Il Centre Pompidou invita, nel nuovo anno, a esplorare nuovi orizzonti, in Francia e in altri Paesi.

Il nuovo anno 2026 porta un nuovo e vivace programma espositivo al Centre Pompidou a Parigi. Proseguono le trasferte internazionali in Cina, Spagna, Stati Uniti, Paesi Bassi.

A PARIGI E NELLA REGIONE DELL’ÎLE-DE-FRANCE


DISEGNI SENZA LIMITI
CAPOLAVORI DELLA COLLEZIONE DEL CENTRE POMPIDOU
16 dicembre 2025 – 15 marzo 2026
Grand Palais, Paris
17 avenue du Général Eisenhower – 75008 Paris (Entrée Square Jean Perrin)

Con oltre trentacinquemila disegni e opere su carta del XX e XXI secolo, la collezione del Gabinetto di Arti Grafiche del Centre Pompidou è una delle più importanti al mondo.

Questa eccezionale collezione, straordinaria per la sua ricchezza e diversità, non è mai stata oggetto di una grande mostra esclusivamente dedicata. “Disegni senza limiti” offre l’opportunità di ammirare per la prima volta questi tesori inestimabili e di comprendere come questo mezzo espressivo sia stato completamente reinventato nel XX secolo. Per la prima volta, quasi trecento opere di centoventi artisti, tra cui Dubuffet, Basquiat, Delaunay, Kentridge e molti altri tra cui alcuni italiani, svelano, al Grand Palais, la continua reinvenzione dell’arte del disegno.

Molti artisti hanno abbracciato questa modalità espressiva originale e catartica per trasgredire i confini dell’arte, rendendo il disegno, oggi, un laboratorio dalle infinite possibilità. Oltre al foglio di carta o al tradizionale album, il suo ambito si estende ad altri supporti, tra cui pareti e spazi espositivi, e comprende altre pratiche: fotografiche, cinematografiche e digitali.

Il rinnovato interesse delle giovani generazioni di artisti, testimonia la duratura rilevanza di questo medium elementare e accessibile. La mostra presenta importanti opere della collezione, raramente esposte, tra cui opere di Balthus, Marc Chagall, Willem de Kooning, Sonia Delaunay, Jean Dubuffet, George Grosz, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Fernand Léger, Henri Matisse, Amedeo Modigliani, Karel Appel, Jean-Michel Basquiat, Roland Barthes, Robert Breer, Trisha Brown, Marlene Dumas, William Kentridge, Robert Longo, Giuseppe Penone, Robert Rauschenberg, Kiki Smith e Antoni Tàpies.

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KANDINSKIJ
LA MUSICA DEI COLORI
15 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026
Cité de la musique – Philharmonie de Paris, Parigi
221 avenue Jean Jaurès 75019 Parigi

Il Musée de la musique – Philharmonie de Paris e il Centre Pompidou hanno collaborato alla progettazione e realizzazione d’una grande mostra sull’immaginario che la musica esercitò nell’opera del pittore Wassily Kandinsky.

Spartiti, dischi, libri, materiali… Questo evento espositivo riunisce quasi duecento opere del maestro e oggetti del suo studio (dal Centre Pompidou e collezioni internazionali), tutti elementi che esprimono il ruolo fondamentale della musica nella sua vita quotidiana, nella sua vocazione artistica e nell’evoluzione della sua pratica verso l’astrazione.

La mostra rivela un ‘cabinet’ immaginario che esprime la musica di Wassily Kandinsky. Gli spartiti che acquistò, i libri e i volantini musicali che raccolse, le foto delle sue amicizie musicali, la sua collezione di dischi e le incisioni di canzoni popolari che amava, furono oggetti essenziali della sua cultura artistica. Al centro, una selezione di strumenti del suo studio mette in discussione la musicalità del processo creativo di Kandinsky, in particolare il suo lavoro sulla “sonorità” dei colori o i suoi studi visivi sullaQuinta sinfonia di Beethoven.

Contemporaneo di Mussorgsky e delle nuove scuole musicali ispirate al folklore russo, Kandinsky (1866-1944) crebbe a Mosca e Odessa in una famiglia colta. Da dilettante, suonava violoncello e armonium, e presto divenne entusiasta di Wagner. Oltre alle aspettative di un’educazione borghese, la musica costituì un elemento rivelatore della sua vocazione di artista, come lui stesso affermava. Soprattutto, la musica, attraverso il suo linguaggio astratto, permetteva al pittore di mettere in discussione il principio dell’imitazione della natura, fino al punto di dissolverla. Affinando il suo pensiero con musicisti d’avanguardia come Nikolai Kulbin, Sergei Taneyev e Thomas von Hartmann, Kandinsky reinventò il linguaggio della pittura secondo il modello astratto della musica, come dimostrato in particolare dalle sue serie Improvvisazioni e Composizioni.

