Di Maria Luisa Abate. Mantova, Tempo d’Orchestra: sofficità di tocco della pianista Marie-Ange Nguci e approccio ‘filosofico’ del direttore Hossein Pishkar.

Vogliamo iniziare queste righe in modo inusuale, parlando del libretto di sala sospettosamente corposo. Conteneva una rubrica di Rosaria Parretti: apparentemente inutile e proprio per questo indispensabile! Chiariamo l’apparente contraddizione della nostra affermazione. A una lettura nuda e cruda Parretti ci ha detto semplicemente che Brahms ai suoi tempi non fu capito e venne massacrato dalla critica e dai colleghi. Non certo una novità: i geni compresi solo dopo molti anni abbondano in qualsiasi declinazione artistica. Parretti ha citato un aforisma di Achille Bonito Oliva, un gigante nella critica d’arte figurativa, non sappiamo dire quanto avvezzo all’ambito musicale. Poi – e da qui abbiamo iniziato a capire che sotto sotto qualcosa di illuminante ci fosse – ha pubblicato una striscia a fumetti di Charles Schulz, il compianto disegnatore dei Peanuts, che adorava Brahms tuttavia fece di Schroeder, uno dei personaggi scaturiti dalla sua matita, un maniaco di Beethoven. Parretti quindi, sotto il velo di accostamenti a prima vista azzardati, in realtà ha evidenziato la grandezza di Brahms capace di intimorire e parallelamente ha suggerito il metro con cui noi spettatori ci saremmo dovuti accostare al concerto, ossia con mente aperta e spirito allegro, perché la musica classica è una gioia tanto per le orecchie quanto per il cuore. Un approccio che troppo spesso viene dimenticato, schiacciato da una eccessiva seriosità d’ascolto (e di critica: facciamo un mea culpa) che, a nostro personale giudizio, mortifica qualsiasi forma d’arte.

Non a caso, la gioia di fare e di ascoltare musica è anche la caratteristica che contraddistingue Oficina OCM che nel cartellone Tempo d’Orchestra ha compreso questo appuntamento al Teatro Sociale di Mantova. Un concerto che vedeva come protagonista l’Orchestra della Toscana e che, detto per inciso, tra i diversi “marchi” prestigiosi recava anche quello della Fondazione CR Firenze, una delle più importanti paladine delle arti in Italia.

Sul podio dell’OdT è salito Hossein Pishkar, nato a Teheran nel 1988, studi musicali eclettici in patria proseguiti in Germania, carriera europea costellata di importanti riconoscimenti e presenze. Poi un periodo di perfezionamento con Muti e la dichiarata fascinazione per John Cage. Agli antipodi! Aggiungiamo gli studi di filosofia e ne abbiamo abbastanza per comprendere il suo approccio alla musica, disinibito per quanto attento alla partitura. Un accostarsi quasi filosofico ai lavori dei compositori, accattivante all’ascolto sia in Johannes Brahms sia in Felix Mendelssohn. Musicisti più o meno coevi non fosse stato per la morte in giovane età di Mendelssohn; entrambi nati ad Amburgo anche se l’uno attivo principalmente a Berlino e l’altro migrato a Vienna, dove abitava non lontano da Sigmund Freud. Se Brahms era vicino di numero civico, e di conoscenza, a uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, anche Mendelssohn era uomo di grande cultura e tra i suoi molti saperi annoverava quelli filosofici. Una correlazione anche col direttore: e quando ci sono elementi in comune, gli esiti non possono che beneficiarne.

Nella serata sono stati presentati componimenti di non facile esecuzione così come di non semplice interpretazione. Si è iniziato con il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 di Brahms. Al gran coda era Marie-Ange Nguci, giovane pianista classe 1998 franco albanese, con studi a Parigi e già esibitasi con molte delle più importanti orchestre al mondo. Ciò che è emerso di primo acchito è stata la naturalezza d’approccio, la scioltezza con cui ha risolto anche le pagine impervie. Il tocco presentava una peculiare sofficità che non ha tradito l’efficacia; la pulizia delle note era adamantina e forte il trasporto emotivo. Forse, per cercare il pelo nell’uovo, possiamo auspicare una crescita in termini di personalità, già sviluppata ma che è facile prevedere possa definirsi ancor più negli anni a venire.

Sotto le sue dita è emerso il romanticismo di Brahms e l’architettura sonora è apparsa nella sua grandiosità, con marcature assai controllate. La pianista ha accentuato non solo i punti di unione ma anche i contrasti nel dialogo tra solista e orchestra, che Brahms vuole paritetico passando spesso i motivi “di mano in mano” fino a far sì che le voci degli strumenti vengano assimilate e rilanciate dalla voce della tastiera. Così è stato, con fluidità e con un dosaggio dinamico quasi osmotico. Nguci ha offerto un’interpretazione all’insegna della cantabilità che, dalle densità drammatiche dell’esordio è passata attraverso lirismi contemplativi fino ad assumere nell’ultimo movimento toni festosi. Sfoggio di virtuosismo anche nel bis, con la cadenza del Concerto per la mano sinistra di Maurice Ravel.

Dopo l’intervallo, è stato il momento della Sinfonia n. 5 per orchestra di Felix Mendelssohn, detta “Della Riforma” in quanto dedicata al terzo centenario alla Confessione d’Augusta che aveva ratificato le teorie luterane. La sinfonia presenta al centro un corposo nucleo di citazioni a materiali sacri assieme a momenti di allegrezza o di malinconia. Il tutto posto sotto un “ombrello” di severità che Hossein Pishkar, seguito con fiducia dall’OdT, ha tradotto in attenzione ai contrasti ritmici. Il suo gesto pronunciato ha rispettato la seriosità di Mendelssohn pur avendola stemperata in una varietà di sfaccettature attraverso la ricerca coloristica, dosata all’insegna dell’equilibrio, e, ancor più, attraverso le sottolineature dinamiche volte a differenziare i ritorni degli stessi spunti tematici tipici dell’esordio e della conclusione della narrazione musicale di Mendelssohn. Anche nel caso del direttore, volendo essere puntigliosi, possiamo prevedere un’ulteriore crescita, soprattutto dal punto di vista emozionale, a far da contrappunto al temperamento fortemente connotato, all’approccio indagatore e alla personalità vivace.

Recensione di Maria Luisa Abate
Mantova, Teatro Sociale, Tempo d’Orchestra 27 novembre 2025
Foto MiLùMediA for DeArtes


AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali, a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli artisti e agli autori direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’autore.