Di Renzo Gabriel Bonizzi. m.a.x. museo: 168 opere dell’artista del Novecento che collegò Zurigo e Milano, Canton Ticino e Italia. Dipinti, acquerelli, grafiche, sculture, oggetti di design, fotografie, manifesti, piante architettoniche, lettere e documenti.

Max Bill individua l’arte concreta quale espressione dello spirito umano che, attraverso la precisione, la chiarezza e la perfezione, può raggiungere la bellezza. Il mezzo creativo è dato dal colore, dallo spazio, dal movimento, e con la composizione di questi elementi Max Bill teorizza l’origine di nuove realtà. L’attività artistica, il pensiero teorico e l’insegnamento sono aspetti d’un unico metodo da lui adottato e riconosciuto dalla critica come concetto “d’artista universale”.

A Chiasso, il m.a.x. museo ospita la mostra “max bill (1908 -1994): la grammatica della bellezza”, a cura di Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini. L’esposizione si inserisce nel filone che il m.a.x. museo dedica ciclicamente ai “maestri del XX secolo”: netto infatti è il collegamento con l’attuale tema guida del Centro Culturale Chiasso, la pulchritudo, concetto interpretato da Max Bill attraverso un incessante lavoro di ricerca quale espressione massima di armonia, sintesi, unità, spazio e logica. La mostra è aperta dal 29 marzo al 12 luglio 2026 (ogni prima domenica del mese ingresso gratuito).

MAX BILL

Architetto, anche se più noto come pittore, scultore, designer e grafico, Max Bill frequenta il Bauhaus per due semestri nel 1927 e 1928, traendo i principi fondanti per esprimere un’arte razionale, oggettiva, non figurativa; grazie alle sue relazioni personali contribuisce a creare un forte asse fra Zurigo e Milano che contribuirà a divulgare l’innovativo fenomeno della konkrete kunst o arte concreta.
In quasi sessant’anni di intensa attività, sperimentando tutti i campi artistici, Max Bill ha realizzato dipinti, grafiche, sculture, oggetti di design e opere architettoniche oltre ai suoi significativi contributi teorici.

La Svizzera degli anni in oggetto era un crocevia di scambio per la presenza di molti intellettuali provenienti dall’Europa e grazie all’amicizia e ospitalità della famiglia Rosenbaum, l’artista soggiorna più volte con la moglie Binia a Comologno, nella casa denominata “La Barca”, fulcro di una serie di relazioni con il mondo artistico. Fra queste si ricorda quella con Jean Arp, Sophie Tauber-Arp, Max Ernst, Meret Oppenheim, Vladimir Vogel e Ignazio Silone, per il quale nel 1933 e nel 1934 disegnerà le copertine di due libri. Il Ticino si configura così come spazio di scambio e di elaborazione critica, contribuendo in modo determinante alla definizione della sua visione etica e progettuale anche attraverso un proficuo confronto intellettuale con Aline Valangin. Nello stesso periodo soggiornano a “La Barca” diversi fuoriusciti con cui Max Bill intreccia amicizie come Ernesto Buonaiuti, Elias Canetti, Max Pfister, Rudolf Jakob Humm, Jean Paul Samson.

Durante la ricostruzione post-bellica, Max Bill partecipa attivamente al dibattito sociale, culturale e politico distinguendosi al Congresso al Castello Sforzesco del 1945 e all’Ottava Triennale del 1947. Disegna il Padiglione svizzero alla Triennale di Milano del 1936 e partecipa alla sezione svizzera della IX Triennale di Milano del 1951, così come al congresso correlato De divina proportione e diretto da Le Corbusier.

Nel 1947 è promotore della mostra “arte astratta e concreta” tenutasi a Palazzo ex-Reale curata insieme a Lanfranco Bombelli Tiravanti con la grafica di Max Huber. In questo frangente ha un intenso intreccio di relazioni culturali con l’ambiente milanese fra cui si ricordano in particolare Gillo Dorfles, Ernesto Nathan Rogers, Giuseppe Samonà, aspetto che diventa la scintilla e il motore per l’aggiornamento dei linguaggi visivi nel campo delle arti e del design nella capitale lombarda e in Svizzera.

LA MOSTRA

La mostra al m.a.x. museo di Chiasso pone l’accento sulla centralità della figura di Max Bill come protagonista della cultura del Moderno, con particolare riferimento alle relazioni fra Zurigo, il Canton Ticino e l’Italia. Questo fil rouge unisce le opere in mostra, pittoriche, scultoree, grafiche e di design, esposte secondo un criterio tematico-cronologico.

Nelle quattro sale del museo sono esposte complessivamente 168 opere, di cui 60 quadri, 3 acquerelli, 34 grafiche fra litografie e serigrafie, 11 sculture in granito, marmo, ottone e acciaio, 25 fotografie, 13 oggetti di design (sgabello, sedie, tavoli, orologi e una lampada), 3 manifesti, 4 piante architettoniche con schizzi, 9 libri e diverso materiale fra cui lettere e documenti.

Grazie all’importante numero di prestatori, è questa l’esposizione più vasta tenutasi in Canton Ticino su Max Bill. Fondamentale è il prestito della collezione di Jakob e Chantal Bill e della “max, binia + jakob bill stiftung”. Vi sono opere significative anche provenienti da musei svizzeri – Fotostiftung Schweiz, Museum für Gestaltung Zürich, gta Archiv ETH Zürich, Kunst Museum Winterthur, MASI Lugano, Biblioteca Accademia di architettura USI, Mendrisio, Biblioteca cantonale, Lugano – oltre a importanti collezioni private, fra cui si ricordano la collezione Lorenzelli Arte, Milano, e wb form, Zürich

L’esposizione è accompagnata da un catalogo in italiano e inglese con un ricco apparato iconografico, pubblicato dalle Edizioni d’arte Silvana Editoriale.

