Di Enrico Cerasi.

Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua: ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt. 3, 16-17).

Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: “Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori”. Allora Gesù gli disse: “Vattene, Satana, perché sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto” (Mt. 4, 8-11).

L’epifania è la manifestazione della divinità, ossia la manifestazione di Gesù quale Figlio di Dio. I vangeli raccontano varii momenti epifanici, ma l’episodio del battesimo è rimasto particolarmente impresso nella tradizione cristiana. Riemerso dalle acque del Giordano, si sente una voce dal cielo dire: “Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mio sono compiaciuto”. Non è Gesù a proclamarsi tale, ossia Figlio di Dio, come gli fu contestato; è Dio stesso ad affermarlo.

È curioso, tuttavia, che a questa solenne proclamazione segua immediatamente l’episodio delle tentazioni nel deserto. Proprio colui che è stato innalzato a Figlio di Dio viene sottoposto alle tentazioni. La circostanza può essere variamente interpretata, ma di certo significa che l’epifania di Gesù quale Figlio dell’Onnipotente non si manifesta in un atto di dominio, come ci si potrebbe aspettare dal richiamo implicito al Salmo 2:

Io annunzierò il decreto:
il Signore ha detto: “Tu sei mio Figlio
oggi ti ho generato”.
Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni
e in possesso le estremità della terra.
Tu le spezzerai con una verga di ferro;
tu le frantumerai come un vaso d’argilla (Ps. 2, 7-9)

Il Salmista s’immagina la figliolanza divina come esercizio di potenza politica. Il Re davidico che qui viene esaltato sarà un potentissimo conquistatore. Nel caso di Gesù, invece, l’esser Figlio di Dio comporta una sofferenza, una messa alla prova, quasi che la precedente proclamazione fosse ancora sub iudice. È come Dio volesse vedere come avrebbe esercitato, Gesù, la sua figliolanza. In questo senso è quanto mai significativo che l’ultima tentazione riguardi proprio il potere politico:

il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: “Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori”.

A quanto pare, è questa la prova più rivelatrice: l’esercizio del dominio politico.  Un dominio pari a quello romano dell’epoca, che si riteneva esteso su “tutti i regni del mondo”. Il ricordo del Salmo 2 potrebbe in effetti suggerire al Figlio che il suo mandato sia di rovesciare l’Impero romano per governare il mondo in nome di Dio. Perché mai, potremmo chiederci, si tratta di una tentazione? Non era forse questa l’attesa del popolo d’Israele: che sorgesse il Messia che lo avrebbe liberato dalla sottomissione a un potere pagano? Non vi era anche questa sfumatura nel Magnificat di Maria?

[il Signore] ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili […] Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia, di cui aveva parlato ai nostri padri (Lc. 1, 52-55).

L’episodio del battesimo ci dice invece che il Figlio di Dio non eserciterà alcun potere politico, né su Israele né tantomeno su tutti i regni del mondo. In maniera sorprendente il brano evangelico sottintende che a governare il mondo sia il Demonio. Se Satana può affidare a Gesù il potere, è lui a detenerlo. Del Il potere politico è un fatto demoniaco. L’imperatore romano, il cui potere – nella credenza dell’epoca – si estendeva ovunque, è il rappresentante terreno di Satana. Non Dio ma il Demonio governa il mondo, e Gesù viene tentato di mettersi dalla sua parte, d’intendersi con Satana per poter prendere il potere.
La risposta è secca. Gesù non contesta che il potere sul mondo appartenga a Satana, ma che questa sia per lui un’opzione possibile.

Vattene Satana perché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto”.

Tutto questo, indubbiamente, solleva molte domande, la prima delle quali è come possa Dio sopportare tutto questo? Per quale motivo l’Onnipotente accetta che il mondo da Lui creato sia nelle mani di Satana? Perché non lo governa Lui stesso, tramite il Suo Messia e i Suoi santi? Per quanto sia difficile da accettare, il racconto non sembra lasciar dubbi. Il potere è una tentazione che serve a discernere gli spiriti. Notava giustamente Lutero a proposito del primo comandamento (“Non avrai altro Dio all’infuori di me”), che “avere un Dio” equivale ad aver qualcosa in cui il tuo cuore confidi in modo assoluto. Dio è là dove tu hai posto tutto il tuo cuore. Il potere politico è il dio di coloro che perseguono solo scopi di dominio, di auto-affermazione – l’amor sui che sant’Agostino poneva alla base della civitas diaboli. Al contrario, l’adorazione del Dio vivente d’Israele prevede solo la caritas, vale a dire l’amore di Dio e del prossimo. “Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto”.

Davanti a questo scenario, potremmo scrollare le spalle. Pochi di noi hanno incarichi politici, probabilmente nemmeno in una piccola giunta comunale. Eppure il potere è più subdolo. Si può cedere alle sue lusinghe in varii modi, anche senza esserne coinvolti in prima persona. Le società liberal-democrate hanno indubbiamente allargato la base del consenso; ma in tal modo hanno politicizzato ambiti dell’esistenza prima estranei alla dimensione politica. Ciò vuol dire che la “tentazione politica” si diffonde in modo assai più capillare di quanto fosse in passato. Uno slogan di moda alcuni anni fa (“Tutto è politica”), sia pure involontariamente, lo illustra con chiarezza. Forse non tutto è politica, ma di certo la tentazione di lasciarsi coinvolgere dalle lotte di potere è assai accentuata, soprattutto nelle società liberal-democratiche.

Questo significa che i Gesù e i suoi discepoli non possono esercitare alcun’azione politica? Se ne devono disinteressare, ritirandosi nella propria sfera privata? Naturalmente la storia di Gesù è totalmente in antitesi con una simile conclusione. Se non che la domanda si ripresenta, semplicemente in un’altra forma. Ovvero, in che modo, oggi, Gesù chiede d’esser seguito? Se è chiaro che la tentazione di governare il mondo (o anche il proprio piccolo orticello) va respinta con fermezza, che cosa è giusto fare in alternativa? Come si manifesta, in pratica, l’adorazione del Dio vivente d’Israele? Naturalmente le risposte potrebbero essere svariate e non è detto che ve sia una più giusta delle altre. Penso tuttavia che una breve poesia di Borges possa aiutarci nella risposta.

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un’etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio una partita a scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica […] un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone che si ignorano stanno salvando il mondo.

Naturalmente il mondo è già stato giudicato e al tempo stesso salvato da Dio nella morte e nella resurrezione di Cristo. Tra i compiti dei cristiani non vi è di salvare qualcuno, tanto meno il mondo. Tuttavia i versi di Borges ci suggeriscono un modo per seguire Gesù in una società che conosce solo la logica dell’amor sui. Piccoli gesti quotidiani, che probabilmente passano inosservati nella società dello spettacolo in cui viviamo, come ad es. far bene il proprio lavoro o esser grati a Dio per la bellezza che ancora non è scomparsa.

Riflessione di Enrico Cerasi
8 gennaio 2025

Immagine: Commiato di Cristo dai discepoli dopo l’ultima cena
(particolare dalla Maestà) di Duccio di Boninsegna (primo quarto sec. XIV) Duomo di Siena

J. Borges, I giusti in Borges, La cifra, Mondadori, Milano, 1982, pp. 112-113

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