronte all’eclissi solare totale. Ho chiesto l’aiuto di una barca per posizionarmi vicino ad alcuni isolotti al largo di Mazatlán, frequentati da uccelli marini. Mentre la luna scopriva il bordo del sole al termine della totalità, ho catturato questa immagine durante la fase dell’eclissi nota come ‘anello di diamante’, un momento che dura pochi secondi».

«Una fotografia ornitologica eccezionale richiede tecnica, visione artistica e dedizione. Quando tutto si unisce, si ottiene un’immagine spettacolare come questa – afferma Will Nicholls, Direttore del premio Bird Photographer of the Year -. Questa fotografia è un esempio di ciò che la creatività umana può realizzare. In un mondo sempre più invaso da immagini generate dall’intelligenza artificiale, è bello celebrare un’immagine che sia allo stesso tempo maestosa e radicata nel mondo naturale».

Due gli italiani premiati: Francesco Guffanti con l’immagine Angelo o Demone scattata in Valle d’Aosta, che ritrae un’aquila reale mentre si ciba di una carcassa di cervo rosso, ha vinto il primo premio nella categoria Bird Behaviour; invece Philippe Egger, con lo scatto Fotografia d’arte, ha vinto il primo premio nella categoria Creative perspectives che vede protagonista un Martin pescatore comune in un suggestivo volo su un’opera d’arte.


STEFANO UNTERTHINER. UNA FINESTRA SULL’ARTICO
31 ottobre 2025 – 3 maggio 2026

La mostra allestita nelle sale degli Alloggiamenti del Museo delle Alpi, al Forte di Bard, presenta il lavoro realizzato da Stefano Unterthiner tra il 2018 il 2025 nell’arcipelago delle Svalbard, le terre abitate più a nord del Pianeta. Fotografo, naturalista e divulgatore noto a livello internazionale, Stefano Unterthiner è autore di dieci libri fotografici e da vent’anni collaboratore del National Geographic. Le sue immagini sono pubblicate ed esposte in tutto il mondo.

Nella mostra sono esposte le immagini scattate nel corso del progetto Una famiglia nell’Artico e raccolte nel volume Un mondo diverso (Ylaios, 2022), e la produzione inedita realizzata in quattro successive spedizioni. In tutto sessanta fotografie, distribuite in nove sezioni che raccontano l’Artico e la sua fauna nelle diverse stagioni: orsi polari, renne, sterne, fulmari… Un percorso intenso ed emozionante, attraverso una straordinaria regione artica, un affresco originale e potente di un mondo fragile, in rapido mutamento e sempre più condizionato dall’impatto dei cambiamenti climatici.

Le Svalbard detengono un primato poco invidiabile: sono il luogo dove il cambiamento climatico si manifesta più rapidamente che in qualunque altra regione al mondo. Per centoundici mesi consecutivi è stata registrata una temperatura media mensile al di sopra del normale (marzo 2020 ha interrotto la sequenza negativa, tornando sotto la media di 0,5° C). In generale, tutto l’Artico si sta riscaldando più del doppio rispetto al resto del pianeta.

Completano la mostra diciotto ritratti in bianco e nero realizzati da Unterthiner tra i residenti della piccola comunità di Longyearbyen (Svalbard), accompagnati da testimonianze sulla percezione dei mutamenti climatici e un pannello in grande formato dedicato alle climate stripes. Lungo il percorso espositivo è disponibile un documentario realizzato da Raitre (della durata di 20’), che racconta il progetto Una famiglia nell’Artico.

C.S.m.
Fonte: comunicati stampa novembre e ottobre 2025
Immagine di copertina: Fernando Botero (particolare) Da Velázquez 2006
Property of the Fernando Botero Foundation

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