Palazzo Fava: con 300 opere la mostra si spinge oltre il mito per raccontare il contesto, la città e l’immaginario collettivo dello street artist britannico.
Alle radici di Banksy: storia, dissenso e cultura urbana nella città che ha generato il suo linguaggio. A Bologna, oltre 300 opere suddivise in 32 sezioni, raccontano a Palazzo Fava gli esordi dello street artist e il mondo in cui si è formato, restituendo al pubblico l’estetica e lo spirito della cultura urbana degli anni Ottanta e Novanta.
La mostra invita il pubblico a ripensare uno degli artisti più celebri del nostro tempo attraverso la lente della storia, dell’archivio e della cultura urbana che ne ha reso possibile l’emergere. Questa mostra è un viaggio dentro una città, una scena artistica e una storia culturale che hanno cambiato il modo di pensare l’arte nello spazio pubblico. Nelle sale di Palazzo Fava è possibile guardare oltre il mito dell’artista e riscoprire le radici collettive di uno dei linguaggi visivi più potenti del nostro tempo. Un’occasione per comprendere come, dalle strade di Bristol, sia nato un immaginario capace di parlare al mondo intero.
«Forse, per Bristol, il nostro giorno è dietro l’angolo». La mostra “Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)” ricostruisce per la prima volta in modo sistematico il contesto culturale, urbano e politico in cui è nato e si è sviluppato il linguaggio di Banksy. L’esposizione, aperta dal 27 marzo al 2 agosto 2026, restituisce profondità storica a un fenomeno artistico spesso ridotto a icona mediatica, riportando l’attenzione sulle radici collettive e sulla scena culturale che hanno preceduto e accompagnato l’ascesa dell’artista britannico.
La mostra, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, e prodotta da Opera Laboratori, racconta la scena, la città e la storia da cui è nato il linguaggio di Banksy. Curata da Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, l’esposizione si avvale della curatela scientifica di Giovanni Argan e si articola in 32 sezioni affidate a protagonisti che, negli anni, sono stati al fianco di Banksy o ne hanno influenzato il percorso, tra cui Felix Braun, Tom Bingle, John Nation, Kye Thomas, Richard Jones e Christopher Chalkley.
La mostra si avvale anche di un comitato scientifico composto da Paul Gough, professore alla Arts University of Bournemouth, da Ulrich Blanché, professore alla University of Heidelberg, e dai ricercatori Lorenzo Gigante (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna)e Jacopo de Blasio (Università di Palermo).
Attraverso trecento tra opere, materiali d’archivio, documenti inediti e ricerche accademiche indipendenti, nelle sale di Palazzo Fava a Bologna è possibile ricostruire il periodo compreso tra il 1983 e il 2005, fase decisiva per la formazione dell’iconografia e delle strategie visive che hanno reso Banksy una delle figure più influenti dell’arte contemporanea. È in questo contesto che prendono forma immagini destinate a diventare universali, come Girl with balloon, la ragazza con il palloncino rosso a forma di cuore nella sua versione originale del 2004, il Flower thrower, il lanciatore di fiori, e Police kids. Quest’ultima, nota anche con il titolo Jack and Jill, rimanda all’omonima filastrocca popolare inglese del XVIII secolo ma allo stesso tempo diventa una riflessione sull’eccessiva protezione genitoriale, trasformando una scena infantile in una allegoria delle ansie della società contemporanea.

LA “SCUOLA DI BRISTOL” E LE OPERE IN MOSTRA
A differenza delle numerose esposizioni che negli ultimi anni hanno presentato opere iconiche o celebrato l’immaginario visivo dell’artista, questo progetto espositivo compie un passo indietro per guardare più a fondo: racconta il contesto culturale, sociale e urbano che ha reso possibile la nascita del suo linguaggio.