Fino ad oggi, nessuna mostra ha collocato l’opera del pittore, dai paesaggi russi alle piùrecenti Composizioni, nell’effervescenza musicale del suo tempo. Non c’è dubbio, tuttavia, che le composizioni di Alexander Scriabin, Thomas von Hartmann, Arnold Schönberg e Igor Stravinsky abbiano definito l’orizzonte dell’ascolto della modernità e dell’astrazione pittorica. Dall’evocazione dello “shock wagneriano” vissuto da Kandinsky nel 1896 a Mosca, alle esperienze teatrali e coreografiche della Bauhaus dove insegnò dal 1922, la mostra rinnova il modo in cui guardiamo all’opera del pittore creando, con l’aiuto di un viaggio immersivo attraverso le cuffie, un sottile gioco di corrispondenze tra musica, forme e colori.

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CONCORSO BEAUBOURG 1971
UNA TRASFORMAZIONE NELL’ARCHITETTURA
30 gennaio – 22 febbraio 2026
Académie d’architecture, Paris
9 place des Vosges – 75004 Paris

Nel luglio 1971, la giuria del concorso internazionale di architettura per il futuro Centre Pompidou, presieduto da Jean Prouvé, incoronò il progetto del team formato da Renzo Piano, Richard Rogers, Gianfranco Franchini e gli ingegneri di Ove Arup & Partners.

I 681 fascicoli presentati cristallizzano i principali movimenti che animavano l’architettura dell’epoca: curatori della tradizione delle belle arti, difensori dell’espressionismo, emissari del modernismo, seguaci delle megastrutture del dopoguerra, giovani rappresentanti dell’avanguardia…

Grazie a un centinaio di documenti d’archivio, spesso inediti, provenienti dalla collezione del Centre Pompidou e dagli archivi dell’Accademia di Architettura (planimetrie, disegni, fotografie, modelli, ecc.), la mostra ripercorre questa ricca epopea. E sottolinea l’impatto duraturo del “concorso di Beaubourg” sulla disciplina architettonica e sulla professione architettonica.

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MATISSE. 1941-1954
24 marzo – 26 luglio 2026
Grand Palais, Paris

17 avenue du Général Eisenhower – 75008 Paris

“Matisse, 1941-1954” mette in evidenza gli ultimi anni creativi dell’artista, attraverso una presentazione di ricchezza senza precedenti in Francia. La mostra rivela la dimensione multidisciplinare della sua pratica in questo periodo, riunendo al contempo un eccezionale set di gouaches ritagliate. La mostra presenta dipinti, disegni, sagome di gouache, libri illustrati, tessuti e vetrate colorate, tutte varianti di questo nuovo slancio artistico. Mai prima d’ora Matisse era stato così prolifico nella varietà di tecniche e mezzi utilizzati.

A quasi 80 anni, Henri Matisse si reinventò attraverso il mezzo dei ritagli di gouache, che poi si impose come un linguaggio plastico autonomo e sovrano nella sua capacità di raggiungere l’universale attraverso la sua semplicità. Adattata alla riproduzione così come alle esigenze delle commissioni monumentali, questa tecnica aveva molteplici applicazioni e gli permise di esprimere la dimensione decorativa della sua arte. La mostra rende percettibile questa trasformazione fondamentale che conferisce a tutto ciò che tocca ampiezza e respiro, dalle opere più piccole che sembrano appena nate dall’intaglio diretto delle sue forbici a colori, alle composizioni più elaborate e vaste.

L’esposizione dimostra che, lungi dall’aver smesso di dipingere, la sua opera era sempre più ampia nello spazio e generosa nei colori. La mostra riunisce più di 180 opere provenienti dalla ricca collezione del Centre Pompidou, collezioni private e istituzioni nazionali e internazionali, e include prestiti importanti, mai o molto raramente visti in Francia, (Hammer Museum di Los Angeles, MoMA, MET, la National Gallery of Art di Washington, la Barnes Foundation o la Fondation Beyeler…)

Sono incluse in mostra la magistrale e definitiva serie di dipinti degli Interni di Vence dal 1947 al 1948; l’album Jazz, uno dei vertici del libro d’artista che viene presentato accanto al suo modello conservato nella collezione del Musée national d’art moderne, un’opera di ispirazione musicale radicalmente moderna; la serie di Temi e Variazioni così come i disegni a inchiostro con il pennello; gli elementi principali del programma della Cappella di Vence; i pannelli monumentali de La Gerbe e Les Acantthes, e come elemento saliente, riunisce eccezionalmente le grandi figure con ritaglio in gouache, come La Tristesse du roi, Zulma, La Danseuse créole e la serie dei Nudi Blu.

