Recensione di Barbara Baroni. Mantova Musica: programma travolgente dedicato a Beethoven. Ricerca di tessuto connettivo e di effetto teatrale nell’esecuzione di Ghidoni, Perini, Ruocco.
Lo scavo nell’anima con “Trio Edoné”, per MantovaMusica-Diciotto e trenta – Aspettando Beethoven presso la ex-chiesa Madonna della Vittoria il 16 aprile. Un noto Trio ben affiatato soprattutto nella seconda parte, incline al classicismo, con Paolo Ghidoni violino, Marco Perini violoncello, Ruggero Ruocco pianoforte e con l’interessante introduzione di Stefano Patuzzi, che ha sottolineato come Beethoven «fosse un grande Architetto ed ormai temporalmente lontano da Haydn».
Un programma profondo con la musica introspettiva e travolgente di Beethoven (1770-1827) che ha accolto gli ascoltatori nell’immortale mondo della sua opera. Il programma monocromo proponeva la forma di Trio con due esempi significativi. Grazie all’aiuto di Lichnowsky e altri mecenati, i tre primi Trii furono stampati tra il luglio e l’agosto del 1795 da Artaria (ha spiegato Patuzzi), con molta cura per il frontespizio.
Il Trio op. 1 n. 2 in sol maggiore iniziava lento e pensoso (Adagio). Il Largo ampio del secondo tempo era interpretato come un’oasi romantica dolcemente espressiva ed è una delle linee melodiche meravigliose, tra le più belle del primo periodo, con il “jeu perlé” e tensione espressiva, che ricorda le Pastorali del Messiah di Händel. Uno Scherzo vivace divertimento haydniano e poi il Finale, che richiamava Mozart con fini decorazioni e unità compositiva, che facevano notare il dissidio interiore tra ragione e sentimento, e con brillanti abbellimenti e “note ribattute”.
Tre Trii per pianoforte, violino e violoncello dell’op.1 sono dunque considerati tra le prime originali creazioni di Beethoven, nella cultura viennese e furono eseguiti di fronte ad Haydn. Si dice che Beethoven ricevette lo «spirito di Mozart dalle mani di Haydn» (conte Von Waldstein).

Seguiva il Trio op.70 n.1 “Gli spettri”, dall’atmosfera a fasce sonore (dai tremoli su tutta l’estensione) che anticipa gli ultimi quartetti. Scritti nel 1808 e pubblicati l’anno seguente, i due trii dell’op. 70 erano dedicati all’amica contessa Anne Marie Erdòdy. Il primo dei due trii ha acquisito il titolo “Trio degli spettri” sia per l’aura demoniaca evocata soprattutto nel Lento, secondo alcuni studiosi con lo stesso motivo degli appunti per “un coro di streghe” da porre in “Macbeth”, purtroppo rimasto incompiuto. Eseguito in modo demonico e con introspezione, tremendo e spaventoso con aria di tregenda. Ci soffermiamo sul Largo pagina profondissima tra due brani vivaci e virtuosistici. Il tempo ha una atmosfera fantastica che ricorda Weber, fiabesca e immensa, da sogno. Nel piano, note sussurrate e terzine e poi una melopea emozionante (secondo tema). Un inserto pianistico riprende l’origine e dalle radici si eleva in un clima di quiete: come una sorpresa emozionale esplode il fortissimo, segno di orrore demoniaco. Assumevano importanza la forma di variazione e scala cromatica. L’ Allegro molto originale presenta unità tematica; emerge anche il contrappunto che mette sullo stesso piano gli strumenti nel brano eseguitocome introduzione narrativa, parte travolgente e poi più riflessiva. Il Presto conclusivo grandioso si collega al primo tempo con grande inventiva e si creava un continuum trascinante che descrive la “danza degli spiriti”, ben evidenziata dal Trio. Si nota che il pezzo si ricollega alla Sinfonia n.2: queste gemme coinvolgono completamente all’ascolto, Beethoven scrive nell’animo in modo indelebile.
Applausi del numeroso pubblico e due Bis: Johannes Brahms Trio Addio op.87 coerente con gli altri brani e poi innovativo ed intenso, di Haydn «l’Allegretto nel Trio n.2 op.86 di sconvolgente modernità, con voci paritetiche d’atmosfera contemporanea» come ha sottolineato Paolo Ghidoni.
Il gruppo Edoné ci ricorda il to play, il piacere di fare musica insieme con parti collegate e con personalità individuali. Il trait d’union è la ricerca di un tessuto connettivo musicale che univa i vari strumenti in una ricerca teatrale.
Recensione di Barbara Baroni
MantovaMusica, ex-chiesa Madonna della Vittoria, 16 aprile 2026
Foto Guido Mario Pavesi
AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti originali senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali, a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli Artisti e agli Autori direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’Autore.

