Di Alessandra Pederzoli. Il Consorzio della Bonifica di Burana si racconta tra Storia e Paesaggio. Non solo gestione idraulica, ma un atto di cura che si fa estetica. Questo volume traccia un solco tra memoria e futuro, svelando la bellezza nascosta delle terre emiliane attraverso lo sguardo della fotografia d’autore.
Di fronte alla complessità delle sfide ambientali contemporanee, esiste un gesto antico e nobile che troppo spesso passa inosservato: il gesto di chi governa le acque. È questo il fulcro di “Accudire l’acqua e la terra: storia recente del Consorzio della Bonifica Burana”, l’opera editoriale targata Franco Maria Ricci, con testi di Achille Lodovisi e un contributo di Attilio Toscano, che ripercorre gli ultimi quindici anni di storia dell’Ente, e di presidenza di Francesco Vincenzi, presentata dal Consorzio di Bonifica Burana venerdì 16 gennaio nella suggestiva cornice dell’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena.
Un volume che, superando la dimensione del puro e semplice bilancio tecnico, si impone come una narrazione civile e artistica, necessaria per comprendere l’identità profonda del nostro territorio.
Il libro si apre come una galleria d’arte a cielo aperto. Il paesaggio emiliano, con le sue linee orizzontali infinite e i suoi cieli specchiati, non è qui uno sfondo inerte, ma il protagonista di una progettualità che dura da secoli. Le idrovore, spesso percepite come meri apparati industriali, vengono restituite al lettore come vere e proprie “cattedrali dell’acqua”.
Le architetture dei nodi idraulici, dalle strutture razionaliste del primo Novecento ai manufatti contemporanei, dialogano con la natura circostante con una grazia inaspettata. La geometria dei canali che taglia la pianura diventa, nelle pagine del volume, un esempio di Land Art involontaria, dove l’ingegno umano non aggredisce il paesaggio, ma ne disegna l’armonia.

La Fotografia come Saggio Visivo
Il vero cuore pulsante dell’opera è il suo apparato iconografico. Le immagini contenute in “Accudire l’acqua” non sono semplici documenti, ma interpretazioni poetiche che richiamano la lezione dei grandi maestri del paesaggio italiano.
- Il Minimalismo della Pianura: Molti scatti giocano sull’astrazione. Il confine tra l’argine e il canale si dissolve nella nebbia, trasformando la bonifica in un luogo quasi metafisico. La staticità dell’architettura si contrappone alla fluidità dell’elemento idrico, creando una tensione visiva che invita alla meditazione.
- L’Archeologia della Materia: L’obiettivo si sofferma con cura sui dettagli: il contrasto tra il ferro brunito delle paratoie, il cemento segnato dal tempo e il verde brillante delle rive. Questi “ritratti di oggetti” celebrano la bellezza dell’utile, elevando bulloni, ingranaggi e turbine al rango di sculture contemporanee.
- La Presenza Umana: L’uomo compare raramente, ma la sua traccia è ovunque in una gestualità quasi rituale. È la “ritualità della cura”: pulire una griglia o manovrare una chiusa diventa una coreografia silenziosa che garantisce la vita della comunità.
Accudire significa ascoltare. L’acqua non è un elemento da domare con la forza, ma una risorsa da accompagnare con sapienza.

Il Valore della Memoria e del Futuro
Presentare questo volume oggi significa rivendicare il ruolo della cultura nella gestione del territorio. “Accudire l’acqua” non è solo un omaggio al passato, ma un manifesto per il futuro. In un’epoca di crisi climatica e di emergenze idriche, la bellezza delle immagini funge da monito: la protezione del paesaggio passa necessariamente attraverso la manutenzione costante e l’amore per il dettaglio.
Il volume pone così in essere una riflessione sulla sostenibilità e sulla biodiversità, mostrando come i canali del Burana siano diventati nel tempo corridoi ecologici fondamentali, dove la fauna e la flora trovano rifugio, in un equilibrio delicato gestito dalla mano esperta dell’uomo.
Si tratta di un’opera da non perdere per i collezionisti che ne apprezzano la qualità di stampa e la cura grafica come in un vero e proprio catalogo d’arte del territorio; per gli appassionati di architettura che ne fanno un’analisi visiva inedita sui manufatti idraulici mostrati come patrimonio monumentale ma anche solo per gli amanti del paesaggio che compiono tra le pagine un viaggio silenzioso tra le rive e le chiuse, dove l’acqua scrive ogni giorno una storia diversa.
Il Consorzio Burana ha saputo trasformare un resoconto di gestione in un oggetto del desiderio per gli occhi e per la mente, ricordandoci che la forma più alta d’arte, in fondo, è proprio la cura della vita.
Recensione di Alessandra Pederzoli
(e comunicato stampa)
Modena, Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti 16 gennaio 2026
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