Recensione di Riccardo Raccuglia. Palazzo Reale: si indaga, qui e in altre 3 sedi, sulla genesi e sull’eredità della Metafisica, avanguardia italiana e profondamente europea.
Sono ben quattro le sedi dove si snoda la riflessione espositiva sulla Metafisica e sul rapporto non lineare, ma profondo con Milano. Il Ministero della Cultura, congiuntamente al Comune di Milano, dal 28 gennaio fino al 21 giugno, dedica al tema gli ambienti di Palazzo Reale, la Grande Brera, Museo del Novecento e Gallerie d’Italia (vedi qui).
Ecco la recensione della possente mostra attiva presso Palazzo Reale, dove contestualmente sono attive le mostre temporanee dedicate a Kiefer “Le alchimiste” (vedi qui), ai Macchiaioli (vedi qui) e a Robert Mapplethorpe (vedi qui).
La metafisica è il tema eletto come protagonista della grande stagione espositiva milanese, che quest’anno può vantare il grande evento delle Olimpiadi invernali. Scelta motivata dalla risonanza delle opere dei grandi artisti dell’avanguardia, così come dal forte accento “nazionalistico” che questa corrente piò vantare, in un contesto novecentesco dove l’Italia spesso ha perso la sua centralità secolare nel contesto dell’arte europea.
La mostra è ampia, come è ampio il catalogo di opere esposte, favorito dalla rete di prestiti tra grandi collezioni cittadine e talune private. Lo scopo della mostra è lineare, ma cronologicamente vasto: dimostrare le origini dell’avanguardia, nella sua opposizione con il Futurismo, e le sue ampie ricadute non solo sulla coeva arte figurativa, ma anche sull’architettura, design, moda ed altro.
L’obiettivo è stato raggiunto: in un tempo di percorrenza accettabile, ovvero 1,30-2 ore, si riesce a percepire il genio creativo di De Chirico, colosso del pensiero e dell’arte figurativa dell’intero continente, così come le propaggini sugli artisti della sua cerchia e di altri, che segnarono il Novecento italiano, quali Savinio e Morandi.

Gli ambienti, ampi e illuminati con grande sobrietà, si conciliano perfettamente con la selezione delle opere, soprattutto nella prima parte, dove gli assoli di De Chirico, pregni di malinconia e maestosità, dialogano tra loro agevolmente, consegnando alla contemporaneità una profondità riflessiva che dovette apparire già lunatica nella prima metà del Novecento, dominata dalla furia creativa e distruttiva del Futurismo di Marinetti.
Oggetti, ritratti e paesaggi spogli, collocati ad arte in piazze e scenari urbani assolati, surreali ma densissimi di materia. Una riflessione sulla materia pura, che l’artista rappresenta con un mezzo quasi analogico, ma per questo atavico, ovvero la pittura, grande nemica delle avanguardie storiche novecentesche. Una scelta quasi inaccettabile, ma che rappresentò l’ultimo momento decisivo, probabilmente, della storia dell’arte “italiana”, se di storia dell’arte nazionale si può parlare nel Novecento. Volumi, paesaggi, cromie che non ignorano certamente l’enorme eredità classicheggiante nostrana, ma che si affacciano su una concezione della pittura sempre più concettuale e rivolta più alla materia che alla forma. Un senso di spaesamento che meglio non poteva descrivere lo spirito di perdizione dell’Italia prima della grande guerra, poi tradotto malamente dal periodo fascista.
Passando attraverso le interpretazioni, talvolta veri e propri riusi, da parte degli artisti della metà del secolo, si arriva agli omaggi di artisti lontani, ma ancora ispirati dal genio di De Chirico e della cerchia di Ferrara, da cui nacque l’avanguardia: Kentridge, così come Warhol.
Stupisce, anzi meraviglia, che il percorso si concluda ad anello, nuovamente con De Chirico, con una esposizione su un ambiente aperto di una buona decina di opere realizzate tra anni Cinquanta e Settanta dall’artista e allestite brillantemente da Francesco Vezzoli. Queste opere trasudano un nuovo spirito, il tipico spirito degli artisti che alla vecchiaia si spogliano dei grandi interrogativi e di quell’ansia tipica della giovinezza per risolvere composizioni e iconografie con ironia e leggerezza. Agevola questo senso di insieme la citazione, da parte di Vezzoli, dei grandi manichini di De Chirico sullo sfondo delle pareti.
La mostra dialoga anche con le altre arti, e probabilmente raggiunge in queste analisi i momenti più intriganti: dal dialogo con l’architettura razionalista del Fascismo, più monumentale e austera, ma certamente inspirata dalle forme essenziali di De Chirico, alla moda, con le citazioni di Virgil Abloh nelle recentissime collezioni di Louis Vuitton. Come non meravigliarsi di fronte alla ricorrenza di iconografie e spirito metafisici nelle copertine di grandi album del Progressive Rock degli anni ’70, quali Animals dei Pink Floyd e Nursery Crime dei Genesis. Uno spirito di circolarità ed eternità che la mostra agevola con grande furbizia e consapevolezza, assecondando quella stagnazione del tempo che le mute cromie di De Chirico hanno consegnato al mondo.
Permea così un senso di comunanza e coerenza tra tutte queste opere e generi, che solo le grandi, o ottime mostre, riescono a materializzare, con conoscenza e creatività. E l’eredità della Metafisica accarezza la nostra immaginazione, come un costante assillo presente nelle nostre coscienze, ma che solo la pittura ci ha permesso di materializzare: come non pensare alle visioni cinematografiche allucinate di David Lynch nel suo Twin Peaks, certamente ispirato alle iconografie di Francis Bacon, ma che ha un debito con il nostro De Chirico. E ancora, ricordi e immaginazione si mischiano: ho sempre pensato che quel senso di assolata malinconia abbia nutrito iconografie comunissime della quotidianità, quali giochi per bambini, su tutti i pannelli di Kaleidos, in voga ancora oggi.
È una mostra che parla e che soprattutto lascia parlare le opere, e quindi gli oggetti e la materia. Scelta assolutamente calzante quella di rifugiarsi sulla Metafisica come tema espositivo prevalente nella Milano delle Olimpiadi invernali: non certo la materia più identificativa della città lombarda, ma certamente tra le più identitarie a livello nazionale del Novecento e tra le più accattivanti.
Recensione di Riccardo Raccuglia
Milano, febbraio 2026
Immagini dell’allestimento: foto RR
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METAFISICA / METAFISICHE
28 gennaio – 21 giugno 2026
Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12 Milano
T +39 (0)291446160
Prenotazioni e biglietti:
https://www.ticketone.it/artist/metafisica-metafisiche/
t +39 02-33020022
ticketone.it
www.palazzorealemilano.it

