Casa Buonarroti: la mostra svela il capolavoro dipinto nel Seicento, ora restaurato, dedicato alla memoria del genio e al progetto celebrativo di Michelangelo il Giovane.

La Fondazione Casa Buonarroti presenta a Firenze la mostra “Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi”, un’esposizione che riporta al centro dell’attenzione uno dei dipinti più significativi della Galleria buonarrotiana dopo un importante intervento di restauro. La mostra, aperta dal 1° aprile al 30 settembre 2026, prodotta dalla Fondazione Casa Buonarroti con Opera Laboratori, che ne ha curato anche l’allestimento, è curata da Cristina Acidini e da Alessandro Cecchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione.

[Da sinistra: Elizabeth Wicks restauratrice, Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence, Cristina Acidini Presidente della Fondazione Casa Buonarroti ]

Il progetto di restauro è stato sostenuto dai Friends of Florence, presieduti da Simonetta Brandolini d’Adda, attraverso il dono di Donna Malin ed è stato realizzato dai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti. Il progetto grafico della mostra è firmato da Sillabe.

«Per la prima volta – commenta la curatrice Cristina Acidini – si può osservare da vicino, grazie al restauro di Elizabeth Wicks, un’opera singolare dal soggetto unico: nessun dipinto, infatti, raffigura la sistemazione finale di un monumento funebre, in questo caso particolarmente illustre perché dedicato a Michelangelo Buonarroti. Il restauro consente inoltre di valorizzare un artista poco noto ma di grande talento, quale fu Tiberio Titi. Anche per questo siamo grati ai Friends of Florence che hanno sostenuto l’intervento».



[La firma di Tiberio Tito dipinta sul plinto sopra la testa del giovane artigiano. Foto Ottaviano Caruso]

IL DIPINTO

L’esposizione è incentrata sul dipinto “Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce” (1618–1620) di Tiberio Titi, parte della decorazione della Galleria di Casa Buonarroti e testimonianza fondamentale del programma celebrativo ideato da Michelangelo Buonarroti il Giovane per onorare la memoria del grande antenato.

«Dopo Artemisia Gentileschi, Francesco Bianchi Bonavita e Anastagio Fontebuoni, è la volta adesso – precisa il curatore Alessandro Cecchi – del dipinto di Tiberio Titi nell’ambito del progetto di restauro che mira al completo recupero delle opere commissionate da Michelangelo Buonarro il Giovane per la Galleria buonarrotiana».

La tela è ben documentata dai pagamenti contenuti nei taccuini di Michelangelo il Giovane conservati nell’Archivio Buonarroti: queste note di spesa consentono di datarla fra il 14 agosto 1618 e il 29 agosto 1620. Grazie ai documenti è stato altresì possibile scoprire che, già dal 19 settembre del 1615, Titi aveva ricevuto dal committente la tela montata su un telaio e con la base per la pittura già stesa; soltanto il 2 ottobre 1618, invece, gli era stato fornito il prezioso azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli.

Il dipinto raffigura un momento simbolico: la collocazione del busto marmoreo dell’artista sulla sua sepoltura nella Basilica di Santa Croce, avvenuta nel 1574. La scena è costruita attorno al gesto degli artigiani che sollevano il busto per collocarlo sul monumento funebre, mentre Leonardo Buonarroti con la famiglia assiste alla cerimonia. La composizione, caratterizzata da intensi contras di luce e ombra, rivela suggestioni caravaggesche e rappresenta un episodio di grande originalità nella pittura fiorentina del primo Seicento.



[Il dipinto prima del restauro in luce radente, che evidenzia le deformazioni della tela e degli strati pittorici . Photo Ottaviano Caruso]

IL RESTAURO

Il restauro ha restituito al dipinto la sua brillantezza cromatica e ha permesso di approfondire la tecnica pittorica di Titi attraverso indagini diagnostiche e analisi scientifiche dei pigmenti. Per oltre quattrocento anni il dipinto è rimasto fissato a faccia in giù dal soffio della Galleria: ciò ha prodotto deformazioni evidenti e anche la superficie pittorica mostrava ampie e diffuse crettature.

La rimozione delle vernici ingiallite e degli strati di sporco ha riportato alla luce dettagli finora nascosti, tra cui la firma dell’artista, oltre a evidenziare la qualità della tavolozza e la complessità della composizione.

Il dipinto è ora tensionato su un telaio interinale e la tela è stata consolidata con un adesivo naturale ricavato da un’alga giapponese purificata, utilizzata per riaggregare le fibre di cellulosa.



[I pannelli nel soffitto di Casa Buonarroti]

LA MOSTRA

L’esposizione racconta il contesto storico e culturale della commissione, legata alla figura di Michelangelo Buonarroti il Giovane, intellettuale e promotore della memoria familiare, che trasformò la casa di via Ghibellina in un luogo dedicato alla celebrazione del mito michelangiolesco. Attraverso dipinti, documenti d’archivio e materiali preparatori – tra cui il bozzetto di Titi, acquistato dalla Fondazione sul mercato antiquario a fine Novecento e i fogli autografi con l’invenzione del soggetto e i pagamenti per l’opera – il pubblico può seguire la nascita del progetto artistico e il recente percorso di restauro.

La mostra, grazie anche ad un video e ai pannelli che documentano dettagliatamente le fasi del restauro, offre così una nuova lettura di un dipinto fondamentale della collezione di Casa Buonarroti, restituendolo alla sua piena leggibilità e riaffermando il ruolo della casa museo come custode della memoria e dell’eredità di Michelangelo.



[Il busto di Michelangelo durante la pulitura del dipinto. Photo Olga Makarova]

L’ARTISTA

Tiberio Titi (Firenze, 24 dicembre 1573 – 10 agosto 1627) era il figlio secondogenito del celebre pittore e architetto Santi di Tito. Insieme al fratello Orazio, Tiberio fu avviato dal padre alla carriera artistica e nel 1603 ne ereditò la bottega, da cui era uscito un gran numero di dipinti di soggetto religioso caratterizzati da un grande naturalismo, in linea con i nuovi dettami del Concilio di Trento. Santi di Tito lasciò ai figli molte opere incompiute e più di settecento disegni.

Tiberio, dopo un’iniziale collaborazione col padre nelle scenografie delle feste e degli appara effimeri della corte medicea (1589 e 1598), si cimentò con successo nella produzione di ritratti di corte, ereditando dal padre il ruolo di pittore di Casa Medici. La sua fortuna di ritrattista subì un rallentamento nel 1620 a causa dell’arrivo a Firenze del pittore fiammingo Justus Suttermans che lo sostituì a partire dal 1623.

Tra le opere di Tiberio Titi, oltre al dipinto della Galleria buonarrotiana, si devono ricordare l’Autoritratto delle Gallerie degli Uffizi, e diversi ritratti dei Medici o dei loro familiari, come quello di Vittoria della Rovere da piccola, anch’esso agli Uffizi.









C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 30 marzo 2026
Immagine di copertina: Il dipinto dopo il restauro con la posizione della firma evidenziata
Foto Ottaviano Caruso

MICHELANGELO VERSO IL MITO
DAL RESTAURO NUOVA LUCE SU TIBERIO TITI
1° aprile – 30 settembre 2026

Casa Buonarroti
Via Ghibellina 70 – 50122 Firenze
Tel. 055-241752
www.casabuonarroti.it
https://www.facebook.com/CasaBuonarroti.it
https://www.instagram.com/casabuonarrotifirenze