Di Renzo Gabriel Bonizzi. m.a.x. museo: in mostra dipinto del Quattrocento della Bottega Vivarini, da collezione privata.
L’ Esposizione dell’Avvento, iniziativa nata nel 2020, torna nella sua sesta edizione per le Festività natalizie 2025-26 con una nuova scelta di opera d’arte storica in tema con la natività. Quest’anno in mostra è Madonna con Bambino, Santa Caterina e Sant’Agostino, di maestro anonimo, Bottega di Antonio Vivarini (1418-1484) Bartolomeo e Alvise, un olio su tavola del 1480 ca., proveniente da una collezione privata conservata in Canton Ticino.
Con la Bottega dei Vivarini (e dei Bellini), a fine Quattrocento si assistette a un progressivo abbandono dei contorni incisivi e delle forme delineate, e la costruzione dell’immagine venne realizzata mediante una studiata calibratura di campiture cromatiche. Questa caratteristica, definita “pittura tonale” si affinò in seguito nel Cinquecento con Giorgione e Tiziano.
Il dipinto può essere ammirato a distanza ravvicinata, in tutta sicurezza e con accesso gratuito, nell’atrio del m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera). Come sottofondo musicale, le composizioni di Adrian Willaert (1490 – 1562) Musica Nova e Madonna mia fa.
Il quadro accoglie idealmente i visitatori che possono poi entrare nel museo e vedere la mostra in corso Sophia Loren: il mito della bellezza disegnato con la luce, fino all’8 marzo 2026 (vedi qui).
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L’OPERA
La rappresentazione della Madonna con il Bambino è un tema iconografico ricorrente nella storia dell’arte di cultura cristiana. Nell’opera esposta la Madonna con Bambino è affiancata da Santa Caterina (a sinistra) e Sant’Agostino (sulla destra). Si tratta di una composizione colta e fortemente evocativa che ha un alto valore spirituale per la Chiesa.
Santa Caterina d’Alessandria infatti è ritenuta la patrona dei filosofi, dei teologi, degli universitari e degli studi negli ordini monastici, in particolare di quelli dei mendicanti (fra cui l’ordine agostiniano).
Questa singolare e giovane figura di donna, della prima stagione dell’era cristiana, è definita “colta, nobile e bella” e nell’iconografia più devota è rappresentata in ginocchio davanti alla Madonna che protende verso di lei il Bambino Gesù nudo, in atto con la sua manina destra di infilarle al dito l’anello che sancisce il cosiddetto “sposalizio mistico”, ricco di contenuti teologici e spirituali. Santa Caterina porta la corona della nobiltà, ha già tagliato i capelli per la sua conversione ai voti; inoltre è rappresentata di profilo, elegante nell’abito rosso blu e bianco arricchito da impunture dorate a vista. Stupisce la semplicità dell’acconciatura e la giovane età.

La Madonna posta al centro dell’opera è intenta a guardare il Bambino Gesù e a tenere con la sua mano destra il piedino; Maria porta un copricapo che le scende sulla spalla con grande eleganza.
Sant’Agostino è rappresentato con gli attributi tipici da vescovo: la mitra (il copricapo), il pastorale (bastone ricurvo) e il piviale (manto liturgico), a simboleggiare la sua autorità spirituale e il suo ruolo teologico e di “dottore della Chiesa”.
La Bottega dei Vivarini ebbe molte committenze dall’ordine di Sant’Agostino detto degli Eremitani, frati dell’ordine dei mendicanti.
Nel dipinto, dietro le tre figure, la profondità dello spazio in senso naturalistico è rappresentata da colline e declivi, mentre un albero separa Santa Caterina e la Madonna. Il cielo con alte nuvole è elemento ricorrente nella cifra pittorica della Bottega Vivarini e complessivamente qualifica una aggiornata attenzione culturale verso le ricerche pittoriche spaziali del tempo, in una Venezia allora ricca di contatti internazionali.
Il quadro rivela l’autonomia dell’artista nell’invenzione iconografica del Bambino, rappresentato in maniera molto naturale. Il maestro della Bottega Vivarini (e forse lo stesso più giovane Alvise) nella sua interpretazione della Madonna con il Bambino unisce una narrazione colta con i più simbolici attribuiti iconologici e la tenerezza della maternità umana: l’immagine sacra trasmette una naturale eleganza d’insieme e prelude all’effetto della composizione tonale veneziana che successivamente connoterà il Rinascimento veneziano.

BOTTEGA VIVARINI
La bottega dei Vivarini esercitò con Antonio, suo fratello Bartolomeo e il figlio Alvise sessant’anni di intensa attività in ambito veneto. Originari dell’isola di Murano, avevano iniziato con l’arte di “pittura su vetro” ma ben presto per la loro grande abilità formarono una Bottega che ebbe grande fortuna di committenze, fra cui ordini religiosi, congregazioni e confraternite, parrocchie e conventi nonché laici benestanti. La loro produzione artistica fu prevalentemente di carattere religioso, dalle piccole tavole di devozioni private alle grandi pale d’altare ancora in forma di trittici e polittici.
La bottega “famigliare” dei Vivarini fu parallela e meno prestigiosa di quella di Jacopo Bellini con i figli Giovanni e Gentile, ma con la successione generazionale, di padre in figlio, si avvertì il passaggio fra l’ultima stagione del Gotico fiorito internazionale e il primo Rinascimento della pittura moderna.
A fianco di Antonio Vivarini era citato il cognato Giovanni de “Alemania” (cioè tedesco) che formava con lui un sodalizio imprenditoriale oltre che artistico. Entrambi furono chiamati a Padova con la loro Bottega a decorare la Cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani condividendo la partizione da dipingere con Niccolò Pizzolo e Andrea Mantegna.
L’ambiente colto padovano e l’incontro con artisti di grande levatura ampliarono le esperienze dei Vivarini e in particolare di Bartolomeo, che introdusse nelle sue composizioni la “sacra conversazione” senza più suddivisione compositiva cercando di rappresentare uno spazio unitario e “circolante” con sfondamento spaziale nelle prospettive di fondo.

Ma è con Alvise che il salto generazionale si comprende a livello di espressione pittorica. Antonello da Messina arrivò a Venezia (1475-1476) portando nuovi registri cromatici della pittura ad olio su tela e un forte senso naturalistico. Il giovane Alvise ne rimase affascinato: nei suoi dipinti su tavola pare quasi che l’aria diventi trasparente e le fisionomie dei corpi assumano pose ascetiche, esprimendo una ricerca più intellettualistica. Alvise ottenne così una pittura di sorprendente qualità e freschezza, con morbidezza di linee, intrecci tra le figure, molteplicità degli sguardi e scorci di fondali inediti.
La diffusione delle opere della Bottega dei Vivarini non avvenne solo in territorio veneto ma anche nell’area adriatica fino all’estremo sud, come testimoniano il Polittico proveniente da Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, oggi Lecce, conservato presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano, o la Madonna in trono col Bambino nella chiesa di Sant’Andrea a Barletta. Fra le opere più note di Alvise Vivarini vi è la Sacra conversazione (1480) proveniente dalla chiesa di San Francesco a Treviso, oggi esposta alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Di Renzo Gabriel Bonizzi
(da comunicato stampa 10 dicembre 2025)
Immagini: Ufficio stampa m.a.x museo
ESPOSIZIONE DELL’AVVENTO
3 dicembre 2025 – 6 gennaio 2026
m.a.x. museo
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