Fondazione Cini: tre restauri grazie a Save Venice. Un virginale di fine 500, un cassone nuziale toscano e una Madonna col Bambino del XIV secolo.
Terminato il minuzioso restauro e le indagini diagnostiche, i tre antichi oggetti delle Collezioni Cini sono di nuovo visibili al pubblico e a disposizione degli studiosi: si tratta di un virginale cinquecentesco, un cassone nuziale e una scultura lignea trecenteschi.
Gli interventi sono stati realizzati grazie al supporto di Save Venice, con il contributo di The Boston Chapter of Save Venice (virginale) e di Christopher Todd Page (cassone nuziale e scultura) sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Venezia, e condotti da Stefania Sartori.
Si tratta di un’operazione che rientra in una più ampia campagna di restauro che la Fondazione Giorgio Cini porta avanti sia sulle parti monumentali sia sulle collezioni.

IL VIRGINALE
È uno strumento musicale a tastiera della famiglia delle spinette, di dimensioni contenute (cm 25 x 120 x 52) assai diffuso in età tardo-rinascimentale e apprezzato per la dolcezza e l’armonia del suono.
Lo strumento presenta una cassa lignea interamente decorata con motivi arabeggianti, cartigli e ghirigori sottolineati da linee dorate su fondo nero. L’anta frontale aprendo lo scrigno mette in evidenza decorazioni estremamente raffinate.
Acquistato da Vittorio Cini nel 1938 dall’antiquario veneziano Antonio Carrer, è rimasto poi collocato presso il salone d’onore del Castello di Monselice prima di essere trasferito all’Isola di San Giorgio. Per stile e cronologia è stato accostato a un altro raffinatissimo esemplare, conservato presso il Royal College of Music di Londra, firmato da Giovanni Celestini a Venezia nel 1593, lo stesso periodo cui è databile il manufatto Cini.
A restauro avvenuto, ora sono leggibili le decorazioni su fondo laccato che percorrono interamente la cassa lignea, caratterizzate da motivi con cartigli e ghirigori di gusto orientaleggiante, tipiche della tradizione veneziana del pieno Rinascimento. Decorazioni ancor più preziose, leggermente in rilievo e realizzate con oro a conchiglia, argento, lacche rosse e verdi, si ritrovano pure all’interno dello scrigno, chiuso da un’anta frontale.
Anche i tasti bianchi in osso ed ebano sono ornati con lettere in oro e decorazioni arabeggianti. Il supporto è invece realizzato dall’assemblaggio di masselli lignei; nel piano armonico vi sono ancora le corde, i martelletti e tutte le parti utili per l’utilizzo dello strumento.

IL CASSONE NUZIALE
Opera di manifattura fiorentina dell’ultimo quarto del XIV sec. è realizzato in legno di pioppo e misura 52 x 144 x 58,5 cm.
È entrato nelle Collezioni Cini, proveniente dalla raccolta di Anna Maria di Bosco fino al 1940, per essere quindi collocato presso il Castello di Monselice. Successivamente è rimasto nella Galleria di Palazzo Cini a San Vio, presso la Sala dei Primitivi.
Ha la forma di una cassa con il coperchio leggermente bombato e rinforzato da una serie di giri di piastre metalliche che suddividono il fronte in cinque specchiature. Ognuna di esse contiene due scene sovrapposte eseguite a leggero rilievo, che alternandosi tra loro su campi di colore rosso e di colore blu, presentano alcuni temi codificati dalla tradizione cortese, ed assai diffusi nell’iconografia di ambito matrimoniale, quali la raffigurazione di un giovane e una dama ai lati della “Fontana d’Amore” e di un cavaliere coronato a cavallo, ora con il frustino ora con lo scettro.
Ai lati della serratura centrale, due scudi con armi di famiglia: uno purtroppo illeggibile, l’atro invece è identificabile con lo stemma della famiglia Del Riccio, a confermare la paternità fiorentina dell’opera. I lati brevi del cassone sono invece impreziositi da motivi floreali, sempre a leggero rilievo e su fondi rossi e blu. Sul coperchio si notano infine tracce dell’antica decorazione a pastiglia.

MADONNA CON IL BAMBINO
La scultura, in legno intagliato e dipinto, raffigura la Madonna con il Bambino in braccio. Nella mano destra la Vergine regge un libro, mentre Gesù, sostenuto con il braccio sinistro, accarezza una colomba. Ata 176 cm, l’opera è attualmente attribuita a un maestro abruzzese ed è databile alla seconda metà del XIV secolo.
Acquistata nel 1960 da Vittorio Cini presso l’antiquario fiorentino Giovanni Salocchi, la statua è sempre stata custodita a Palazzo Cini a Venezia, dove è tuttora esposta, nella Sala dei Primitivi.
C.S.M.F.
Fonte: tratto da comunicato stampa 11 febbraio 2026
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