Museo Egizio: 100 tessuti mai visti e una teca da record per il Papiro del Libro dei Morti, nella sala che custodisce l’unico corredo funebre intatto al di fuori dell’Egitto, risalente al Nuovo Regno.
Erano una coppia della classe scribale egizia, vissuta circa 3500 anni fa a Deir el-Medina, villaggio delle maestranze e degli artisti che lavoravano alle tombe dei faraoni: il Museo Egizio di Torino ha inaugurato il nuovo allestimento della sala dedicata al corredo funebre di Kha e Merit.

Luci innovative, infografiche, magazzini a vista dei tessuti e una teca di 14 metri per il Libro dei Morti: queste le principali novità dell’allestimento, che comprende anche un’installazione video multimediale, frutto del lavoro del Politecnico di Milano. È stato realizzato il modello 3D di tutta la tomba (cappella a forma di piramide, spazio ipogeo e contesto nei quali sono inseriti) ricavato dai rilievi effettuati sul campo, a Deir el-Medina in Egitto, e sul pyramidion, la punta della piramide conservata al Museo del Louvre, a Parigi. L’installazione permette ai visitatori di avere una visione d’insieme realistica e veritiera della tomba e del suo ambiente circostante.
«[…] abbiamo realizzato un modello di museo contemporaneo dove la tecnologia diventa strumento di narrazione e la ricerca dialoga direttamente con i visitatori. La teca anossica da 14 metri per il Libro dei Morti è un primato mondiale nella conservazione dei materiali organici. Ma l’aspetto più rivoluzionario è l’approccio: non mostriamo solo oggetti, ma raccontiamo vite, processi e scoperte in corso […]. Questa sala è il manifesto del Museo Egizio che vogliamo: un luogo dove la conoscenza si fa esperienza condivisa», hanno affermato la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco.

DAI CORREDI ALLE VITE: CENTO TESSUTI RACCONTANO L’ANTICO EGITTO
A 120 anni dalla scoperta della Tomba ad opera di Ernesto Schiaparelli nel 1906, c’è un cambio di prospettiva radicale. Sotto i riflettori non ci sono solo i 460 reperti – tra sarcofagi, mobili, tessuti, oggetti di uso quotidiano come boccette di profumi e unguenti in vetro e alabastro o il gioco della Senet, tra i giochi da tavolo più antichi – ma c’è l’idea di accompagnare il visitatore alla scoperta della vita quotidiana di Kha e Merit, due persone realmente esistite all’epoca del Nuovo Regno, verso la fine del XV secolo a.C., di intrecciare archeologia e tecnologia per dar vita al racconto umano.
Per la prima volta, oltre 100 tessuti del corredo funerario restaurati, escono dai depositi per essere esposti in un nuovo magazzino a vista, aggiunto alle vetrine che oggi custodiscono i reperti che compongono il corredo della coppia, l’unico intatto al di fuori dell’Egitto, risalente al Nuovo Regno.
Anche la porta della Tomba viene presentata in una nuova configurazione, frutto di un meticoloso restauro basato su approfonditi studi del reperto, sotto la curatela di Cédric Gobeil, egittologo e curatore dell’Egizio.

