Recensione di Riccardo Raccuglia. Palazzo Morando esplora il tema dell’ornamento: abiti e gioielli descrivono gusto e sensibilità maschile negli ultimi tre secoli.

In corrispondenza dell’apertura della Fashion Week 2026, nel cuore del quadrilatero della moda, il palazzo offre l’occasione inedita di apprezzare ottimi manufatti storici e contemporanei riferiti esclusivamente all’uso maschile, abbattendo un tabù duraturo che discosta il genere maschile dal gusto dell’ornamento.

L’allestimento in più sale (annuncio e immagini vedi qui) si snoda lungo tre secoli, arrivando a toccare anche il XXI. Dagli sfarzi del Settecento, secolo tanto vanitoso quanto fatiscente, fino alla schizofrenia del XX, quando alle invenzioni della Belle Epoque si oppongono le presunzioni dell’età fascista e i disagi della guerra. La mostra propone contemporaneamente una chiave diacronica, seguendo lo sviluppo tecnico ed estetico del gioiello lungo i tre secoli, insieme ad una lettura simbolica e sociale, inscindibile dall’analisi del gioiello, come oggetto di autorappresentazione dinastica, ma anche economica e di status.

Insieme ad una buona selezione di manufatti, provenienti da collezioni storiche di gioiellerie antiche, ma anche collezioni pubbliche e private, si affianca un apparato didattico composto da efficaci descrizioni degli oggetti in mostra, insieme a testimonianze visive del costume novecentesco, come una grottesca intervista a Salvador Dalì sull’essenza dello stile (dirà lo spagnolo che quest’ultimo dipenda esclusivamente dall’ “acido desossiribonucleico”) e cartelli pubblicitari di antiche sartorie. La fase sicuramente più ricca, sia in termini di qualità dei manufatti, ma anche di coerenza espositiva, è quella finale, dedicata alla produzione contemporanea del gioiello da parte di abili artigiani o grandi aziende del gioiello, in linea sì con la tradizione secolare, ma che riflettono profondamente il mondo del mercato contemporaneo: si alternano sorprendenti soluzioni di gioiellieri locali, quali Cusi e Grimoldi, alle onnipresenti invenzioni Cartier, su tutti l’anello Trinty e il bracciale Love.

Nonostante l’immancabile stupore dinanzi alle meraviglie dell’oreficeria, antica e contemporanea, non è un’esposizione che scalda il cuore e sembra che subisca il peso di un’ambizione forse eccessiva: descrivere in senso diacronico la storia estetica del gioiello, insieme alla dimostrazione del suo valore culturale e simbolico. Per quanto riguarda i secoli trattati, la mostra è abbastanza sbilanciata verso gli ultimi due secoli, con brevi cenni al Settecento e all’Ottocento. Lo studio simbolico e autorappresentativo del gioiello invece non è totalmente focalizzato: diversi gli spunti, quali la rappresentazione dello status religioso, sociale, economico e politico, ma difficili da riassumere in maniera coerente in un’esposizione breve. L’associazione di uno spettro così ampio di sfumature risulta complesso da associare in maniera chiara all’universo maschile, la cui autonomia viene raccontata sporadicamente, come in occasione del dettaglio interessantissimo delle tasse che dovevano fronteggiare i nubili durante il ventennio fascista, fatto che veniva addirittura vantato nelle iscrizioni dei gioielli degli stessi nubili.

Non immediata l’associazione con il mondo dell’abito, in ombra rispetto al gioiello lungo l’esposizione. Sarebbe stato forse più efficace incentrare l’esposizione su un periodo breve e chissà focalizzandola sull’ambiente cittadino o regionale, così da manifestare più chiaramente non solo il senso di questa mostra, ma anche la sua giustificazione nella Milano di oggi. L’allestimento, agile e scorrevole, porta tuttavia con sé le difficoltà concettuali della mostra.

Rimane la qualità di parte dei manufatti esposti, su tutti le brillantissime soluzioni della belle epoque, con colori e forme variegate, insieme alle gradevolissime soluzioni contemporanee, tra diamanti, smalti e pietre preziose intrecciate in composizioni originali.

Un’esposizione piacevole, seppur parziale in termini di chiarezza comunicativa, in quanto il messaggio non è totalmente centrato nella sua ideazione. Un’occasione da cogliere in maniera più fruttuosa, in un contesto certamente di grande ispirazione, quale quello della moda e dell’ornamento, ma che non fa i conti con la dignità del gioiello in tutte le sue sfaccettature, come decenni di studi nell’ambito della storia delle arti decorative hanno ampliamente dimostrato. Studiare il gioiello significa trattarlo come un’opera d’arte: non solo mero oggetto estetico, ma vettore di significati simbolici, risultato di lavorazioni secolari e codificate, frutto del gusto della società locale e di quello internazionale. L’intenzione della mostra rimane ottima, seppur perfettibile la realizzazione.

Recensione di Riccardo Raccuglia
Milano gennaio 2026
Foto R.R.

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THE GENTLEMAN – STILE E GIOIELLI AL MASCHILE
16 gennaio – 27 settembre 2026
Ingresso gratuito

Palazzo Morando | Costume Moda Immagine
via Sant’Andrea 6, Milano
c.palazzomorando@comune.milano.it
https://www.comune.milano.it/web/palazzo-morando
https://www2.comune.milano.it/web/palazzo-morando

Info: Associazione Stile e Storia
info@stilestoria.it
www.stilestoria.it