Questo ultimo periodo di creazione per Matisse si caratterizzò da una simbiosi sempre più ampia tra lo spazio dello studio e quello dell’opera. Lavorate direttamente sulle pareti dell’appartamento della Regina, mobili per natura, le opere partecipano al proliferare energizzante dell’ambientazione spaziale: acrobati, bagnanti, maschere, motivi floreali e vegetali, come un incantevole bestiario, si muovono liberamente come in un ciclo prolifico di clonazione. La mostra si impegna a restaurare questo in situ, in una metamorfosi permanente, offrendo al visitatore l’accesso al “giardino” di Matisse attraverso uno spazio che cresce stanza dopo stanza.


HILMA AF KLINT
6 maggio – 30 agosto 2026
Grand Palais, Paris

17 avenue du Général Eisenhower – 75008 Paris

Nella primavera del 2026, il Grand Palais e il Centre Pompidou dedicano una nuova mostra a Hilma af Klint (1862-1944), un’artista il cui lavoro ha sconvolto la cronologia dell’arte moderna. Molto prima delle figure affermate dell’astrazione come Kandinsky o Malevich, Hilma af Klint produsse, già nel 1906, dipinti di eccezionale audacia, combinando geometria, aree piatte di colori vivaci e motivi organici, che annunciarono le grandi correnti del XX secolo.

Per l’occasione, il Grand Palais e il Centre Pompidou espongono, per la prima volta in Francia, il ciclo dei “Dipinti del Tempio” (1906-1915), la sua grande opera, inclusa la famosa serie monumentale dei Dieci Più Grandi, che testimonia il potere visionario di un’artista decisamente avanti rispetto al suo tempo.

Formatosi presso la Royal Academy of Fine Arts di Stoccolma, af Klint condusse una doppia vita artistica: convenzionale, con opere figurative tradizionali, e segreta, con una produzione decisamente d’avanguardia. Nutrita dal suo coinvolgimento nella Società Teosofica, traeva la libertà della sua ispirazione dalle sedute spiritiste con un gruppo di donne con cui condivideva la stessa visione utopica. Spirali, cerchi e raggi traducono una ricerca dell’armonia cosmica e delle forze invisibili che governano il mondo, conferendo alle sue opere una dimensione universale e senza tempo.

Hilma af Klint scelse di non rivelare le sue opere astratte ai contemporanei, e incluse nel suo testamento il desiderio di mantenere le sue opere sigillate vent’anni dopo la sua morte. Questo contribuì a un riconoscimento tardivo del suo lavoro. Fu solo nel 1986, alla mostra “The Spiritual in Art, Abstract Painting 1890-1985” a Los Angeles, che i suoi dipinti astratti furono presentati per la prima volta al grande pubblico, segnando l’inizio della sua fama internazionale.

Ad oggi, non è stata presentata alcuna grande mostra monografica dell’artista in Francia, mentre il suo lavoro è stato oggetto di una forte rivalutazione negli ultimi anni, soprattutto nel contesto di una rilettura del ruolo delle donne nel campo della modernità artistica, come nel 2021 con la mostra “Elles font l’abstraction” al Centre Pompidou. Hilma af Klint è ancora poco vista nei musei francesi, mentre il mondo intero la considera oggi un’artista chiave della modernità artistica e degli inizi storici dell’astrazione.

Oltre al tributo retrospettivo, questa mostra mette in luce le molteplici fonti di ispirazione per il suo lavoro – esoterismo, folklore e arte popolare, cultura scientifica – e mette in discussione il modo in cui la storia dell’arte ha a lungo ignorato le artiste donne e il loro contributo ai movimenti fondatori. Hilma af Klint appare qui come figura chiave, capace di trascendere i confini tra arte, scienza e spiritualità, e di continuare a ispirare nuove generazioni. Un’esperienza unica scoprire un’artista che, pur ancorata al suo tempo, sembrava essere in dialogo con il futuro.


A LIVELLO INTERNAZIONALE

REINVENTARE IL PAESAGGIO
HIGHLIGHTS DELLA COLLEZIONE CENTRE POMPIDOU
28 aprile 2025 – 18 ottobre 2026
West Bund Museum, Shanghai
No.2600 Longteng Avenue, Xuihui District, Shanghai (Cina)

“Reinventing Landscape”, la quarta mostra semi-permanente del Progetto Museo Centre Pompidou x West Bund dalla sua apertura, offre un focus sull’arte paesaggistica. Genere pittorico privilegiato nel 19° secolo, di cui l’impressionismo, in particolare, ha fatto il suo tema preferito, il paesaggio è conosciuto nel 20° e 21° secolo di profondi cambiamenti.

