Approfondimento di Barbara Baroni. MantovaMusica: recital del raffinato pianista nel cuore del Romanticismo tedesco, dalla poesia al sogno, dall’inquietudine alla gioia, da Beethoven a Schumann.
Poesia crepuscolare di paesaggi infiniti, che tocca il cuore, momenti introspettivi, passione e raffinatezza anche con la Sonata op.27 n.2 “Chiaro di luna” di Ludwig Van Beethoven (1770-1827) nell’ambientazione ideale del mantovano Teatro Bibiena, l’1 marzo con il recital Dal tramonto all’alba, per MantovaMusica – I concerti della domenica: sul palco il bravissimo pianista Davide Cabassi, noto a livello internazionale, con atmosfera lunare come in un notturno.
Ricordiamo che il “notturno” è una forma nata dalla serenata settecentesca ed evoluta con Field e Chopin ad indicare un brano che si svolge “dal tramonto all’alba”, anche rammentando il Primo Preludio del Clavicembalo ben temperato di J. S. Bach. Dunque Beethoven scrive «si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordino», allude così al pedale di risonanza tenuto e all’attacco dolce del tasto, e dona il titolo “Quasi una Fantasia”, con la sua forma innovativa, ispirazione seguita dall’interprete in modo rigoroso, sempre nel piano.

La Sonata è un capolavoro inarrivabile che faceva ricordare le stelle sugli abissi, trascinava con inquietudine romantica e calma olimpica in una atmosfera dove l’ascoltatore viene rapito dal miracolo delle note. Le terzine creavano un meraviglioso ricamo filigrana impreziosita dalla tonalità di Do diesis minore, un cullante accompagnamento con una melodia chiaroscurale. L’anima dell’autore si svelava già dall’incipit coinvolgendo gli ascoltatori e portandoli in un mondo di sogno, di notturna fantasia. Univa alla bellezza della natura, faceva pensare alla malinconica solitudine, raggiungendo vette introspettive, che fanno riflettere profondamente in parti sublimi nel magico fluire. La sonata composta nel 1801 e pubblicata nel 1802 è dedicata alla contessa Giulietta Guicciardi. Il titolo è attribuito al musicologo Ludwig Rellstab che lo collegò ad una meditazione con l’immagine poetica della luna che si rifletteva nel lago dei Quattro cantoni. È una composizione affettuosa e descrittiva un eco, con il suo colore argenteo evocativo.
Liszt definì l’Allegretto in re «un fiore fra due abissi», caratterizzato con maestria come intermezzo rasserenante che rievocava lo stile galante. Sulla leggiadria dell’Allegretto nasceva tempestoso il Presto agitato finale, in cui quanto era anticipato soprattutto nell’Adagio incantevole, pare emergere vorticoso. Costruito in forma-sonata, il brillante Presto agitato si basa su due temi di carattere fra loro contrastante.

Seguiva Gesänge der Frühe (Canti dell’alba) op.133 appassionata e introspettiva, opera di Robert Schumann. Si tratta di una composizione in cinque parti che si esprimono fino alla gioia con il raggiungimento dell’alba. Gesänge der Frühe risultava un insieme di felicità e sofferenza, uniti, come espressione profonda, unione e variazione, nel più autentico sentire. Schumann aveva scritto un vecchio proverbio: «in ogni tempo piacere e dolore si annodano insieme». Èil “canto del cigno”di Schumann e riflette il suo spirito creativo tormentato e la sua profondità (dedicato alla poetessa Bettina Brentano). E Clara Schumann osserva: «i canti dell’alba sono molto originali come sempre ma difficili da comprendere, il loro tono è molto particolare». Ricordava all’inizio un corale ed i poeti romantici.
Bene interpretata Humoreske op.20 opera unitaria.La fine del brano è rammentata da Schumann a Clara in una lettera dell’11 marzo 1839:«Tutta la settimana sono stato al pianoforte e ho composto, riso e pianto allo stesso tempo; troverai l’impronta di tutto ciò nella mia grande Humoreske».E Dal tramonto all’alba ricorda la chanson medioevale francese Aubade. Cabassi ha così notato «l’attualità coinvolgente degli Autori, che gli sono vicini e parlano all’umanità universalmente».
Due bis n. 1 da Kreisleriana virtuosisticadi Schumanne la canzone irlandese My wild rose.Plauso del folto pubblico.
Approfondimento di Barbara Baroni
MantovaMusica, Teatro Bibiena 1 marzo 2026
Foto Guido Mario Pavesi
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