Recensione di Barbara Baroni. MantovaMusica: percorso beethoveniano suonato e narrato con sentimento e fantasia, suono intenso, ricerca di effetti strumentali dialoganti, vagliando le possibilità sonore.  

Dialogo magico, coinvolgente, sorprendente, con un quadro monocromo, ritratto (famoso quello di J.W. Mähler) del genio di Bonn, vera ermeneutica romantica che guardava allo Sturm und Drang in particolare con la Sonata per violoncello e pianoforte. Ciò, col noto e ben affiatato e dal bel suono intensissimo, Duo Luca Provenzani – Fabiana Barbini in Aspettando Beethoven…con un Omaggio per il prossimo Bicentenario della morte dell’Autore (2027).
Introduzione interessante a cura dell’esperto Marco Pedrazzi, presso la splendida sede dell’ex chiesa Madonna della Vittoria per la serie MantovaMusica – Diciottoetrenta, il 20 marzo 2026, attraversando i “tre periodi di Beethoven”, così considerati da molti studiosi.

Il Duo, dalle doti eccezionali, ha affrontato con sentimento e fantasia la Sonata per violoncello e pianoforte op.5 n.2 (1796). «La composizione delle Sonate op. 5 avvenne d’occasione. Nel giugno del 1796 Beethoven, dedito ai concerti e che all’inizio dell’anno aveva sonato a Praga, andò a Berlino. Il re di Prussia, Federico Guglielmo II, si dilettava di violoncello (per lui Mozart scrisse i Quartetti “Prussiani” e Boccherini altri Quartetti), e conosceva uno dei migliori violoncellisti del tempo, J.Pierre Duport, a cui dobbiamo la tecnica del capotasto. Beethoven, si esibì a Corte ed offrì al re due Sonate, e le eseguì insieme con Duport», ha spiegato Pedrazzi.

La sonata inizia teneramente e affettuosamente, cantabile specchio dello spirito beethoveniano, colto dal Duo, con un Adagio e con intrecci e ricerca di effetti strumentali fantastici dialoganti: una pagina malinconica indimenticabile e innovativa, ma anche inquieta. Mettiamo in evidenza le dinamiche accentuatissime del Duo, che toccava spesso il fortissimo e vedeva la progressiva importanza del cello ed elementi vorticosi trascinanti. Allegro molto reso in modo virtuosistico ma anche con lirismo e Rondò leggiadro con essenza brillante. Emergevano nell’insieme tocchi drammatici personali in un insieme più sereno. «La Sonata per pianoforte e violoncello non esisteva ancora, alla fine del Settecento, come genere autonomo. Il rapporto tra il pianoforte ed uno strumento di tessitura grave pone infatti problemi compositivi» è stata la spiegazione del Gruppo.

Seguivano i pezzi d’intrattenimento Sette Variazioni in Si b Maggiore WoO 46 (1801) sul Tema “Bei Männern, welche Liebe fühlen” dall’opera Il flauto magico, un vivo ricordo di Mozart elaborato con atmosfere preromantiche. Realizzate cantabili ed evocative, composte da Beethoven tra il 1801 e 1802, studiano il virtuosismo e il mondo mozartiano. Brano anche cullante e grazioso e che parla al cuore proposto con gusto moderato ed espressivo. Brillantemente eseguite, le variazioni sono note per la sintesi, in confronto con altre dell’Autore «anticipando Chopin» ha specificato Provenzani. La n.4 si rileva in tono minore e la n.7 ricorda lo Scherzo del Settimino.

Si proseguiva con la virtuosistica e sofferta Sonata V per violoncello e pianoforte, op. 102 n.2 in Re maggiore (1815). Allegro con brio interpretato scorrevolmente con momenti più scuri, e contrastato, profondo e originale, Adagio con molto sentimento d’affetto canto sublime realizzato dal tono melanconico e lontano, molto innovativo e ricco di introspezione, a momenti assai triste ed evocativo come un tappeto sonoro. Infine seguiva l’Allegro fugato eseguito con effetto vitalistico.

Il brano si svolge vagliando le profondità sonore, negli anfratti più riposti come «le ultime Sonate e Quartetti e conclude con la polifonia, vetta del sapere artistico. Emerge la creazione della forma di sonata per violoncello e pianoforte, poi iniziando il cosiddetto Terzo stile. Beethoven, ormai afflitto dalla sordità, rielabora classicamente lo stile barocco e la sonata» ha concluso Pedrazzi, ed è come in un manifesto poetico, con la sua presenza, lo stile, sperimentazione e scavo interiore. Il violoncello era un Mantegazza, Milano 1750. Per bis uno stupendo Walzer di Piazzolla. Applausi dal folto pubblico.

                                                                      Recensione di Barbara Baroni
MantovaMusica – Diciottoetrenta, ex chiesa Madonna della Vittoria 20 marzo 2026
Foto B.B.

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