Kunsthaus Dahlem: la mostra, aperta fino a marzo 2026, si concentra sugli anni berlinesi dell’artista del Novecento.

Per il pubblico odierno, il lavoro dell’artista rimane sorprendentemente attuale, un appassionato appello per la libertà, il pensiero critico e l’indipendenza artistica.

Con la mostra “Emilio Vedova. Mehr als Bewegung um ihrer selbst willen” (Emilio Vedova. More than Movement for Its Own Sake. – Più di un movimento fine a se stesso), la Kunsthaus Dahlem dedica a Emilio Vedova una mostra incentrata sugli anni berlinesi dell’artista dal 1963 al 1965, in collaborazione con la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia e con il sostegno dell’ambasciata italiana a Berlino. Questo periodo ha segnato una fase importante nell’elaborazione di Vedova, durante la quale l’artista ha avuto modo di sviluppare il suo lavoro sperimentale in un contesto stimolante dal punto di vista politico e sociale.

La mostra, a cura di Dorothea Schöne, Managing Director, Kunsthaus Dahlem, è aperta al pubblico dal 21 novembre 2025 all’8 marzo 2026.  

EMILIO VEDOVA A BERLINO

Invitato dallo storico dell’arte Werner Haftmann nell’ambito di un programma artistico gestito dalla Ford Foundation, Emilio Vedova (1919-2006) arrivò a Berlino nel novembre 1963. Una città che, più di ogni altra, incarnava diverse contraddizioni: traumatizzata dal passato nazista, divisa dalla Guerra Fredda, eppure ricca di energia culturale.

Berlino, una “città-isola”, come la definiva Vedova, divenne il palcoscenico di una riflessione artistica e socio-politica altamente produttiva. Vedova si trasferì nell’ex studio statale di Arno Breker a Dahlem, un luogo fortemente connotato dall’arte propagandistica nazionalsocialista, rispetto alla quale le sue opere erano diametralmente opposte.

Nella vasta sala centrale dell’edificio, Vedova creò una moltitudine di opere caratterizzate da un grande spirito sperimentale. Particolarmente rilevanti sono i Plurimi, strutture tridimensionali composte di pannelli di legno dipinti su ogni lato con cui Vedova ha sviluppato la pittura nello spazio.

I Plurimi, con il dinamismo, la mutevolezza e l’espressività che li caratterizzano, si basano non solo su una “teoria del movimento”, attraverso la quale Vedova ha sperimentato una concezione spaziale della pittura, ma anche su un intenso impegno in merito alle tensioni politiche e sociali che ha incontrato a Berlino. Un’opera chiave di questo periodo è l’Absurdes Berliner Tagebuch ’64 (Assurdo diario di Berlino), che Vedova ha presentato a “documenta III” nel 1964. Questa installazione, composta di sette opere monumentali, può essere intesa come una testimonianza pittorica delle sue esperienze a Berlino ed è stata donata alla Berlinische Galerie nel 2002.

La mostra alla Kunsthaus Dahlem si concentra sui lavori meno conosciuti degli anni berlinesi di Vedova. Tra questi vi sono diversi Plurimi realizzati a Berlino, sia sotto forma di modelli che di opere complete. Opere con cui l’artista ha superato i confini della pittura e l’ha portata nella tridimensionalità.

Tuttavia, le opere non sono solo un’esplorazione formale del piano pittorico, ma anche un confronto con la storia e il presente della città. Vedova era profondamente interessato a ripercorrere l’eredità degli artisti che un tempo avevano contribuito alla fioritura culturale di Berlino, sia gli espressionisti che i dadaisti.

Collage e stampe, spesso intitolati Omaggio a Dada testimoniano il suo interesse per questo movimento d’avanguardia prebellico. Allo stesso tempo, Vedova assume una posizione politica, affrontando sia le tracce del passato nazista che l’escalation del conflitto Est-Ovest, non attraverso riferimenti figurativi, ma attraverso l’assenza di una struttura pittorica fissa e un uso espressivo del colore. Per Vedova, i Plurimi di Berlino rivelano «la simultaneità del presente, degli eventi che sono accaduti, che continuano ad accadere e che devono scuotere tutti nel profondo».

La mostra si sviluppa in ordine cronologico e tematico attraverso gli anni berlinesi di Vedova e invita i visitatori a riscoprirne l’opera. Il titolo: “Emilio Vedova. Mehr als Bewegung um ihrer selbst willen” (Emilio Vedova. More than Movement for Its Own Sake), riprende una frase dell’artista: “Il mio lavoro è tutt’altro che un gioco, un movimento fine a se stesso, al contrario…”. In questo modo, la mostra sottolinea una preoccupazione specifica di Vedova: comprendere il movimento non come “fine a se stesso,” ma come espressione dell’esperienza sociale, politica e umana.  

IN CONTEMPORANEA A TORINO

A Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, è aperta fino al 12 gennaio 2026 la mostra “Vedova Tintoretto in dialogo” (vedi qui)

C.S.m.
Fonte: comunicato stampa Berlino, 21 novembre 2025

EMILIO VEDOVA
MEHR ALS BEWEGUNG UM IHRER SELBST WILLEN
MORE THAN MOVEMENT FOR ITS OWN SAKE
21 novembre 2025 – 8 marzo 2026

Kunsthaus Dahlem
Käuzchensteig 8, 14195 Berlin
www.kunsthausdahlem.org