Recensione di Barbara Baroni. Mantova Musica: due capolavori del repertorio romantico nell’esecuzione brillante del giovane quartetto Kinari, dalla sonorità compatta, evocativa e dalla forza espressiva.
La magia e tutto l’entusiasmo e la bravura degli artisti alla ribalta in un percorso romantico ed evocativo coll’“Ensemble Kinari” venerdì 13 marzo nella stupenda ambientazione Madonna della Vittoria, anche sede di MantovaMusica per la rassegna MM – Diciotto e trenta. Il preparato e brillante insieme ha affrontato intense pagine romantiche, che lasciano il segno. Il gruppo era formato da Giacomo Del Papa violino, Alessandro Aqui viola, Gianluca Pirisi violoncello e Flavia Salemme pianoforte ed hanno messo in evidenza la bellezza e la varietà nei pezzi di Schumann e Dvořák. L’insieme ha svolto per anni ricerche soprattutto nei “luoghi” musicali in parte dimenticati, in cerca di opere rare.
Ed ecco lo splendido Quartetto per pianoforte e archi op. 47 di Schumann, scorrevole, curato e con belle sonorità. Con una voce narrativa e coinvolgente si svolgeva questo quartetto, immenso l’Andante, introduzione magnifica del violino e violoncello, riflessiva e profonda composizione di ampio respiro anche con tensione sentimentale. Gli interpreti hanno dimostrato una sonorità compatta ed evocativa in un viaggio lontano con Sostenuto discorsivo e Scherzo, un insieme di suoni virtuosistici demoniaci ispirati a Mendelssohn e Finale ampio e imitativo che ricorda Bach, trascinante trionfale. È un capolavoro del Romanticismo composto nel 1842, l’ “anno della musica da camera”, considerato il doppio dell’op. 44 scritto poche settimane prima. Emergevano nell’interpretazione una grande espressività e coerenza.

Poi si stagliava la figura di Antonin Dvořák con il meraviglioso “Quartetto per pianoforte e archi n. 2, op. 87” Allegro con moto anch’esso ispirato ed eseguito con un movimento chiaroscurale, Lento espressivo cantabile sospeso con effetti eco, Allegro virtuosistico iterativo e Finale travolgente, popolaresco e accattivante. L’opera 87 guarda alle problematiche del tempo ed alla scrittura orchestrale brahmsiana, strettamente legata alla musica folklorica e alla danza. Il brano venne scritto nell’estate 1889 e ricorda procedimenti haydniani ed il Lento ha 5 interessanti sezioni.
Il Quartetto per pianoforte e archi in mi bemolle maggiore op. 87 ricco di elementi popolari si posiziona verso la fine del catalogo di Dvořák, wagneriano, seguito soltanto dal Trio Dumky e da alcune opere per violino, e presenta una vetta del repertorio cameristico dell’Autore per la drammaticità e fantastica creazione, equilibrio formale e timbrico. Organizzato in quattro movimenti, è introdotto dall’Allegro con fuoco, eseguito brillantemente, dove la traccia slava si distingue: tema all’unisono, moto discendente anche dissonante. Si nota nel Lento affabile il piano con difficili alchimie poliritmiche degli archi, usati in modo ritmico-percussivo per tornare alla quiete. Il terzo tempo è allegro grazioso. Nel Finale, da grandi virtuosi, era svettante lo sviluppo polifonico, una crepuscolare elaborazione dei tempi precedenti. I molti effetti degli strumenti e il dialogo emozionale trovano il clou nel pianoforte e coda trascinante. Il rapporto tra Schumann e Dvořák, nel contesto concertistico confronta il romanticismo psicologico e sentimentale e la melodia nazionalista anche in modo scientifico e ideale.
Il gruppo evidenziava nel concerto come Schumann esplori profonde emozioni e stati d’animo complessi e l’altro Autore elabori melodie popolari con forza espressiva e si esprima con speranza. Dvořák è celebre anche per il suo legame con la cultura ceca e slava negli aspetti di vita familiare e cultura del luogo. Entrambi i compositori sono influenzati da Brahms ed hanno influito sul contemporaneo. «Kinari, dal giapponese, è un termine che descrive la colorazione di un tessuto al suo stato più naturale, originario e puro» (Libretto di sala). I musicisti studiano in particolare il compositore siciliano Eliodoro Sollima. Plauso ed il bis n.3 del III Quartetto di Johann Strauss.
Recensione di Barbara Baroni
MantovaMusica, ex chiesa Madonna della Vittoria 13 marzo 2026
Foto Guido Mario Pavesi
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