LA GRAMMATICA DELLA BELLEZZA

Nei suoi contributi teorici Max Bill afferma che «la bellezza proviene dalla funzione» e sta nell’artista e nell’architetto dare forma attraverso nuove espressioni capaci di assolvere compiutamente una funzione data. L’arte concreta permette all’artista di essere assolutamente indipendente e, attraverso i suoi principi, di creare il «reale e lo spirituale».

Max Bill scrive: «sappiamo dare una forma a quelle cose che noi adoperiamo quotidianamente e a tutte le ore, dallo spillo al mobilio di casa; sappiamo modellarle secondo una bellezza che si è sviluppata dalla funzione e che per la sua bellezza adempie una funzione propria». Attraverso temi compositivi come il ritmo, la serialità, il tema e la sua variazione, l’armonia e la dissonanza, Max Bill esprime con risultati coerenti argomenti apparentemente molto distanti tra loro, perché «l’arte ha bisogno del sentimento e del pensiero».

La matematica è un quadro di riferimento costante come campo di certezze, ordine, oggettività; parafrasando Bill la matematica è da intendersi per l’artista «una configurazione di ritmi, relazioni, di leggi che hanno una origine individuale… e che possono giungere al di là delle frontiere dell’inesplorato», o ancora, come definito da Aline Valangine commentando le sue opere, «attraverso la razionalità sfociano nell’ultrasensibile».

APPROFONDIMENTO: IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni che sviluppano gli argomenti in una visione tematico-cronologica: Verso l’arte”, “Arte concreta”. “La grammatica della bellezza”.

Il primo argomento tratta il periodo dell’iniziale attività artistica e professionale indipendente di Max Bill che avviene dopo l’esperienza del Bauhaus a Dessau. Nelle opere della fine anni ’20 e inizio anni ’30 si vede in maniera chiara l’influenza dei suoi maestri Paul Klee, Wassily Kandinsky, Josef Albers e Laszlo Moholy-Nagy. Successivamente attraverso gli studi sulla grafica Max Bill si sposta verso il Modernismo e questa fase è documentata da opere ad olio, una scultura e fotografie della moglie Binia. Molto significativa è la documentazione relativa ai soggiorni a Comologno su invito dei coniugi Wladimir Rosembaum e Aline Valangin.

Nella seconda sala si affronta in maniera teorica lo sviluppo dell’arte concreta che non deve riferirsi alla natura ma a principi logico-matematici ed armonici. Max Bill mette in pratica tali concetti in architettura per la prima volta nella sezione svizzera della Triennale di Milano del 1936: attraverso quest’esperienza si documentano i suoi importanti contatti con l’ambiente italiano. Notevoli sono le sue opere ad olio espressione dell’arte concreta, come anche quelle scultoree ove la spirale rappresenta la perfetta armonia matematica.

Nell’ultima ampia sezione di mostra, articolata in due sale, si affronta l’arte, l’architettura e il design di un Max Bill maturo che si dedica alacremente ai diversi settori compresa la divulgazione. La scultura Kontinuität diventa il simbolo della sua ricerca e dei principi artistici. Introduce “Die gute Form” che applica anche nel settore del design. A partire dalla fine degli anni ’60 la pittura acquista maggiore importanza e la gamma cromatica diventa sempre più ampia e brillante, il formato quadrato viene ruotato e le dimensioni delle opere si ampliano notevolmente in permutazioni di geometria armonica, che diventa “grammatica di bellezza”.

APPUNTAMENTI COLLATERALI E SPIN OFF

Un ricco calendario di appuntamenti, tra cui conferenze, visite guidate, laboratori didattici, proiezioni di film, incontri-dibattiti, arricchisce l’esposizione.
La mostra vanta uno spin-off con l’Accademia di architettura di Mendrisio, Università della Svizzera italiana, dove è previsto un incontro fra Jakob Bill e Mario Botta, il 23 aprile, alle ore 18.30, moderato dalla giornalista RSI Rachele Bianchi Porro.

CREDITI

L’esposizione è resa possibile grazie al Dicastero Attività culturali del Comune di Chiasso, con il sostegno della Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, di “Cultura in movimento” dell’Aiuto federale per la lingua e la cultura italiana, di Valcambi Suisse (main sponsor), di AGE SA, nonché il contributo dell’Associazione amici del m.a.x. museo (aamm), dell’Associazione Villa Pontiggia Cultural Centre, e (per la conferenza) del Circolo “Cultura, insieme” Chiasso.
L’esposizione ha come mediapartner RSI Radiotelevisione svizzera.

Di Renzo Gabriel Bonizzi
(da comunicato stampa 26 marzo 2026)

MAX BILL (1908 –1994): LA GRAMMATICA DELLA BELLEZZA
29 marzo 2026 – 12 luglio 2026
(ingresso gratuito ogni prima domenica del mese)

m.a.x. museo
Via Dante Alighieri 6, CH – 6830 Chiasso (Svizzera)
T. +41 58 122 42 52
info@maxmuseo.ch  
www.centroculturalechiasso.ch
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