Palazzo Madama: restaurato il polittico con San Gerolamo e Santi, annunciazione e scene della passione di Defendente Ferrari, dei primi del Cinquecento. Qui galleria immagini.

È un’opera di straordinaria importanza per la storia della pittura piemontese del primo Cinquecento. Grazie al generoso finanziamento dell’avvocato Marziano Marzano, già Assessore e Vicesindaco della Città di Torino per oltre dieci anni, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica ha potuto affrontare e portare a compimento un delicato e complesso intervento di restauro sul Polittico con san Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione di Defendente Ferrari, restituendo così al pubblico un capolavoro delle collezioni civiche torinesi.

Al termine del restauro, l’opera sarà nuovamente esposta nella Sala Acaia, al piano terra del museo, nella stessa sede che la ospitava prima dell’intervento, tornando così a dialogare con il percorso permanente di Palazzo Madama.

L’OPERA

Il polittico fu realizzato da Defendente Ferrari (Chivasso, 1475 ca. – 1540), allievo di Giovanni Martino Spanzotti con il quale collaborò in diverse occasioni tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. In seguito, la sua autonoma bottega diffuse in numerosi episodi, in tutto il territorio del ducato di Savoia, un linguaggio elegante e raffinato, espressione di una mediazione tra la pittura dell’Italia padana e quella francese e fiamminga, riconoscibile nella costante attenzione ai particolari, dagli elementi naturali ai dettagli preziosi degli abiti.

Il polittico presenta al centro san Gerolamo nel suo eremitaggio, affiancato da due tavole laterali con coppie di santi. Non si conosce la collocazione originaria dell’opera, priva di riferimenti storici o iconografici certi. Un elemento di eccezionale interesse è la cornice originale, decorata con candelabre rilevate a pastiglia secondo i dettami della cultura rinascimentale, così come la predella, realizzata con una raffinatissima tecnica di tratteggio a oro che richiama tanto l’oreficeria quanto le tecniche incisorie.

Entrato nelle collezioni civiche grazie al mecenatismo illuminato di inizio Novecento – grazie al contributo di Giovanni Battista Devalle, Isaia Levi e Silvio Simeom – il polittico torna oggi pienamente leggibile e strutturalmente risanato grazie a un atto di mecenatismo altrettanto significativo.

IL RESTAURO

Dipinta su tavola e conservata con la cornice originale, a differenza di molte altre opere simili oggi nei musei o nelle chiese, l’opera – acquisita dal Museo nel 1932 – ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti. La presenza della carpenteria originaria, rara per polittici di questa epoca, ha reso necessaria la revisione delle soluzioni conservative adottate in precedenti restauri.

Il restauro ha riguardato innanzitutto gli aspetti strutturali e di montaggio dell’insieme, con un complesso lavoro di risanamento delle tavole lignee che costituiscono il supporto dei dipinti. In particolare, la tavola centrale presentava evidenti segni di un’antica frattura, che è stata ricomposta con grande accuratezza, restituendo stabilità e continuità all’intero polittico. Parallelamente, sono stati affrontati gli interventi sulla superficie pittorica.

Il lavoro è stato condotto dal laboratorio di restauro di Leone Algisi a Gorle (BG), che ha curato gli interventi sulla parte lignea e strutturale, con la collaborazione di Carla Grassi per la parte pittorica.



C.S.m.
Comunicato stampa 20 febbraio 2026
Immagini della presentazione: ph Alessandro Bergadano

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