Palazzo Pallavicini: arriva in Emilia la mostra di 126 fotografie bianco/nero, 40 a colori, 42 dipinti. Uno sguardo lirico e intimista sulla New York del secondo ‘900.
«Mi capita di credere nella bellezza delle cose semplici. Credo che la cosa meno interessante possa essere molto interessante» Saul Leiter.
Vertigo Syndrome, in collaborazione con diChroma photography, Saul Leiter Foundation, il patrocinio del Comune di Bologna e con la curatela di Anne Morin, presenta a Palazzo Pallavicini di Bologna, dal 5 marzo al 19 luglio 2026, la grande mostra dedicata a Saul Leiter, uno dei più raffinati maestri della fotografia del XX secolo.
Dopo aver fatto tappa a Padova (vedi qui) l’esposizione intitolata “Saul Leiter. Una finestra punteggiata di gocce di pioggia”, riunisce ora a Bologna 126 fotografie in bianco e nero, 40 fotografie a colori, 42 dipinti e rari materiali d’archivio, tra cui riviste originali d’epoca e un documento filmico. La mostra comprende sia stampe vintage che moderne, primi lavori sperimentali e celebri immagini di moda realizzate per testate come Harper’s Bazaar.
Un percorso che mette in luce ciò che distingue Leiter dai suoi contemporanei e spiega perché la sua opera continua a ispirare generazioni di fotografi.
L’allestimento è concepito anche come un’esperienza immersiva e partecipativa: la disposizione degli spazi, delle luci e dei punti di vista invita i visitatori a osservare e a fotografare come faceva lo stesso Saul Leiter. Alcune sezioni della mostra sono studiate per consentire al pubblico di sperimentare in prima persona le sue modalità di inquadratura e composizione, ricreando giochi di riflessi, trasparenze e frammenti visivi tipici del suo sguardo poetico.
SODDISFATTI O RIMBORSATI
I visitatori insoddisfatti dell’esposizione avranno la possibilità di essere rimborsarti dell’intero importo del biglietto pagato.
NEW YORK IN UN GESTO, UN DETTAGLIO, QUASI NULLA
Mentre i fotografi della sua epoca miravano a rappresentare la grandezza e la modernità di New York, Saul Leiter scelse una via opposta: trasformare la quotidianità in poesia visiva. Nelle sue immagini il reale diventa lirico – il vapore che sale dai tombini, gli ombrelli nella pioggia, i riflessi sulle vetrine – frammenti discreti e sognanti di una città colta più per allusioni che per descrizioni.
La sua visione rifiuta l’approccio documentaristico dominante del dopoguerra per creare invece “haiku fotografici”, brevi rivelazioni dove realtà e astrazione si fondono.
«Leiter si divertiva con ciò che vedeva. Non era interessato al carattere egemonico di New York o alla sua mostruosa modernità – spiega la curatrice Anne Morin -. Inventava giochi ottici, intrecci di forme e piani che nascondono e rivelano ciò che si cela negli intervalli, nelle vicinanze, nei margini invisibili».
L’ABBRACCIO ALL’IMPERFEZIONE
Viviamo un paradosso affascinante: mentre gli algoritmi perfezionano ossessivamente ogni pixel, il pubblico, logorato da instagram, torna a desiderare ciò che è fuori fuoco, appena evocato, impreciso. L’arte, ancora una volta, vive di contraddizioni.
Le fotografie non perfette parlano un linguaggio involontario ma potente.
Foto che altri avrebbero scartato ma che Saul Leiter ha invece cercato e sono il cuore della sua poetica: l’ostruzione diventa linguaggio, il taglio fotografico non centrato diventa stile. Leiter avrebbe rifiutato la perfezione ossessiva dei nostri contemporanei, preferendo la sporcatura casuale e naturale alla definizione perfetta.
A differenza dei colleghi che cercavano nitidezza e definizione, Leiter abbracciava l’imperfezione, fotografando attraverso vetri appannati, tende, pioggia o neve: elementi che trasformava in parte integrante della composizione. Le sue immagini, dense di livelli e trasparenze, sfumano il confine tra fotografia e pittura.
