Recensione di Riccardo Raccuglia. Palazzo Reale di Palermo: l’antica presenza normanna si intreccia con la grande produzione impressionistica francese, mentre l’AI ne restituisce le atmosfere.
Sul solco delle iniziative ad ampio respiro internazionale, la sede della fondazione Federico II organizza un’esposizione di forte richiamo al turismo internazionale e non solo, visto il fascino esercitato dalle atmosfere e dai paesaggi dei grandi pittori francesi impressionisti, quali Monet, Renoir, Courbet e non solo.
La mostra si coordina con la presenza del Cristo Portacroce Giustiniani attribuito a Michelangelo (recensione dello stesso Autore vedi qui) ed entrambe sono incluse nel biglietto che permette anche la visita del Palazzo Reale con la straordinaria Cappella Palatina.

L’esposizione si snoda nella grande aula affrescata nel XVI secolo, di cui si sfruttano le ampie pareti, ma anche l’ampiezza dell’aula tramite un sistema di pannelli posti trasversalmente e soprattutto la copertura voltata, attraversata da una proiezione immersiva che sintetizza, probabilmente attraverso l’uso della AI, alcune peculiarità tecniche e suggestioni della pennellata impressionista.
Ancora l’esperienza immersiva è protagonista all’introduzione dell’esposizione, con una piccola sala che utilizza ancora l’AI per restituire quelle atmosfere, paesaggistiche e no, così a noi familiari, in un periodo di largo apprezzamento per la produzione impressionista, che ben si concilia con il medium dell’”esperienza immersiva”.
Bisogna specificare che il nucleo fondamentale delle opere appartiene alla collezione itinerante francese Peindre en Normandie, già esposta nella sua interezza in diverse circostanze in Europa, ottimo compendio della produzione francese e normanna a cavallo dei due secoli e abbastanza “mimetica” e versatile per circostanze di questo genere.
Le opere vengono disposte secondo una suddivisione in sezioni cronologiche e tipologiche e si snodano tra le superfici disponibili attraverso una scelta di illuminazione ben consolidata, quale la luce artificiale zenitale, che colpisce con forza e intensità le opere e la propria densità cromatica, ma svalorizza il senso di insieme e soprattutto la lettura delle didascalie, che appaiono in ombra e in contrasto con le opere luminosissime, il che rende difficile e faticoso contestualizzare le opere.
Non mancano certamente episodi emozionanti e di grandissimo fascino: quelle pennellate dense ed espressive, sia offerte dalle prestigiose, poche, firme di Monet, Renoir e Courbet, che da artisti meno noti. Quello che rimane più difficile da metabolizzare è il senso complessivo della mostra e soprattutto della sua simbiosi con il territorio palermitano e con la sede espositiva.
Due sono gli agganci tra il prodotto già pronto della collezione Peindre en Normandie e la nostra sede: il legame, seppur suggestivo, tra il territorio della Normandia, spesso teatro delle pitture en plein air dei pittori francesi, e l’origine stessa del Palazzo, ovvero quella normanna dei grandi sovrani del Regnum Siciliae tra XII e XIII secolo.

In seconda istanza, il peso e l’influenza di questi pittori rispetto a parte della produzione pittorica locale più o meno coeva, su tutti Lojacono e Catti, le cui opere sono custodite anche all’interno dello stesso Palazzo Reale, di cui sono presenti anche un paio di opere.
Nel primo caso il legame è certamente affascinante, ma immaginifico e che sovrappone piani storici diversi ed indipendenti. Nel secondo, la suggestione è certamente più fondata in senso storico, ma da approfondire meglio nel senso di una lettura veramente aderente al territorio, così da conciliare la velleità turistica e di immagine a quella veramente legata alla sensibilità culturale e identitaria di Palermo e della Sicilia. L’espediente delle opere dei nostri pittori associata a quelle prestigiose firme di cui possiamo disporre durante questa esposizione rimane ottimo e poteva essere utilizzato in scala più ampia.
L’apertura all’esperienza immersiva è giustamente prevedibile e risolta in modo dignitoso e accattivante. Convince poco la conciliazione con il manufatto, che è appesantito sia dal dinamismo dell’esperienza immersiva, che dall’uso delle luci in modo così drammatico.
La mostra (annuncio e info vedi qui) rimarrà aperta fino al 28 settembre, al di là di possibili proroghe, e rimane un’ottima occasione per confrontarsi con un patrimonio sicuramente affascinante ed emozionante. Non sembra essere la mostra di cui la città necessitava, ma comunque una buona possibilità per arricchire l’offerta perlomeno semantica della città di Palermo.
Recensione di Riccardo Raccuglia
Palermo, aprile 2026
Immagini dell’allestimento: foto RR
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TESORI IMPRESSIONISTI: MONET E LA NORMANDIA
11 febbraio – 28 settembre 2026
Palazzo Reale – Sale Duca di Montalto
Piazza del Parlamento 1 – 90134 Palermo
Tel. 091 705 5611
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