‘Portami il futuro’ è il claim sceltodalla città risorta dopo il terremoto grazie all’arte. Un laboratorio di rigenerazione e costruzione di comunità cheraccoglie il testimone dell’utopia di Ludovico Corrao e ne rinnova il progetto: arte, spazio pubblico e partecipazione collettiva diventano pratiche condivise tra artisti, cittadini e istituzioni, per ridefinire il senso stesso di “capitale”.
Gibellina è un unicum nel panorama italiano e un caso di rilievo internazionale: una città rinata dalle macerie del terremoto del 1968 grazie a un pionieristico e visionario processo di rigenerazione culturale e artistica voluto dal Senatore Ludovico Corrao, prima come sindaco di Gibellina e successivamente come presidente della Fondazione Orestiadi, che oggi evolve in un progetto simbolico per l’intero Paese, capace di immaginare nuove forme di trasformazione sociale attraverso il dialogo con gli artisti.
Portami il futuro è il titolo scelto dal Comune di Gibellina (TP) per il programma ufficiale di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
La cerimonia ufficiale di inaugurazione si svolgerà giovedì 15 gennaio 2026: data simbolica che coincide con l’anniversario del terremoto del 1968 che devastò Gibellina e la Valle del Belìce. Per tutto il 2026, la città sarà animata da un articolato calendario di mostre, residenze, eventi, progetti e attività incentrati sul valore sociale dell’arte e sulla cultura come strumento di rigenerazione e bene comune.
Sostenuta da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, la cura della manifestazione è affidata al Direttore Artistico Andrea Cusumano.
La programmazione si avvale inoltre del contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta e del coordinatore del progetto Antonio Leone, del Comitato curatoriale di supporto – composto da Antonella Corrao, Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana – e del Comitato Scientifico, formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo.
IL TITOLO ASSEGNATO PER LA PRIMA VOLTA
Il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, conferito per la prima volta in Italia, assume un significato strategico nel panorama artistico nazionale: a Gibellina, infatti, l’arte è stata motore di sviluppo, catalizzatore di coesione sociale e strumento di memoria collettiva. La scelta della città come prima capitale dell’arte contemporanea rappresenta dunque non solo l’opportunità di dare nuovo slancio civico e culturale al territorio del Belìce e della Sicilia Occidentale, ma anche lo stimolo ad avviare una riflessione nazionale sul ruolo dell’arte contemporanea come fondamento della vita civile e comunitaria.
UNA INIZIATIVA CORALE
Portami il futuro nasce come iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i numerosi centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, con l’obiettivo di attrarre sul territorio artisti, operatori culturali e visitatori dall’Italia e dal mondo.
La città assume anche il ruolo di epicentro di una cultura mediterranea rinnovata, fondata sul valore della persona e della collettività, e sul principio che arte e cultura siano un diritto partecipativo e un bene inalienabile.
Organizzate in cinque aree di intervento – Mostre; Residenze; Arti performative; Educazione e partecipazione; Simposi, conferenze e giornate di studio – le attività della manifestazione si articolano in un ampio insieme di iniziative: mostre, laboratori, percorsi partecipativi e residenze, nuove produzioni e podcast, programmi dedicati alle arti performative e al cinema, simposi, conferenze e giornate di studio, che propongono una visione di futuro fondata sulla bellezza come valore condiviso, capace di generare comunità.
LE MOSTRE
I progetti espositivi per la città di Gibellina, i comuni della Valle del Belìce e del Libero Consorzio Comunale di Trapani sono concepiti non solo come dispositivi di conservazione della memoria dei luoghi, ma come strumenti per reinterpretare il presente a partire dalle tracce che l’arte contemporanea ha lasciato sul territorio. Accompagnate da percorsi guidatirealizzati dagli studenti di Gibellina e Salemi, opere di artisti nazionali e internazionali attiveranno luoghi emblematici, restituendo esperienze storiche e rivelando la vitalità artistica di un intero territorio.
Il programma espositivo include le video-installazioni di Masbedo e di Adrian Paci, che abiteranno lo spazio scultoreo del Teatro di Pietro Consagra; un dialogo tra le opere di Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo offrirà uno sguardo capace di ispirare le giovani generazioni di artisti; una grande mostra sul Mediterraneo; la collezione di arte contemporanea della famiglia Galvagno, fondatrice di Elenka, proporrà un focus su artisti siciliani già affermati, mentre quella del collezionista Peppe Morra racconterà il suo percorso di mecenate e promotore culturale.
Nel corso dei dodici mesi sarà inoltre presentata un’installazione dell’artista parigino Philippe Berson, che scelse la Sicilia come luogo di vita e di lavoro. A questo si affianca il progetto dei prìsenti, drappi processionali realizzati da grandi artisti, tra cui Pietro Consagra, Alighiero Boetti e Giulio Turcato.
Mona Hatoum, William Kentridge, Shirin Neshat, Anna Maria Maiolino, Amalia Pica, Regina Josè Galindo, Santiago Sierra, Zehra Doğan, María Magdalena Campos Pons, Holly Stevenson, Paolo Icaro, Olu Oguibe, Mustafa Sabbagh e Akram Zaatari, saranno protagonisti della mostra Domestic Displacement,chemetterà insieme opere di artisti la cui poetica verte e riflette sulla familiarità dello spostamento, inteso come decontestualizzazione e nuova collocazione.
Grazie alla collaborazione con Riso – Museo d’arte moderna e contemporanea di Palermo, sarà riallestita, dopo anni, l’opera ambientale Circle of Life di Richard Long; mentre l’artista cinese Liu Bolin si confronterà con le ferite lasciate dal terremoto.