A testimonianza di ciò, la presentazione espositiva è concepita come un vasto viaggio tematico che sfrutta la ricchissima collezione del Centre Pompidou nei campi della pittura, installazione, fotografia, cinema, design e nuovi media.

Ognuna delle nove sezioni dell mostra è dedicata ai vari modi di rappresentare l’ambiente naturale o urbano in cui le società umane si evolvono. Dal 1905 fino ai giorni nostri, l’evoluzione del paesaggio viene considerata secondo categorie stilistiche, ma anche ponendosi la questione del punto di vista adottato dagli artisti o del loro rapporto con la luce. Vengono affrontati anche i loro interventi nel cuore della natura, così come i tentativi di ricreare ambienti simili a paesaggi nello spazio espositivo stesso.

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FLUXUS, PER CASO
25 settembre 2025 – 22 febbraio 2026
West Bund Museum, Shanghai

No.2600 Longteng Avenue, Xuihui District, Shanghai (Cina)

Fluxus nacque tra i primi anni ’50 e ’60 dall’incontro di artisti che in origine non lo erano, divennero tali tramite l’emulazione. Prima di dedicarsi all’espressività artistica, George Brecht era un chimico, Robert Filliou un economista, La Monte Young un musicista, Emmett Williams un antropologo, George Maciunas un graphic designer (e daltonico), eccetera. Le loro esperienze individuali offrivano un ampio potenziale sperimentale da condividere, perché Fluxus era un’avventura collettiva, cosmopolita e partecipativa, che, attraverso eventi e giochi, tendeva a eliminare i confini e la gerarchia tra pubblico e artista.

Il nome deriva dal flusso di parole e l’attivismo Fluxus si diffuse attraverso i festival, con la pubblicazione di riviste ed edizioni molto diverse, che sostanzialmente promuovevano un’arte senza opera e senza virtuosismo, contro la persistente sopravalutazione dell’oggetto d’arte autografo, la cui presunta eccellenza deriva dalla sua unicità, anche dopo Duchamp. In questo senso, Fluxus anticipa l’arte concettuale.

La mostra si estende all’antecedente dadaista e ad alcuni eredi naturali come Jonathan Monk e Claude Closky. Rende inoltre omaggio a Huang Yong Ping, un dadaista autoproclamato, e a Geng Jianyi, un influente professore all’Accademia Cinese di Belle Arti che, almeno telepaticamente, non poteva essere all’oscuro di Fluxus.


IL MONDO DEI SOGNI
SURREALISMO A 100 ANNI
8 novembre 2025 – 16 febbraio 2026
Philadelphia Art Museum
2600 Benjamin Franklin Pkwy – Philadelphia, PA 19130, Stati Uniti

Il Philadelphia Art Museum presenta “Dreamworld: Surrealism at 100” dalla collezione del Centre Pompidou. La mostra traccia la storia del movimento attraverso sei sezioni tematiche, tra cui una dedicata ad artisti esiliati in America durante la Seconda Guerra Mondiale. Più di cento opere, da Salvador Dalí a Frida Kahlo, da Joseph Cornell a Jackson Pollock, illustrano i legami tra sogno, desiderio, mito e impegno.

L’iniziativa fa parte della celebrazione internazionale del Surrealismo, organizzata in occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto del Surrealismo, che comprende diverse fasi successive: ai Musei Reali di Belle Arti del Belgio, Bruxelles, dal 21 febbraio al 21 luglio 2024, al Centre Pompidou dal 4 settembre 2024 al 13 gennaio 2025, presso la Fundación MAPFRE, Madrid dal 4 febbraio all’11 maggio 2025, all’Hamburger Kunsthalle di Amburgo dal 12 giugno al 12 ottobre 2025 e al Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, dall’8 novembre 2025 al 16 febbraio 2026.

Al Centre Pompidou, la mostra “Surréalime”, curata da Didier Ottinger e Marie Sarré, registrò un enorme successo con oltre 550.000 visitatori. Parte della collezione surrealista del Museo, la prima al mondo, fu esposta per commemorare il centenario del movimento avviato dal Manifesto del Surrealismo di André Breton nel 1924.