Al centro del progetto curatoriale vi è l’idea dell’esistenza di una vera e propria “School of Bristol”: non un semplice stile, ma un campo dinamico di relazioni tra storia urbana, dissenso politico, culture musicali e sperimentazione visiva. Bristol emerge così come un laboratorio culturale in cui graffiti, controculture musicali, attivismo politico e trasformazioni sociali ridefiniscono lo spazio pubblico e la funzione dell’arte. Per comprendere la nascita di questa scena artistica è, infatti, necessario guardare alla storia della città.
Bristol è da secoli un luogo segnato da tensioni sociali e movimenti di protesta. Dal passato coloniale legato alla tratta degli schiavi fino alle mobilitazioni contemporanee, la città ha sviluppato una forte tradizione di dissenso civico e di partecipazione politica. Questo clima culturale ha trasformato lo spazio urbano in un territorio di sperimentazione, in cui l’arte pubblica diventa un mezzo per interrogare il potere, la storia e le disuguaglianze sociali.
Negli anni Ottanta e Novanta la città diventa un terreno fertile per una scena di graffiti pionieristica, in cui artisti come Tom “Inkie” Bingle, tra i più stretti collaboratori di Banksy, Felix “Flx” Braun e Kyron “Soker” Thomas della DBZ Crew — uno dei gruppi più influenti della scena graffiti britannica della seconda metà degli anni Novanta, formato da Kato, Tes, Soker e Lokey e nato dall’evoluzione di precedenti collettivi — elaborano un linguaggio visivo che anticipa le successive sintesi a stencil dell’artista. Il nome DBZ, acronimo di DryBreadZ, conviveva con altre sigle come Bad Applez, utilizzata per le attività legali, mentre DBZ identificava soprattutto le azioni clandestine e più radicali del gruppo.
In questo ambiente collettivo, da cui emergono figure come Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, e Nick Walker, la strada diventa superficie narrativa e spazio di intervento critico, in cui l’arte dialoga direttamente con la società. È all’interno di questo contesto che si sviluppa il lavoro di Banksy: eccezionalmente, per la prima volta, sono esposte tutte le opere realizzate dall’artista insieme alla DBZ Crew.
Tra i documenti più significativi esposti in mostra, inoltre, figura una lettera del 1998 firmata da Banksy stesso, con il nome di “Robin Banks”, con cui l’artista invitava il writer Soker a partecipare a “Walls on Fire!”, evento organizzato a Bristol insieme a Inkie e dedicato al virtuosismo del wildstyle, che riunì alcuni tra i più importanti protagonisti della scena graffiti britannica.
Il percorso espositivo, attraverso le sue diverse sezioni tematiche, ricostruisce quindi un’evoluzione e restituisce la dimensione corale di questa storia: Banksy non appare come un fenomeno isolato, ma come il risultato di una genealogia culturale complessa, nata dall’intersezione tra underground artistico, tradizione di protesta urbana e sperimentazioni visive radicali.
ATTIVITÀ CORRELATE ALLA MOSTRA
Accompagna la mostra un articolato programma di attività educative e occasioni di inclusione culturale, in collaborazione con ASP Città di Bologna per promuovere l’accesso alla cultura e l’integrazione attraverso l’esperienza museale, e in collaborazione con due licei bolognesi. Sono inoltre previste numerose attività didattiche rivolte a scuole, famiglie e pubblico adulto: calendario e informazioni aggiornate sono disponibili sul sito.
C.S.M.
Fonte: tratto da comunicato stampa 26 marzo 2026
Immagini allestimento: foto Elettra Bastoni
Immagine di copertina: Ingresso mostra, opera Inkie e Soker
BANKSY ARCHIVE 01 – THE SCHOOL OF BRISTOL (1983–2005)
27 marzo – 2 agosto 2026
Palazzo Fava
Via Manzoni 2 – 40121 Bologna
Informazioni: Genus Bononiae
Tel 051 1993 6370
info@genusbononiae.it
www.genusbononiae.it
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