Di Enrica Marcenaro. Genova: l’Accademia, la città, i suoi protagonisti. Una mostra che intreccia storia, arte e archivio per riportare alla luce i protagonisti che hanno dato forma alla Genova moderna.
È stata inaugurata all’Accademia Ligustica una mostra che sembra quasi aprire un varco nel tempo, un corridoio discreto che conduce nel cuore dell’Ottocento genovese. Fa parte del programma “Genova e l’800” (vedi qui e qui) coordinato da Leo Lecci, ed è una di quelle occasioni in cui la città torna a interrogare la propria storia senza nostalgia, ma con la lucidità di chi riconosce in quel secolo la radice profonda delle sue trasformazioni. Perché l’Ottocento, a Genova, non fu solo un passaggio: fu una rifondazione culturale, istituzionale, urbanistica. E l’Accademia Ligustica, fondata nel 1751 e dal 1831 ospitata nel monumentale edificio di Carlo Barabino accanto al Teatro dell’Opera, fu una delle fucine più attive di quel rinnovamento.
Nelle sue aule si formarono architetti, pittori, scultori e decoratori che contribuirono a ridisegnare il volto della città. Da Resasco a Gardella, da Canzio a Varni, fino a figure più irrequiete come Tammar Luxoro, che introdusse la Scuola di Paesaggio dal vero sfidando le resistenze del conservatorismo accademico.

Ma l’Ottocento della Ligustica non è solo una storia di formazione artistica: è anche il racconto di un’istituzione che, mentre la città cambiava per effetto delle soppressioni religiose e dei nuovi programmi urbanistici, si assunse il compito di tutelare un patrimonio storico-artistico fragile e spesso a rischio. E quando nel 1849 nacque la Società Promotrice di Belle Arti, fu proprio la Ligustica a diventare sede delle prime grandi esposizioni aperte anche ad artisti italiani e stranieri, trasformandosi in una piattaforma moderna per la diffusione dell’arte contemporanea del tempo.
La mostra di oggi restituisce tutto questo attraverso dipinti, busti e ritratti fotografici: opere per lo più mai esposte, arrivate dalle collezioni dell’Accademia e da alcune delle principali istituzioni cittadine. Il percorso non si limita a illustrare un’epoca: la incarna, perché mette finalmente dei volti ai nomi che scorrono nei manuali e nelle ricerche d’archivio. Eppure, per quanto la selezione sia già ricca, il vero colpo di scena arriva quasi in sordina: il ritrovamento, e la contestuale esposizione, di un album fotografico straordinario appartenuto a Orazio Di Negro. Un oggetto prezioso, unico nel suo genere, un “Album a beneficio delle arti gentili” composto da cinquantotto immagini, cinquantotto ritratti, cinquantotto presenze che testimoniano il fervore artistico e culturale della Genova ottocentesca.

Il rinvenimento di questo volume nell’Archivio della Ligustica, grazie all’intelligenza curiosa e al peso scientifico del conservatore Giulio Sommariva, ha il sapore della scoperta fortunosa che cambia prospettiva. Non si tratta solo di fotografie: è un documento della comunità intellettuale di una delle città più dinamiche d’Europa, un mosaico di relazioni tra politici, collezionisti, maestri, imprenditori e artisti che in quegli anni fecero della cultura un collante sociale. Di Negro, dedicatario dell’album, emerge come figura-chiave, ponte ideale con un altro protagonista del tempo, il principe Odone di Savoia, la cui passione per le arti si sarebbe tradotta nel dono epocale della sua collezione alla città. E c’è un altro filo che attraversa l’album: queste immagini provengono da uno studio fotografico vicino al linguaggio di Nadar, lo stesso Nadar che a Parigi avrebbe ospitato la pionieristica avventura impressionista. Un dettaglio che basta a suggerire la dimensione internazionale del contesto culturale genovese.

L’album è sontuoso, nell’oggetto e nel contenuto. Rilegato con piatti in tela rossa e dorso in marocchino, impreziosito da cornici argentate, fermagli incisi, borchie ornamentali e lamine floreali, porta sul fermaglio superiore un piccolo scudo con le iniziali “OD” e su quello inferiore l’arma dei Di Negro. All’interno, due fogli di guardia in seta, altri in carta, trenta cartoncini con finestre a secco per fotografie formato carte de visite, per un totale di sessanta positivi su carta albuminata, di cui cinquantotto ritratti. È un lavoro di legatoria firmato da Sebastiano Bruzzo, e custodisce un patrimonio di volti che va da Giuseppe Caggini a Lorenzo Orengo, da Battista Gerasco a Teresa Doria Durazzo, passando per Francesco Baldi Senarega, Enrico Bixio, Giuseppe Collaretta, Gabriele Castagnola, Giovanni Battista Cevasco, Domenico Cambiaso, Carlo Rubatto, Bartolomeo Parodi, Giovanni Battista Villa… Scorrere queste immagini è impressionante: molti di questi nomi, frequentatissimi dagli studiosi, non avevano un volto riconoscibile. Qui lo recuperano, lo offrono, lo restituiscono.
L’album diventa così un doppio dono, reso possibile anche dal lavoro degli studiosi Elisabetta Papone, Sergio Rebora e Giulio Sommariva. Il primo valore è storico: un condensato di biografie e relazioni che riduce la distanza tra noi e l’Ottocento, un secolo che percepiamo lontano solo perché lo osserviamo dalla prospettiva sbagliata. Il secondo è archivistico: la prova concreta che negli archivi della città esistono ancora tesori inesplorati, documenti capaci di precisare e arricchire la narrazione del nostro passato. Ed è difficile non leggere in questo ritrovamento un invito a proseguire, con costanza e cura, il lavoro di ricognizione e valorizzazione del patrimonio genovese.
Di Enrica Marcenaro
11 dicembre 2025
Foto dell’allestimento E.M.
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L’ACCADEMIA LIGUSTICA DI BELLE ARTI DI GENOVA NELL’OTTOCENTO: I PROTAGONISTI
11 dicembre 2025 – 29 marzo 2026
Accademia Ligustica Belle Arti – Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti
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