Recensione di Enrica Marcenaro. Genova: la mostra in Accademia Ligustica, un percorso tra opere, guerra e memoria.
In occasione della 97ª Adunata Nazionale degli Alpini, l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova riporta al centro dell’attenzione Eugenio Baroni, a partire da un nucleo di opere che proprio gli Alpini avevano donato al museo nel 1984. La mostra “Eugenio Baroni. Uno scultore alpino”, allestita al Museo dell’Accademia Ligustica e curata da Giulio Sommariva, nasce quindi da una ricorrenza, una donazione e dal recupero di materiali a lungo rimasti ai margini degli archivi del museo.
Da questi elementi prende forma un percorso che offre una nuova lettura di uno degli scultori più complessi del primo Novecento italiano.

Il primo nucleo delle opere di Baroni arriva in Accademia già nel 1960, raccolto e messo in salvo in condizioni precarie, e solo in parte confluito nelle collezioni museali negli anni successivi. La donazione degli Alpini, formalizzata nel 1984, ha incrementato il patrimonio.
È così che una piccola mostra acquista un valore critico che va oltre la sua scala. Non si limita a esporre opere, ma costruisce le condizioni per rileggerle. Più di venti lavori tra gessi e bronzi, affiancati da fotografie d’epoca e documenti, non funzionano come sintesi di una carriera, ma come uno sguardo dentro il lavoro in corso.
È questo che permette di rivedere Baroni: abituati a riconoscerlo nei grandi monumenti – dal complesso dei Mille a Quarto fino alla presenza diffusa nello spazio pubblico genovese con le sue opere – tendiamo a collocarlo entro una grammatica celebrativa, coerente con la stagione monumentale del primo Novecento. Questa mostra lavora invece in senso opposto: sottrae Baroni alla sua immagine più stabilizzata e lo riporta dentro una dimensione di ricerca più complessa.

Gli studi legati al progetto del Monumento al Fante (mai realizzato), sono in questo senso decisivi: mostrano una linea di frattura interna al suo lavoro, prodotta dall’esperienza diretta della Grande guerra e della sua capacità distruttiva, vissuta da Baroni come ufficiale degli Alpini per tre anni.
Qui la forma rinuncia a qualsiasi enfasi. I corpi scolpiti non celebrano ma resistono. E ciò che nei grandi monumenti compiuti tende a essere riassorbito in una costruzione compatta, nei modelli resta invece esposto. Dichiarato.
È in questo scarto che sta la forza della mostra.
Non perché “riscopra” Baroni – autore tutt’altro che dimenticato – ma perché ne restituisce meglio la complessità. E lo si vede in particolare attorno agli studi per il Monumento al Fante, attraverso modelli come L’appello, I mutilati, Il reduce, La madre, Il fante cieco, opere in cui la memoria della guerra entra nella scultura come tensione interna.

Accanto a questi materiali, le fotografie storiche del Monumento ai Mille di Quarto e il ritratto dello scultore in Accademia permettono invece di leggere il passaggio dal laboratorio alla dimensione pubblica dell’opera; altri lavori restituiscono il versante più popolare e cittadino della sua ricerca. È questa combinazione tra bozzetti, bronzi, gessi, immagini e documenti a fare dell’esposizione uno strumento di lettura critica.
In questo stesso scarto si può forse rileggere anche il percorso di Baroni. Genovese di formazione e di vita, Baroni entra all’Accademia Ligustica il 19 febbraio 1900 appena ventenne, già indicato nei registri come “scultore”, segno di una pratica precoce e di un’identità artistica definita; nel 1912 ottiene la nomina ad Accademico di merito per la classe di Scultura, dopo il successo del concorso per il Monumento di Quarto. Da lì la sua carriera si consolida ulteriormente, fino alla sala personale alla Biennale di Venezia del 1926, che ne conferma il rilievo nel panorama artistico nazionale.
È anche a partire da qui che il suo lavoro si lascia rileggere.
Recensione di Enrica Marcenaro
Genova, aprile 2026
Immagini allestimento: foto E.M.
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EUGENIO BARONI. UNO SCULTORE ALPINO
12 aprile – 23 luglio 2026
Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti
Largo Pertini 4, Genova
Tel. 010 560131
info@accademialigustica.it
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