Certosa di San Martino: hanno aperto 12 sale nella nuova sezione permanente con 200 tra dipinti, arti decorative, sculture, fotografie e nuclei da raccolte storiche.  

L’Ottocento fu per Napoli un secolo di straordinario fermento, poiché capitale di un regno in trasformazione e crocevia del Grand Tour. La città attirò viaggiatori, artisti, collezionisti e maestranze che contribuirono a costruirne un’immagine ricca e complessa, sospesa tra antichità e modernità.

Aumentano gli spazi espositivi della Certosa di San Martino, a Napoli. I Musei Nazionali del Vomero hanno inaugurato la nuova sezione permanente dedicata all’Ottocento a Napoli. Si tratta di 12 sale allestite che ospitano circa 200 opere d’arte tra dipinti, arti decorative, sculture, fotografie e preziosi nuclei provenienti dalle grandi raccolte storiche confluite nel museo fin dai primi anni della sua istituzione.

[Francesco Hayez (Venezia, 1791 – 1882) Ritratto di Sarah Louise Strachan Ruffo di Motta e Bagnara, 1840 – 1844, Dono Ruffo di Bagnara, 1912]

L’inaugurazione è avvenuta alla presenza del Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, del Direttore ad interim dei Musei Nazionali del Vomero, Luigi Gallo, e della co-curatrice del nuovo allestimento, Isabella Valente (docente ordinaria di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Napoli Federico II).

La nuova sezione museale – realizzata grazie ai finanziamenti del PNRR, in particolare dedicati al miglioramento dell’efficienza energetica nei musei, messi a disposizione dalla Direzione generale dei Musei del Ministero della Cultura – ricompone un patrimonio stratificato attraverso collezioni, committenze e sensibilità artistiche che hanno contribuito a definire l’identità del museo; inoltre propone un racconto ampio e suggestivo dell’arte e del collezionismo ottocentesco.

[Salvatore Fergola (Napoli, 1796 – 1874) Notturno a Capri, in deposito dal Museo di Capodimonte]

IL NUOVO ALLESTIMENTO

Il nuovo allestimento dedicato all’Ottocento alla Certosa di San Martino – progettato dall’architetto Fernando Giannella che si è occupato anche delcoordinamento delle attività – si presenta come un percorso immersivo e articolato, capace di intrecciare arti diverse e di restituire la complessità di un patrimonio costruito nel tempo da collezionisti, artisti e istituzioni. Questo dinamismo si riflette attraverso opere provenienti da collezioni come quelle Bonghi, Savarese, Ruffo, Ricciardi, Rotondo e Gamberini, che composero nel tempo un patrimonio eterogeneo e prezioso, oggi restituito al pubblico in una forma rinnovata.

Il racconto prende avvio dalle arti decorative: le porcellane della Real Fabbrica di Napoli, le maioliche di Castelli, la terraglia napoletana, i vetri e i coralli raccontano una tradizione fatta di sperimentazione tecnica e dialogo internazionale. Questo insieme di materiali restituisce l’immagine di un gusto colto, cosmopolita e profondamente legato alla vita culturale della città e dei suoi ambienti aristocratici.

[Domenico Morelli (Napoli, 1823 – 1901) Donna orientale, 1879 ca, dono Rotondo, 1915]

Il percorso continua verso la pittura di paesaggio, che nell’Ottocento trova a Napoli uno dei suoi centri più vitali. Dai lirismi romantici di Duclère, Carelli, Smargiassi, Fergola e Vervloet alle vedute en plein air della Scuola di Posillipo fondata da Anton Sminck van Pitloo, fino all’evoluzione realistica della Scuola di Resina, accompagnando il visitatore attraverso una città osservata con sguardo ora poetico, ora documentario. Le atmosfere luminose di Pitloo e le gouaches di Giacinto Gigante incontrano le prime fotografie napoletane, testimoni di un nuovo modo di guardare la realtà e di raccontare i cambiamenti urbani.

Il racconto prosegue con i linguaggi del realismo e del verismo, che nella Napoli risorgimentale diventano strumenti di indagine sociale. Le opere di Filippo Palizzi, Domenico Morelli e Antonio Mancini restituiscono con forza espressiva la vitalità e le contraddizioni della capitale del Mezzogiorno.

Una parte significativa del percorso è dedicata alla scultura, con particolare attenzione a Vincenzo Gemito, artista simbolo dell’Ottocento napoletano. Le sue opere in terracotta, dense di vita e di verità, raccontano volti, gesti e fragilità tese dall’intensità del Malatiello al vibrante Ritratto di Domenico Morelli restituendo così un’umanità profonda e immediata.

LA MOSTRA

È possibile visitare anche la mostra “Non è modello solo, ma quadro terminato. Schizzi e bozzetti dei Musei Nazionali del Vomero”, aperta dal 4 dicembre 2025 al 13 aprile 2026 nella Spezieria della Certosa di San Martino, curata dallo stesso Luigi Gallo, Direttore ad interim dei Musei Nazionali del Vomero, e dedicata a opere provenienti dalle collezioni permanenti e dai depositi di Castel Sant’Elmo, del Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana e della stessa Certosa di San Martino, che sono così presentate insieme, costruendo un linguaggio espositivo condiviso capace di restituire la ricchezza e la varietà delle tecniche artistiche sviluppate tra Seicento e Novecento

C.S.M.
Fonte: tratto da comunicato stampa 21 dicembre 2025
Nella locandina: Giacinto Gigante, La riviera di Chiaia, 1839
Dono Minervini 1978
Foto Fabio Speranza

L’OTTOCENTO A NAPOLI
Nuova sezione permanente aperta dal 22 dicembre 2025

Castel Sant’Elmo, Certosa di San Martino e Villa Floridiana
Via Tito Angelini 22, Napoli
Tel. +39 0812294454  |   0812294459
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