A questo articolato panorama si affiancheranno le fotografie e le installazioni di un’edizione speciale del festival Gibellina Photoroad; un reportage dedicato agli artisti contemporanei del Ghana; una mostra fotografica di Giuseppe Ippolito sul rapporto con il Grande Crettodi Alberto Burri e Atlante Elimo con le mappe di Alessandro Isastia e i disegni di Marzia Migliora; riflessioni sul Mar Mediterraneo e sull’Outsider Art; pratiche artistiche legate alla memoria e narrazioni dedicate alle geografie del territorio.
Nel loro insieme, i progetti espositivi contribuiranno a riattivare luoghi destinati alla fruizione dell’arte contemporanea, attraverso interventi di riqualificazione e nuove installazioni che daranno forma a un sistema espositivo diffuso, al chiuso e all’aperto, capace di integrare patrimonio, paesaggio e comunità.
RESIDENZE
Costruire arte e costruire comunità: tra questi due poli si muove il programma di residenze. Pratiche collettive che daranno forma a opere site-specific e interventi urbani e sociali, favorendo occasioni di incontro tra abitanti, migranti, artisti, ricercatori e studenti, locali e internazionali.
Tra l’ex chiesa di Gesù e Maria, progettato da Nanda Vigo restaurato e riaperto per l’occasione, e la sede della Fondazione Orestiadi, troveranno spazio per avviare i loro processi artistici condivisi Lucia Veronesi, Flavio Favelli, Sislej Xhafa, Giorgio Andreotta Calò, Pietro Fortuna, Jonida Xherri, Khaled Ben Slimane, Sonia Besada, Lucio La Pietra e Igor Grubic. Parallelamente, il collettivo Stalker, Francesco Lauretta, Luigi Presicce, Virgilio Sieni, le performance dello Zoukak Theatre, Alberto Nicolino e il simposio di arti Diwan attiveranno pratiche partecipative.
ARTI PERFORMATIVE
Tra teatro e performance artistiche, cinema e musica, le arti performative abiteranno luoghi storici ed emblematici della città e del territorio, interrogando il pubblico su temi sociali urgenti e invitandolo all’accoglienza e al dialogo tra culture. Un insieme di pratiche che mescolano drammaturgie visive e sonore. Tra i protagonisti, artisti nazionali e internazionali come Regina José Galindo, Roberto Andò, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò, insieme a interventi site-specific, tra cui quello del collettivo Shaken Grounds – Sismography of Precarious Presences, e a rassegne che intrecciano cinema, musica e arte contemporanea – dalla quarantacinquesima edizione del Festival delle Orestiadi a BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo – dando vita a un programma performativo diffuso e multidisciplinare.
EDUCAZIONE E PARTECIPAZIONE
Gibellinariconosce nel coinvolgimento attivo della comunità cittadina e delle scuole, uno dei suoi elementi fondanti. Muovendo dai numerosi esempi storici di ricostruzione sociale attraverso le arti, laboratori, attività di formazione, progetti intergenerazionali e percorsi rivolti alle comunità trasformeranno l’esperienza della Capitale in un esercizio condiviso di cittadinanza culturale.
SIMPOSI, CONFERENZE, GIORNATE DI STUDIO
In collaborazione con istituti di ricerca e università nazionali e internazionali – tra cui LUISS, IULM, Università La Sapienza di Roma, Università di Palermo, Accademia di Belle Arti di Palermo, Accademia di Brera e Accademia di Belle Arti di Venezia – Gibellina diventerà un centro nevralgico del dibattito sulla contemporaneità. Sede di un Comitato Consultivo Nazionale sull’Arte Contemporanea, la città si configurerà come luogo di confronto e condivisione delle principali istanze dell’arte contemporanea italiana.
Attraverso progetti artistici diffusi, convegni, cicli di incontri, conferenze e momenti di riflessione, sarà approfondito il ruolo trasformativo dell’arte nei processi di rigenerazione urbana, presentando Gibellina come modello di riferimento. Con il coinvolgimento di esperti, curatori, architetti e artisti, la città rafforzerà la propria identità di laboratorio aperto, promuovendo un turismo culturale consapevole, stimolando la creatività locale e contribuendo a ridefinire il panorama dell’arte contemporanea anche attraverso il dialogo con le nuove tecnologie.
LE SEDI
Il programma si sviluppa attraverso una rete articolata di sedi emblematiche, diffuse tra la città nuova, il territorio del Belìce e i luoghi della memoria della Gibellina distrutta: architetture, spazi pubblici, opere permanenti e paesaggi diventano parte integrante del progetto culturale.
Tra le sedi principali figurano la ex chiesa di Gesù e Maria di Nanda Vigo, oggi centro sociale e spazio di relazione; il Palazzo di Lorenzo e i Giardini Segreti di Francesco Venezia; la chiesa Madre di Ludovico Quaroni e Luisa Anversa; il sistema delle Piazze di Franco Purini e Laura Thermes; il teatro e le grandi opere urbane di Pietro Consagra insieme alla Fondazione Orestiadi e al Baglio Di Stefano, al MAC Ludovico Corrao, e al Grande Cretto di Alberto Burri, luogo-simbolo della memoria civile e del paesaggio.
Accanto a questi poli si attiva un insieme di sedi e spazi diffusi – info point, centri di ricerca, luoghi rurali e paesaggistici, edifici storici e spazi di prossimità – che includono il CRESM, il lago, le Tenute Orestiadi, l’Epicentro della Memoria Viva e altri luoghi del territorio.
C.S.M.F.
Fonte: tratto da comunicato stampa 17 dicembre 2025
