Di Barbara Baroni. MantovaMusica: pagine operistiche con l’ensemble cameristico Davide Burani, arpa e Fulvo Fiorio, flauto e le voci di Paola Cigna e Daniela Pini.

La voce evocativa di tecnica e stile, gusto alla base del belcanto, sentimento e struggimento secondo Rossini, maestro delle intense emozioni e concetto ben rappresentato con attualità. Emergeva il fascino di strumenti arcaici, flauto e arpa, uniti alle voci, anche con perle rare nello spettacolo “Di tanti palpiti… un viaggio musicale tra passioni e sospiri”, presso lo splendido Teatro Bibiena gremito per la Stagione MantovaMusica – Concerti della Domenica. Un interessante intrattenimento e conferenza attraverso pagine tra le più apprezzate del melodramma italiano e francese ed altro, che anticipano l’impressionismo.

L’organico da camera era indicato per una ricerca timbrica e intimistica dialogante e adatta alle caratteristiche dei musicisti. Un insieme di timbri affascinante ed elegante con la dolcezza e chiarezza dell’arpista Davide Burani e del flautista Fulvo Fiorio, binomio espressivo. In evidenza le voci di Paola Cigna soprano e Daniela Pini mezzosoprano. Un programma variegato sul tema passionale, e ironico, dando rilievo a generi significativi anche con accenni scenografici. Burani ha spiegato i pezzi in tre blocchi e poi ha notato che «alcuni brani di opere meno note sono conosciutissimi per l’uso nella pubblicità televisiva». Ha inoltre descritto «l’uso del suo strumento nell’800 dove superava il pianoforte per fare l’accompagnamento», come nella musica antica.

Ha spiegato di Camille Saint-Saëns l’aria Mon coeur s’ouvre à ta voix (1877)capolavoro indimenticabile. Una delle arie più famose ed emozionanti per mezzosoprano, cantata da Dalila quando cerca di sedurre Sansone per conoscere il mistero della sua forza. Aria armoniosa con momenti acuti espressivi nonostante il timbro scuro, che segnaliamo per l’efficacia interpretativa, e poi un divertissement. Era accostata a Charles Gounod col noto Je veux vivre dalla tragédie lyrique da Shakespeare vivace e virtuosistico con i caratteristici vocalizzi, cromatismo e acuti ben realizzati. Si passava ad altri classici francesi uniti dal senso di rievocazione poetica, come in un canto da un piano lontano.

Poi Léo Delibes (1836-1891) Duetto dei fiori intreccio reso dolce armonioso delle due voci, tema basato sulla natura ed a momenti venato di malinconia, brano appassionato, che ricordava Gluck, con effetti eco ed una profondità espressiva segno di un’epoca. L’opera è basata sulla novella di Pierre Loti, con atmosfera orientale allora di moda, ambientata in India sotto il dominio inglese. Delibes, compositore romantico di opere e balletti, è ora riscoperto nel repertorio.

Ecco la parte dedicata alla lirica italiana, commentata da Burani, interpretata molto bene. Si stagliava Giuseppe Verdi, con Caro nome (trascrizione da Rigoletto) dall’opera mantovana, coi begli acuti del soprano: partito il Duca, Gilda si rivolge al nome dell’amato. E continuava la descrizione con la famosa Aria di Fenena (mezzosoprano) figlia di Nabucco, scavo introspettivo, passaggio dalla vita all’estatico addio alle stelle, con sensibilità struggente profonda e coll’anima che trasmigra in Paradiso.  

Bizet e J.Offenbach, con l’ultimo suo lavoro, Barcarola a due voci, meravigliosa. I protagonisti hanno cantato anche con bell’effetto dalle logge dietro al palcoscenico. Il bravo arpista ha presentato l’oasi strumentale e le Canzoni popolari rossiniane, affascinanti ed innovative per la vocalità, con l’iconico armonico pezzo del Cigno di Pesaro che dava il titolo ed incipit: da Di tanti palpiti dialogoprezioso per flauto e arpa dall’opera Tancredi con “sospiri”, dal melodramma eroico in due atti, che deriva da una tragedia di Voltaire. Un cambio stilistico ancora flauto-arpa raffinati grazie a François-Joseph Naderman(1781-1835)compositore e arpista con la Sonatina coinvolgente lieve interludio, gioiello con chiara bella sonorità delicata. Evento che creava un’unione empatica, facendo riflettere e divertire: plauso e ovazioni dal pubblico.

                                                                           Recensione di Barbara Baroni
MantovaMusica, Teatro Bibiena 1 febbraio 2026
Foto BB

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