Il grande compositore ha compiuto 100 anni. Nel 2018 la Scala mise in scena la prima assoluta di ‘Fin de partie’, il suo primo lavoro per il teatro, da Samuel Beckett. Milano Musica gli ha dedicato due edizioni del Festival nel 1998 e 2018.

Il 19 febbraio György Kurtág ha compiuto 100 anni e il mondo della musica si è unito in un augurio affettuoso e pieno di gratitudine per uno dei più grandi compositori degli ultimi decenni. Dalle prime affermazioni negli anni ‛60 fino alle pagine più celebri (da citare almeno i cicli pianistici Játékok la cui prima pubblicazione risale al 1976, i Messages for the Late Miss R. V. Trussova per soprano e ensemble del 1976, i Kafka-Fragmente per soprano e violino del 1985, Stele per orchestra che fu diretto da Claudio Abbado nel 1994, …concertante… per violino, viola e orchestra del 2002) e alle ultime composizioni,

Kurtág si è imposto come modello assoluto di poesia e rigore grazie al personalissimo linguaggio concentrato e aforistico. Il Budapest Music Center, che è stato la sua casa artistica negli ultimi anni, ha presentato, il 20 febbraio al Müpa di Budapest, il suo più recente lavoro teatrale Die Stechardin, ispirato dallo scienziato settecentesco Georg Christoph Lichtenberg.

[Fin de Partie Leigh Melrose e Frode Olsen]

FIN DE PARTIE

Il Teatro alla Scala ha spesso ospitato pagine di Kurtág nei programmi da concerto, con direttori come Zoltán Peskó, Pierre Boulez e Riccardo Muti, che diresse la Filarmonica in Üzenetek e Stele nel primo Festival dedicato al compositore da Milano Musica nel 1998. Nel corso dello stesso Festival György e Marta Kurtág avevano suonato in duo al Teatro Studio. La Scala e Kurtág restano tuttavia indissolubilmente legati dalla storica commissione di Fin de partie, prima opera di un gigante della musica alla soglia dei 90 anni. Kurtág aveva scoperto Beckett già negli anni ‛50. «Quando arrivai a Parigi nel 1957 – ricorda – Ligeti mi aveva scritto che aveva letto En attendant Godot e che lo trovava geniale. Un altro amico d’infanzia, Yves Klein, mi ha portato a teatro a vedere Fin de partie, una cosa del tutto nuova per me. E là, è stata la rivelazione».

[Da sinistra: Pierre Audi, György Kurtág e la moglie Márta Kinsker]

Nonostante l’entusiasmo per l’autore, Kurtág è restio ad affrontare la composizione di un’opera teatrale di grandi dimensioni, apparentemente lontanissima dalla sua poetica fatta di concentrazione e frammenti. Sono la tenacia di Alexander Pereira e Pierre Audi a convincerlo: annunciata e poi rimandata a Salisburgo e poi due volte alla Scala, l’opera, in coproduzione tra la Scala e la Nederlandse Oper, va finalmente in scena al Piermarini il 15 novembre 2018 con la direzione di Markus Stenz e la regia dello stesso Audi. La prima parte delle prove dell’opera si è svolta presso il Budapest Music Centre per permettere all’autore, che non può viaggiare a causa dell’età, di apportare le ultime modifiche e lavorare con il direttore d’orchestra e i cantanti Frode Olsen, Leigh Melrose, Hilary Summers e Leonardo Cortellazzi.

In sala alla prima ci sono oltre cento giornalisti accreditati da tutto il mondo; Milano Musica dedica per la seconda volta un Festival al compositore e il Museo Teatrale insieme a Milano Musica e alla Fondazione Paul Sacher-Basilea allestisce la mostra “György Kurtág, Segni, giochi, messaggi”, a cura di Heidy Zimmermann, Cecilia Balestra e Franco Pulcini.

L’immensa eco della nuova creazione si traduce in una serie di riprese nei maggiori teatri europei: dopo la ripresa ad Amsterdam nel 2019, lo spettacolo di Audi approda all’Opéra di Parigi nel 2022, sempre con Markus Stenz sul podio. Nel 2024 la Staatsoper di Vienna allestisce una nuova produzione firmata da Herbert Fritsch con la direzione di Simone Young (recensione vedi qui), mentre nel 2025 è Alexander Soddy a dirigere un altro nuovo e prestigioso allestimento di Johannes Erath alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino.

