Approfondimento di Barbara Baroni. MantovaMusica: successo per il concerto della formazione nata in seno all’Accademia Stauffer di Cremona, istituzione tra le più prestigiose al mondo.
L’anima del Classicismo con un Ensemble eccezionale per MantovaMusica -Diciottoetrenta – Ribalta giovani il 27 marzo, nell’ambientazione suggestiva della ex chiesa Madonna della Vittoria: protagonista il valente Trio “Bedřich”, con Margherita Ceruti violino, Michele Mazzola violoncello, Filippo Piredda pianoforte, in collaborazione con Accademia Stauffer di Cremona. Il gruppo dimostrava una ricerca pregevole della qualità del suono intenso. Gli artisti hanno coinvolto gli ascoltatori con un programma raro che confrontava Mozart (1756-1791) e Mendelssohn (1809-1847), Autori sublimi legati da un fil rouge.
L’originale programma prevedeva infatti brani fantastici di questi compositori classici. Per cominciare con Mozart Piano Trio n.4 in Mi minore k 542,checontiene una introduzione calma prima dell’Allegro sentimentale dialogante, l’Andante grazioso coinvolgente come un prezioso ricamo, l’Allegro eseguito con virtuosismocome una distesa sonora. Composto nel 1788, forma con libertà dialoghi e momenti importanti per il pianoforte ed unisce i caratteri tipici dei quartetti e dei concerti. Emerge già l’ultimo stile mozartiano, e nell’esecuzione regnava un intimismo cameristico. Il carattere melodico del tema pianistico e gli aspetti ricchi di particolari e intrecciati, le dinamiche indicate, anche col segno “dolce” al secondo motivo, si stagliavano con sapienza. L’apparire del tema maestoso del movimento n.2 avviene solo col pianoforte; nella seconda volta il violoncello e il violino avvolgono lo strumento; il basso offre una visione del tema alterato. Il Trio fu interpretato da Fryderyk Chopin nel suo ultimo concerto il 16 febbraio 1848 a Parigi col violinista Jean-Delphin Alard e al violoncellista Auguste Franchomme.

Si proseguiva con Mendelssohn Piano Trio n.1 in re minore op.49 Molto allegro e agitato, bell’attacco trascinante affascinante e virtuosistico, ampio e profondo. Poi Andante con moto tranquillo beethoveniano, dolcissima atmosfera e introspettiva, come di una romanza senza parole. Emergevano sonorità che sembravano anticipare la musica contemporanea e che cantavano nel registro acuto. Seguiva Scherzo leggiero legato, reso in modo brillante e trascinante, dialogante e vivace e poi Finale Allegro assai appassionato, brunito come una nuvola sonora una danza di elfi, con in evidenza gli archi e cadenza finale (ricorda Oberon). Alcuni studiosi osservano come Brahms abbia usato questo stile creativo mendelssohniano. Schumann elogiò il brano e scrisse sulla sua rivista: “questo è l’opera di un maestro, come di Beethoven in si bemolle e in re, come di Schubert in mi bemolle… Questo Trio è una ottima composizione che poi allieterà i nostri nipoti. Mendelssohn è il Mozart della nostra epoca, il più brillante degli artisti e che ha rivelato le contraddizioni dei tempi e le ha riconciliate” (nostra sintesi).
Si notavano parti omogenee ed equilibrate. Il classicismo diviene scientifico e poetico con intento didattico, che si rifà da Lessing a Schiller ed ha una ispirazione nazionalistica. Mendelssohn si trasformò in neoclassicista con stile personale. Come musicista si colloca accanto a Chopin, Schumann, Liszt e brilla per la cultura e l’arte polimorfa. Compose l’Ottetto in mi a sedici anni e l’Ouverture del Sogno di una notte di mezza estate a diciassette. Non fu specializzato ma abbracciò tutti i generi, fu anche un grande direttore e organista, e si dedicò a molteplici letture di poesia e filosofia. La sua musica divenne con gli anni sempre più sviluppata, matematica e pura.
L’ascolto del concerto si è quindi concentrato sulla relazione tra classicismo e preromanticismo nella musica di Mozart e Mendelssohn, facendo riflettere. Mozart denota espressione profonda e virtuosismo, Mendelssohn si distingue per la capacità di suscitare figure poetiche, passaggi fondamentali per la forma del Trio, qui bene evidenziati. Notiamo che Mendelssohn è definito il “Mozart inquieto”, con eco schubertiano. Applausi del folto pubblico.
Approfondimento di Barbara Baroni
MantovaMusica, Madonna della Vittoria, 17 marzo 2026
Foto Guido Mario Pavesi
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