Già nel 1948 iniziò a sperimentare con il colore, in un’epoca in cui questo era considerato commerciale o frivolo. Leiter invece ne fece un linguaggio poetico, anticipando di decenni l’accettazione del colore nell’arte fotografica. Le sue tonalità audaci e vellutate trasformano le scene di strada in composizioni astratte e sensuali, attirando presto l’attenzione del mondo della moda.
Collaborò così con Esquire, Harper’s Bazaar e, nei due decenni successivi, con Show, Elle, British Vogue, Queen e Nova.
UN TIMIDO PITTORE CON LA LEICA
La mostra sottolinea la doppia identità di Leiter come pittore e fotografo, rivelando come la sua sensibilità pittorica abbia modellato il suo sguardo fotografico. La sua formazione nelle arti visive gli permise di affrontare la fotografia a colori con un’eleganza e una delicatezza uniche, trattando ogni immagine come una tela.
«Non ho una filosofia. Ho una macchina fotografica – diceva Leiter -. Guardo attraverso l’obiettivo e scatto. Le mie fotografie sono solo una piccola parte di ciò che vedo e che potrebbe essere fotografato. Sono frammenti di possibilità infinite».
Antidivo per natura, refrattario alla fama, Leiter pubblicò e mostrò solo una parte del suo vasto corpus. Molti negativi rimasero inediti, custodendo l’aspetto più intimo e poetico della sua ricerca. Nel 2018, cinque anni dopo la sua morte, emerse una serie poco conosciuta di nudi in bianco e nero, scattati tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60, realizzati in collaborazione con le donne della sua vita.
Il suo lavoro, intriso di un ordine segreto e di un equilibrio misterioso, rivela il poeta nascosto dietro il fotografo.
SAUL LEITER SECONDO ANNE MORIN
«Le immagini di Leiter durano quanto il battito di un ciglio, posizionate sul bordo di qualcosa. Sono istantanee, forme brevi, frammentate, come annotazioni di realtà. Realizzate con una maestria e una metrica che ricordano gli haiku. Il suo gesto è quello di un calligrafo: veloce, preciso, senza scuse».
BIOGRAFIA ESSENZIALE
Figlio di un noto rabbino, Saul Leiter abbandonò gli studi religiosi per dedicarsi all’arte. Nel 1946 si trasferì a New York per dipingere, entrando presto in contatto con artisti come Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith, che incoraggiarono la sua attività fotografica.
Fin dagli anni giovanili sperimentò con pellicole Kodachrome 35 mm, ritraendo amici, passanti e scorci di strada nei dintorni della sua casa dell’East Village. Dopo un periodo di successo nella fotografia di moda, visse due decenni lontano dai riflettori.
La pubblicazione della monografia Early Color (2006) segnò la sua riscoperta internazionale, consacrandolo come pioniere della fotografia a colori.
Le sue opere oggi fanno parte delle collezioni dei maggiori musei del mondo – dal Whitney Museum of American Art al Victoria and Albert Museum – confermandone il ruolo di figura chiave nella storia della fotografia moderna.
Saul Leiter è morto il 26 novembre 2013 nella sua casa di New York.
La Saul Leiter Foundation, fondata nel 2014, conserva e promuove il suo archivio – un patrimonio di fotografie, dipinti e oggetti personali – attraverso mostre, pubblicazioni e attività culturali. Dopo il centenario della nascita celebrato nel 2023 con The Unseen Saul Leiter e Saul Leiter: The Centennial Retrospective, la Fondazione continua a far emergere nuovi capitoli del suo straordinario universo visivo.
C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 29 gennaio 2026
Nella locandina (particolare) Advertisement for Miller Shoes,1957
© Saul Leiter Foundation
SAUL LEITER. UNA FINESTRA PUNTEGGIATA DI GOCCE DI PIOGGIA
5 marzo 2026 – 19 luglio 2026
Palazzo Pallavicini
via San Felice 24 – 40122 Bologna
Segreteria: 3514535469
Telefono: 3313471504
Email: info@palazzopallavicini.com
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