GYÖRGY KURTÁG

György Kurtág è nato il 19 febbraio 1926 a Lugos (Lugoj in rumeno) nella regione del Bánát in Romania. È cittadino ungherese dal 1948 e dal 2002 ha la doppia cittadinanza ungherese e francese. Kurtág ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di cinque anni con Klára Vojkicza-Peia. Negli anni successivi, suonare con sua madre è stato per lui un’importante fonte di ispirazione: insieme hanno suonato arrangiamenti per pianoforte a quattro mani di sinfonie di Haydn e Beethoven e ouverture di Mozart. La prima vera insegnante della sua vita è stata Magda Kardos, insegnante di pianoforte a Temesvár/Timişoara, che ha esercitato un’influenza duratura su Kurtág, anche nel campo della composizione. Il suo primo insegnante di composizione (armonia e contrappunto) fu Max Eisikovits, sempre a Temesvár/Timişoara.

Nel settembre 1945 Kurtág sostenne l’esame di ammissione all’Accademia di Musica di Budapest: fu in quell’occasione che conobbe György Ligeti, che rimase suo amico fino alla morte di quest’ultimo nel 2006. Kurtág iniziò i suoi studi all’Accademia di Musica di Budapest nel 1946. Tra i suoi professori figuravano Pál Kadosa (pianoforte), Leó Weiner (musica da camera), Sándor Veress e successivamente Ferenc Farkas (composizione); ricevette inoltre importanti impulsi da Pál Járdányi. Kurtág si laureò in pianoforte e musica da camera nel 1951 e in composizione nel 1955. Nel 1947 Kurtág sposò Márta Kinsker (1927-2019), che da allora ha avuto un ruolo decisivo in ogni ambito della sua vita: come moglie, come madre del loro figlio, György Kurtág Jr (nato nel 1954), come pianista e anche come prima ascoltatrice e critica delle sue composizioni in gestazione.

Nel 1957-1958 Kurtág frequentò i corsi di Messiaen e Milhaud a Parigi. Tuttavia, fu Marianne Stein ad avere il maggiore impatto su di lui. Non solo lo aiutò a trovare una via d’uscita dalla crisi che aveva paralizzato il suo lavoro di compositore per diversi anni, ma aprì anche un nuovo capitolo nella sua carriera; gli indicò una nuova direzione. Da qui la dedica del Quartetto per archi op. 1 e dei Kafka-Fragmente op. 24 a Marianne Stein.

Durante i mesi trascorsi a Parigi, Kurtág assistette ai concerti del Domaine musical sotto la direzione del suo fondatore, Pierre Boulez, e ascoltò diverse composizioni di Boulez, un’esperienza che si rivelò significativa per il suo pensiero. Il periodo trascorso a Parigi, così come i pochi giorni a Colonia durante il viaggio di ritorno a Budapest, quando incontrò nuovamente Ligeti e ascoltò la sua composizione elettronica Artikulation, ma anche la conoscenza di Stockhausen e l’ascolto del suo Gruppen per tre orchestre furono ulteriori influenze decisive che giocarono un ruolo importante mentre lavorava al Quartetto per archi op. 1.

Tra il 1960 e il 1968, Kurtág ha lavorato come maestro ripetitore per i solisti del National Concert Bureau; nel 1967 è stato invitato a insegnare all’Accademia di Musica. Inizialmente è stato assistente di Pál Kadosa per il pianoforte, poi ha insegnato musica da camera. Si è ritirato nel 1986, ma ha continuato a tenere lezioni regolarmente fino al 1993. Da allora ha tenuto corsi di musica da camera in molti Paesi europei e negli Stati Uniti. Lui e sua moglie si sono esibiti anche in recital eseguendo brani della serie per pianoforte Játékok [Giochi] alternati alle trascrizioni di Bach di Kurtág.

Nel 1971 Kurtág ha trascorso un anno a Berlino Ovest con una borsa di studio del DAAD. Nel 1973 gli è stato conferito il Premio Kossuth (nel 1996 è stato insignito del premio una seconda volta). Nel 1981 l’Ensemble intercontemporain ha eseguito a Parigi la prima mondiale di Messages of the Late Miss R.V. Troussova, Op. 17 per soprano e ensemble da camera (solista: Adrienne Csengery, direttore: Sylvain Cambreling). È stato questo evento a segnare la svolta internazionale di Kurtág. Nel 1993, su invito del Wissenschaftskolleg, si è trasferito a Berlino per due anni come compositore residente dei Berliner Philharmoniker. Nel 1995-1996 è stato ospite del Konzerthaus di Vienna con lo stesso incarico. Sono seguiti incarichi ad Amsterdam (1996-1998), nuovamente a Berlino (1998-1999) e a Parigi (1999-2001).

György Kurtág ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi, tra cui il Premio della Fondazione Musicale Ernst von Siemens nel 1998 e il Grawemeyer Award – uno dei premi musicali più prestigiosi al mondo – per …concertante…, Op. 42 nel 2006.

C.S.
Comunicato stampa Teatro La Scala 17 febbraio 2026