Recensione di Riccardo Raccuglia. Ha recentemente riaperto il tesoro della Basilica romanica milanese, con un rinnovamento notevole degli ambienti, dei materiali esposti e degli allestimenti.
Ambrogio e Milano: una storia secolare, fatta di orgoglio, determinazione e fede. La splendida basilica romanica, in cui la presenza di Ambrogio è di per sé già evidentissima, dedica uno spazio rinnovato alle collezioni della basilica, che raccontano in maniera intimistica la figura di Ambrogio, vescovo e funzionario, “sindaco” di Milano nella burrascosa epoca dell’Alto Medioevo. (Annuncio apertura post restauro, con diverso corredo fotografico, dicembre 2026 vedi qui).

La visita si collega inevitabilmente con la fruizione della basilica, partendo prima da un sacello affrescato risalente all’età moderna, poi naturalmente con il quadriportico, insieme alla sua splendida visuale della facciata, e la basilica stessa. Tutto il percorso parla di Milano e di Ambrogio, della sua impronta nella città, descrivendo uno spirito tutto milanese di attaccamento e determinazione.
Tra le ultime campate della navata laterale, si accede all’ambiente musealizzato vero e proprio, tramite un biglietto di prezzo abbastanza ridotto. L’esposizione si snoda in pochi ambienti, riadattati per inglobare l’ambiente più notevole della zona adiacente alla basilica, ovvero il Sacello di San Vittore. Questo splendido, surreale ambiente cupolato, nato come spazio liturgico autonomo, poi dedicato al protomartire Vittore, ci cattura per la decorazione estremamente essenziale, tendente all’astrazione, dove il colore oro della cupola mosaicata ci abbraccia, facendoci immergere in un’atmosfera di pura astrazione che solo la cultura altomedievale avrebbe potuto pensare, attraverso quella scarnificazione della componente figurativa e soprattutto drammatica che la connota.
Questo brano, lirico e antico, del sacello, si arricchisce ancor di più con la descrizione ritrattistica di martiri e santi della città di Milano, tra cui si sporge lo stesso Ambrogio, con quella urgenza di agire e comunicare che lo dovettero connotare anche in vita.

Il santo è rappresentato in abiti civili da funzionario romano, non da vescovo, e presenta una fisionomia del tutto anomala rispetto all’appiattimento tendente all’astrazione del secolo V a cui appartiene la decorazione. Infatti, asimmetrie e difetti fisici vengono evidenziati con grande franchezza: un’immagine franca per un uomo che dovette meritarsi questa reputazione in vita, così come dopo la morte.
Tutt’intorno, gli ambienti che accolgono i manufatti relativi alla storia della basilica e soprattutto al vissuto dello stesso Ambrogio, dal derelitto del letto che lo dovette accogliere al momento della morte, sino ad abiti ed oggetti d’uso, riconducibili alla sua epoca, se non direttamente al suo utilizzo. In un altro ambiente, alcuni manufatti che cavalcano la storia della parrocchia: pregevoli croci processionali di età trecentesca rimaneggiati in età barocca, pale d’altare di gusto cinquecentesco lombardo, frammenti di marmo appartenenti alle fasi più antiche della basilica, poi stravolta nel rifacimento del XIII.

La basilica non può contare su una collezione straordinaria in termini quantitativi o qualitativi: inoltre alcuni manufatti sono stati anche poco indagati, altri presentano didascalie apparentemente imprecise per datazione e collocazione stilistica.
Sembra che i curatori abbiano fatto giustamente cerchio intorno alla potenza espressiva e civile della figura di S. Ambrogio, accompagnando i reperti liturgici, alcuni comunque di buona qualità, a manufatti che raccontino intimamente la figura di Ambrogio. È un’operazione a metà tra la componente pastorale e quella storica artistica, che al di là di tutto ha il grande merito di essere snella e agevole. Il sacello di San Vittore emoziona all’inizio della visita, mentre il resto scorre liscio, anche in virtù di allestimenti comodi per gli spostamenti e per il mantenimento dell’attenzione.
È un’esposizione che può emozionare indubbiamente i milanesi, toccare i tasti più profondi dell’identità devozionale e non della città. Altrimenti, rimane un’esposizione con poche velleità, come è anche giusto per un allestimento nato all’interno di una basilica con peculiarità così importanti verso la cittadinanza. E rimane l’occasione per la visita assolutamente necessaria della basilica milanese, così austera, quanto espressiva in virtù dello splendido concetto che le bicromie interne ed esterne ci raccontano: far della necessità virtù. E, perché no, anche bellezza.
Recensione di Riccardo Raccuglia
Milano, marzo 2026
Immagini allestimento: Foto R.R.
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AMBROSIUS
Basilica di Sant’Ambrogio
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