PRIMATO MONDIALE NELLA CONSERVAZIONE:
LA TECA ANOSSICA DEL LIBRO DEI MORTI
La vera rivoluzione è tecnologica. Il Museo Egizio si conferma all’avanguardia mondiale nella conservazione dei papiri: il Libro dei Morti di Kha è esposto in una teca anossica inclinata a massimo 45 gradi e lunga circa 14 metri, la prima al mondo di queste dimensioni progettata specificamente per papiri.
L’anossia – l’assenza di ossigeno – rappresenta una delle strategie più efficaci di conservazione preventiva, capace di eliminare completamente le infestazioni biologiche e gli insetti in ogni stadio di sviluppo.
«Le analisi condotte su diversi reperti e sul Libro dei Morti ci hanno fatto scoprire dettagli preziosi. Si tratta di risultati, che pubblicheremo nel 2028, e che dimostrano come diagnostica, filologia e archeometria possano dialogare per offrire nuove chiavi di lettura e nuovi percorsi di visita […]» hanno sottolineato Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, curatori del Museo Egizio e del riallestimento della sala.
Il Libro dei Morti è accompagnato da un’infografica innovativa che si estende per tutta la sua lunghezza di 14 metri. Seguendo l’esempio delle installazioni già realizzate per altri papiri della collezione, come il Libro dei Morti di Iuefankh con la sua infografica di 19 metri che spiega 40 capitoli attraverso immagini, anche il papiro di Kha è corredato da tre livelli di approfondimento che integrano prospettive archeologiche, filologiche e storico-religiose.
L’infografica illustra le 33 formule magiche del manoscritto, svelando la complessità culturale e tecnica celata in questo documento funerario: dalla preparazione originaria del papiro per un altro proprietario, alle tecniche scribali utilizzate, fino al significato delle vignette colorate che accompagnano le formule per la protezione e la resurrezione del defunto nell’aldilà.

LA SCIENZA INCONTRA IL PUBBLICO
La sala di Kha e Merit ha l’ambizione di raccontare, in un unico spazio, diagnostica, ricerca egittologica e restauro: tre ambiti d’interesse non solo tra gli specialisti, ma anche tra i visitatori. L’incontro tra analisi dei materiali, studio filologico, archeometria e scienze della conservazione offre un’esperienza di visita nuova, che permette di osservare gli oggetti e il processo di conoscenza che li rende interpretabili.
Questo, è anche l’approccio metodologica del TT8 Project, il programma di ricerca internazionale avviato dal Museo Egizio nel 2017 per lo studio completo del corredo funerario, della cappella e della tomba inviolata di Kha e Merit, di cui si avvia la prima pubblicazione a partire dal 2027.
Nel TT8 Project rientrano anche le indagini archeometriche condotte tra febbraio e marzo 2024 dal MOLAB (E-RIHS) sul Libro dei Morti di Kha, i cui risultati preliminari trovano posto nell’imponente apparato grafico che accompagna la nuova lunga teca del papiro.
Queste analisi consentono al pubblico di cogliere i gesti dello scriba che ha tracciato il testo, quelli del pittore che ha applicato i pigmenti, fino al lavoro dell’artigiano che ha confezionato i fogli di papiro.
La sala rinnovata diventa dunque un modello per i futuri riallestimenti del Museo Egizio, in cui il pubblico sarà sempre più accompagnato alla scoperta non solo dei reperti, ma della conoscenza che li circonda.

I NOMI DIETRO IL PROGETTO
Il riallestimento della sala è stato curato dagli egittologi Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, in collaborazione con Johannes Auenmüller, Federica Facchetti, Alessandro Girardi, Cédric Gobeil.
Per l’Ufficio Produzione hanno contribuito Enrico Barbero, responsabile dell’allestimento generale, Enrica Ciccone, incaricata del coordinamento museografico, Piera Luisolo per le grafiche. Al progetto hanno lavorato inoltre le restauratrici Sara Aicardi, Francesca Maiocchi, Eleonora Furgiuele, Giulia Pallottini e Valentina Turina, mentre Federico Taverni ha curato la modellazione 3D.
L’intervento è stato sostenuto dalla Fondazione CRT, da grandi donatori privati, da Gli Scarabei – Associazione dei Soci Sostenitori del Museo Egizio e da oltre 500 donatori e donatrici che hanno partecipato alla campagna di raccolta fondi “Oggetti quotidiani, storie straordinarie”.
C.S.M.F.
Fonte: tratto da comunicato stampa 4 dicembre 2025
Immagini: Ufficio Stampa Museo Egizio
Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino
Via Accademia delle Scienze 6 – 10123 Torino
www.museoegizio.it

