Museo Archeologico: torna nella città di provenienza la celebre statua bronzea, simbolo identitario di Arezzo, del 300–270 a.C., in prestito dal Museo Archeologico di Firenze.

Al Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo si è inaugurata la mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, del Sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, del Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale Alfonsina Russo, del Direttore generale Piano Olivetti per la cultura Stefano Lanna, della Direttrice regionale Musei nazionali della Toscana Carlotta Paola Brovadan e del Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze Daniele Federico Maras.
La mostra è aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026.

LA STATUA IN BRONZO

Cuore della mostra è l’esposizione della Minerva di Arezzo, uno dei grandi bronzi dell’antichità, ritrovata nel sottosuolo di Arezzo nel 1541, durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo. La statua fu subito donata al duca Cosimo I de’ Medici, che la mise nel suo studio privato a Firenze. E da allora rimase nella città, come parte delle collezioni archeologiche granducali, che dal 1871 sono confluite nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze per essere offerte alla fruizione di tutti gli italiani.

Nella nuova esposizione al Museo di Arezzo, la Minerva è collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del Museo, dove viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva che ne ripercorre la scoperta, la fortuna collezionistica fiorentina e la complessa storia conservativa.

La scultura (h. 150,5 cm; spessore medio del bronzo 4,5 mm) raffigura una dea Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la riconducono a un originale ellenistico, databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C. circa), forse prodotto in ambito italico o magnogreco.

IL RESTAURO DELLA MINERVA

Il restauro condotto tra il 2000 e il 2008 ha restituito la flessuosità originaria della figura e ha messo in luce raffinate soluzioni tecniche, come l’uso del rame per le labbra e per i dettagli delle ciglia.

Accanto alla statua antica, la mostra presenta una copia in bronzo realizzata dalla Fonderia Artistica Marinelli, che documenta l’aspetto dell’opera dopo i restauri settecenteschi di Francesco Carradori, insieme al braccio destro e al serpente dell’elmo realizzati dallo stesso Carradori e rimossi con l’ultimo intervento conservativo.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo consente di approfondire il contesto archeologico del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino.

Un nuovo allestimento valorizza i resti della domus – mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi – permettendo di comprendere il significato della presenza della statua come elemento di prestigio e luxuria privata.

La mostra amplia infine lo sguardo sulla Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, come l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense suggerita dal rinvenimento degli elogia Arretina.

SEMI DI COMUNITÀ

La mostra si inserisce in un programma nazionale dedicato al coinvolgimento attivo delle comunità nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale. Infatti, prende il via il progetto “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”, fortemente voluto dal Ministero della Cultura – Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo.

La mostra e il progetto si caratterizzano per un vasto e articolato programma di iniziative, che affianca l’esposizione con eventi, incontri, laboratori, seminari e processi culturali partecipati rivolti alle scuole, ai cittadini, alle associazioni del territorio e ai professionisti del settore. L’obiettivo è rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore di identità, locale e italiana.

Con Semi di comunità, il MiC consolida un impegno strategico, assunto dal Ministro Alessandro Giuli, volto a rafforzare il valore del patrimonio nazionale, promuovendo modelli innovativi di partecipazione, co-creazione e valorizzazione sostenibile e riaffermando, attraverso il Piano Olivetti, il ruolo della cultura come motore di sviluppo e coesione dei territori.

GLI INTERVENTI AL MUSEO

La mostra si accompagna a interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, finalizzati a migliorare la qualità degli spazi, l’accessibilità e l’esperienza di visita. L’esposizione diventa così occasione per un investimento duraturo sul museo e sul territorio, coerente con le linee strategiche del Ministero della Cultura in materia di valorizzazione integrata e sostenibile.

C.S.M.F.
Fonte: comunicato febbraio 2026

LA MINERVA DI AREZZO. UNA STORIA DI COMUNITÀ RITROVATA
15 febbraio – 6 settembre 2026

Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”
via Margaritone, 10 – Arezzo
Telefono: +39 0575 20882
Email: drm-tos.archeoar@cultura.gov.it
https://museitoscana.cultura.gov.it/luoghi_della_cultura/museo_archeologico_nazionale_gaio_cilnio_mecenate_e_anfiteatro_romano/

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