Di Maria Luisa Abate. AmaDeus exMantova | Tempo d’Orchestra: incontro accademico e concerto con Shani Diluka pianoforte, Raphaëlle Moreau violino, Lyda-Chen Argerich viola, Astrig Siranossian violoncello.
Non aveva ancora compiuto 14 anni quando, nel 1770, intraprese il primo viaggio in Italia. Wolfgang Amadeus Mozart si fermò 9 giorni a Mantova, ospite dei Conti d’Arco nel cui Palazzo ancor oggi, ogni estate, Trame Sonore propone concerti mozartiani. Una celebrazione irrinunciabile anche per la stagione invernale Tempo d’Orchestra, organizzata da Oficina OCM nel giorno esatto, il 16 gennaio, in cui Amadeus suonò nel teatro fresco della ristrutturazione dell’architetto Antonio Galli da Bibiena. L’ “espertissimo giovanetto Sig. Amadeo Motzzart” non tenne un vero e proprio concerto ma una “accademia”, suonando il violino e il clavicembalo, cantando e componendo al momento una sinfonia sui temi indicategli dalla Reale Colonia Filarmonica di Mantova, che oggi ha assunto il nome di Accademia Nazionale Virgiliana. In questo 2026, un doppio incontro tra parole e musica ha costituito il clou della piccola rassegna AmaDeus exMantova.

L’appuntamento pomeridiano ha visto in dialogo Luca Aversano (Università Roma Tre) e Paola Besutti (Università di Teramo), introdotti dal Presidente dell’Accademia Roberto Navarrini e dal Direttore Artistico dell’OCM Carlo Fabiano. Il luogo, la Sala ovale dell’Accademia Nazionale Virgiliana co-organizzatrice, riveste un particolare significato perché conserva, nei suoi ricchissimi archivi, l’unico programma a stampa sopravvissuto fino ai nostri giorni del memorabile evento di 256 anni fa, oltre ad alcune partiture manoscritte.
Ad accompagnare il «prodigioso giovinetto» in quel viaggio di apprendimento ma anche avente fini promozionali, fu il padre/agente Leopold. I due assistettero alla rappresentazione del Demetrio di Hasse. E proprio sui repertori strumentali settecenteschi si è incentrata la conversazione dei relatori, in particolare soffermatisi sulle caratteristiche del “concertone” o “concerto grosso”. Al termine, un momento musicale dedicato a due Quartetti di Haydn e di Mozart, eseguiti da Filippo Ghidoni e Lorenzo Tranquillini violini, Vincenzo Starace viola, Gregorio Buti violoncello, Ensemble di spicco dell’Orchestra da Camera di Mantova.

La sera ci si è spostati nel Teatro Accademico del Bibiena per il concerto cameristico affidato a quattro giovani musiciste pluripremiate e già grandemente stimate nel panorama europeo.
In apertura, la Sonata per violino e pianoforte n.40 in si bemolle maggiore K 454, che Mozart scrisse in vista del concerto che tenne a Vienna assieme alla violinista mantovana, precisamente di Ostiglia, Regina Strinasacchi (vogliamo ricordare il volume “Regina Strinasacchi violinista nel Settecento europeo” che raccoglie gli studi di Giuseppe Schivardi, Maria Rita Bruschi, Gisa Steguweit, Scripta Edizioni 2019). Allora Mozart ebbe tempo di codificare solo la parte del violino, che lui stesso accompagnò improvvisando alla tastiera. Nella presente occasione, esecutrici sono state la pianista Shani Diluka e la violinista Raphaëlle Moreau, che, dosando paritariamente volumi e dinamiche, hanno unito la precisione tecnica a quella vivace floridezza necessaria a rendere giustizia all’ispirazione mozartiana.

A loro due, si è unita la violoncellista Astrig Siranossian nel Trio per pianoforte e archi n.4 in si bemolle maggiore K502, calibrato a puntino nelle voci strumentali per valorizzare la struttura armonica del pezzo, mantenendo quell’aura luminosa con cui Mozart impresse una decisa evoluzione, ed elevazione, stilistica al concetto di “divertimento”.
La Fantasia per pianoforte in re minore K 397 ha visto protagonista solista Shani Diluka, il cui tocco energico e le pagine virtuosistiche svolte con tecnica solidissima, hanno evidenziato la complessità del costrutto di questo brano che Mozart lasciò incompiuto e che la pianista ha messo a nudo con schiettezza, dando particolare risalto ai toni meditativi prima di sfociare nell’allegria dell’ultimo movimento.

«Questa composizione mozartiana però non si può proprio ascoltare suonata da superficiali dilettanti». Con tale motivazione l’editore troncò il suo rapporto con Mozart, dal quale si aspettava pagine di semplice intrattenimento. Invece il genio di Wolfgang aveva già spiccato il volo verso alte vette nel Quartetto per pianoforte e archi n.1 in sol minore K 478, che si rifà strettamente al genere concertistico. Questo Quartetto infatti, che ha visto la violista Lyda-Chen Argerich unirsi a Shani Diluka, Raphaëlle Moreau e Astrig Siranossian, presenta profondità stilistiche e notevoli difficoltà tecniche. Le quattro musiciste hanno evidenziato lo spessore formale e concettuale del salisburghese, mantenendo un suono cameristico pulito, magistralmente sfrondato sia da risvolti salottieri sia da pesantezze, anche nei decisi contrasti che caratterizzano la partitura. Nuovamente, ha colpito il magnifico bilanciamento di forze, di volumi, di timbriche tra gli strumenti, in un fraseggio dialogante in cui è stato ritagliato spazio per sfoggi coloristici che hanno posto in primo piano la raffinata bellezza dell’estetica mozartiana.
Purtroppo nessun bis, nonostante il calore del pubblico.
Recensione di Maria Luisa Abate
Mantova, Accademia Nazionale Virgiliana e Teatro Bibiena, 16 gennaio 2026
Foto: MiLùMediA for DeArtes
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