Palazzo Vendramin Grimani: percorso dell’artista francese tra pieghe, bruciature e superfici instabili, in cui la sua ricerca materica incontra l’azzeramento concettuale di Piero Manzoni.
La Fondazione dell’Albero d’Oro a Venezia ospita la mostra “Patrick Saytour. Le pli et le temps / La piega e il tempo”, a cura di Daniela Ferretti e in collaborazione con Ceysson & Bénétière, che apre al pubblico dal 18 aprile al 22 novembre 2026. Questo nuovo progetto si inserisce nella linea di ricerca ed espositiva della Fondazione, che nel corso degli anni ha sviluppato una continuità tematica che dal filo e dal tessuto arriva oggi a valorizzare la piega come metafora di un’etica capace di accogliere la complessità e l’imperfezione. Anche per questa mostra, grande importanza è attribuita al dialogo tra le opere e il contesto espositivo di Palazzo Vendramin Grimani, in cui storia e contemporaneità si incontrano grazie a progetti sempre originali, frutto di accurate ricerche.
Patrick Saytour (Nizza, 1935 – Aubais, 2023) è stato una figura di spicco del movimento Supports/Surfaces e tra i protagonisti della sperimentazione pittorica francese sin dagli anni ’60. Del movimento, nato negli anni ’70, fanno parte artisti come André-Pierre Arnal, Vincent Bioules, Louis Cane, Daniel Dezeuze, Noël Dolla, Toni Grand, Bernard Pagès, e Claude Viallat, accomunati dal dibattito teorico e dall’impegno comune in strategie espositive non convenzionali, praticate collettivamente.
La mostra a Palazzo Vendramin Grimani presenta per la prima volta al pubblico i risultati della ricerca di Saytour, fatta di pieghe, tagli, bruciature, strappi, solarizzazioni, cuciture, superfici che non si lasciano fissare in un’unica forma e che definiscono un lessico esistenziale.
LA MOSTRA
Le sale decorate, le prospettive sul Canal Grande, gli stucchi, i pavimenti, l’architettura dell’edificio diventano cornice e contrappunto per tessuti piegati, bruciati o abbandonati al sole. La materia fragile dell’artista incontra la solidità della pietra e della storia creando un dialogo fatto di echi e di contrasti, vulnerabilità e permanenza, silenzio e memoria. Ogni stanza è quindi una soglia, un’esperienza in cui l’opera deve essere percepita prima che guardata.
Numerose le serie che raccontano il percorso dell’artista, come Plié/Déplié che si offrono come archivi del tempo, drappi che raccontano la memoria dei gesti e della materia. La piega come metafora di un’etica capace di accogliere la complessità, l’imperfezione e l’irregolarità. I Repliés e i Brulages mostrano invece la vulnerabilità del tessuto: la piega custodisce ombre, il fuoco lascia cicatrici e il tempo si deposita in strati sottili.
Nelle Nature morte, l’artista trasforma oggetti quotidiani in strutture sospese tra equilibrio e precarietà: qui la piega diventa un modo per interrogare la vita silenziosa delle cose, la loro resistenza al tempo, la loro fragile permanenza.
Un’accurata selezione di opere su carta costituisce inoltre il cuore segreto della mostra. È sulla carta che l’artista concentra e distilla la sua energia: vibrazioni minime, tagli rapidi, tracce leggere che rivelano la vitalità inesauribile del gesto. Ogni foglio custodisce gli esiti di una ricerca che non conosce mai un punto di arrivo. Lontane dall’essere marginali, queste opere disegnano una geografia silenziosa che offre al visitatore la possibilità di entrare nel laboratorio interiore dell’artista.
In questo percorso l’energia di Saytour incontra la tensione radicale e il silenzio di Piero Manzoni, che all’azzeramento affida al gesto concettuale il senso dell’opera fino a cancellare l’autore stesso nell’ironia delle sue azioni. Achrome, Linee, Fiato d’artista e alcuni lavori su carta sono il controcanto necessario alle manipolazioni, alle metamorfosi della materia e della superficie di Saytour.
Entrambi gli artisti rivelano infatti la tensione tra azzeramento e rinascita, tra gesto e idea, tra il desiderio di una tabula rasa e il bisogno di accogliere la materia. Due visioni che condividono un desiderio di verità: il rifiuto dell’ornamento, l’urgenza di un gesto che non finga, che non rappresenti. In questo dialogo si crea uno spazio di riflessione, una pausa in cui il pensiero si dilata e lo sguardo si rinnova.
C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 2 febbraio 2026
Nell’immagine di copertina: (particolare) Patrick Saytour, 1968, pliage Acrylic on folded paper
©A.Mole Courtesy C&B
PATRICK SAYTOUR. LE PLI ET LE TEMPS / LA PIEGA E IL TEMPO
18 aprile – 22 novembre 2026
Fondazione dell’Albero d’Oro
Palazzo Vendramin Grimani, San Polo 2033, 30125 Venezia
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