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AM CB
ANNETTE MESSAGER E CHRISTIAN BOLTANSKI
21 novembre 2025 – 6 aprile 2026
Centre Pompidou Málaga
Passaggio Doctor Carrillo Casaux – 29016 Porto di Málaga (Spagna)

Annette Messager e Christian Boltanski sono due grandi artisti francesi riconosciuti sulla scena internazionale dagli anni ’70. Compagni di vita, decisero molto presto di separare le loro carriere per avere successo indipendentemente l’uno dall’altro. La mostra mira a ristabilire il dialogo tra le loro opere rivelando le affinità poco analizzate, a causa della mancanza di rari confronti avvenuti nel tempo.

Diverse opere, per lo più provenienti dalla collezione del Centre Pompidou, prodotte in tre decenni (tra il 1968 e il 2020), riflettono i loro interessi, metodi e lingue comuni, suscitando al contempo diverse percezioni.
Dal libro d’artista, luogo degli inventari più strani, alle vetrine pensate per raccogliere storie fittizie, attraverso l’uso sperimentale della fotografia, l’uso di oggetti e materiali comuni, fino a grandi installazioni miste con temi pseudo-autobiografici, Messager e Boltanski si stimolavano a vicenda cercando di superarsi a vicenda.

Oltre a certi temi che le hanno occupate individualmente, come il destino e la condizione umana per l’uno e il ruolo delle donne nella società per l’altro, ciò che col tempo diventa evidente è l’assenza per l’uno e la presenza del corpo per l’altro. Questo approccio diverso ha ripercussioni formali e concettuali nell’evocazione della natura umana.

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A MATISSE. EL LEGADO DE UNA NUEVA PINTURA
Esposizione itinerante 2025 – 2026
Caixa Forum, Spagna

La mostra “Chez Matisse. “El legado de una nueva pintura” segue una traiettoria guidata dallo stesso artista – secondo la sua influenza sui centri della creazione e sui territori reali e immaginari dalla creazione fino al XX secolo, in contatto con l’avanguardia internazionale. Con Matisse, ma anche dopo di lui.

Questo eccezionale tour itinerante 2025 – 2026, ideato dalla Caixa di Barcellona e Madrid, si basa su una selezione di opere importanti della collezione del Centre Pompidou, una delle pochissime collezioni pubbliche in grado di ripercorrere l’intera carriera di questo artista nato nel Nord e che ha lavorato tutta la vita nel Sud.

Riunendo circa trenta dipinti che sono altrettanti capolavori di Matisse “instancabilmente rinnovati”, la mostra mette anche in evidenza figure principali del 20° e 21° secolo: da Sonia Delaunay a Natalia Goncharova passando per Daniel Buren.

La mostra propone anche di esplorare le affinità – che resterebbero ancora da immaginare – come il decorativo nelle opere di Matisse, come viene riattivato dall’artista algerino Baya, per esempio. Un video di Zoulikha Bouabdellah chiude la mostra, costituendo una ramificazione critica del ruolo della modella femminile in Matisse, attraverso il tema della danza di Matisse.


BRANCUSI, LA NASCITA DELLA SCULTURA MODERNA
20 SETTEMBRE 2025 – 18 GENNAIO 2026
Museo H’ART, Amsterdam
Amstel 51 – 1018 EJ Amsterdam (Paesi Bassi)

Questa mostra presenta un insieme eccezionale di opere di Constantin Brancusi (1876-1957), un importante artista del XXsecolo considerato il padre della scultura moderna. Originario della Romania, Brancusi si stabilì a Parigi nel 1904 dopo aver attraversato l’Europa e scelse di lasciare l’intero suo studio allo Stato francese alla sua morte. La mostra si basa su questa preziosa collezione conservata dal Musée national d’art moderne, Centre Pompidou.

Esplorando le diverse sfaccettature della sua creazione (scultura, film, fotografia, pittura), la mostra mette in evidenza i temi principali sviluppati dall’artista: musa addormentata, teste di bambini, animali, torsi, baci… Le sculture dalle forme lisce e pure riflettono per l’artista “l’essenza delle cose”, oltre le apparenze, per raggiungere un linguaggio universale.

Celebrando il suo potere di invenzione e la sua instancabile ricerca della bellezza, la mostra mette in luce le grandi rivoluzioni portate dall’arte di Brancusi, tra cui la reinvenzione del ritratto, il gioco di basamenti e spazio, la ricerca sui riflessi e il movimento della luce, la serialità.

Galleria immagini:
https://www.centrepompidou.fr/fr/programme/agenda/evenement/6x6cGCI

C.S.M.
Tratto da comunicazioni Centre Pompidou 1 dicembre e 2 gennaio 2026 e sito

Centre Pompidou Parigi (Francia)
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