Recensione di Alessandra Pederzoli. Bologna si conferma non solo capitale del mercato editoriale, ma centro gravitazionale di un’empatia culturale necessaria.
Nel cuore della primavera bolognese c’è un luogo, dove il confine tra realtà e fantasia si fa sottile fino a scomparire. Non è solo una fiera di settore, la Bologna Children’s Book Fair (BCBF), conclusasi giovedì 16 aprile 2026, è un ecosistema in tutto e per tutto: un laboratorio a cielo aperto dove si progetta il futuro della cultura. Per chi vive di parole, varcare la soglia dei padiglioni significa immergersi in una “Babele felice” dove ogni lingua trova la sua perfetta grammatica visiva.
L’impressione che si trae, addentrandosi negli stand, è quella di un’editoria che ha smesso di essere “settoriale” per farsi universale. La pluralità di linguaggi è il vero tema portante:
L’illustrazione come arte pura: La mostra Illustratori si conferma il sismografo delle tendenze globali. Qui la parola si fa muta e lascia spazio a una narrazione per immagini che non ha bisogno di traduzioni.
Comics & Graphic Novels: Un settore in espansione che occupa spazi sempre più ampi, con il Comics Corner diventato ormai punto di riferimento per la saggistica e la narrativa a fumetti.
Il Paese Ospite: la Norvegia. Sotto i riflettori bolognesi l’editoria norvegese ha incantato i visitatori con una proposta che fonde un folklore ancestrale a un design grafico modernissimo e minimale. La mostra dedicata agli illustratori scandinavi ha evidenziato come la natura selvaggia del Nord possa tradursi in narrazioni visive di una potenza rara.

NON SOLO FIERA: SPAZIO A DIBATTITI E INNOVAZIONE
Il dibattito professionale si è acceso attorno ad alcuni temi caldi che hanno registrato il “tutto esaurito” nelle sale conferenze. Di particolare rilievo i panel sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale nell’Editoria per l’Infanzia, dove si è acceso il confronto sulla tutela e sulla natura stessa della creatività umana.
Parallelamente, la fiera ha messo in luce come la produzione fisica del libro (dalle carte certificate agli inchiostri vegetali) debba oggi camminare di pari passo con contenuti che educhino alla cittadinanza ecologica. La fiera non è più solo un luogo di scambi commerciali, ma una “scuola di alta formazione” dove il Survival Corner aiuta i giovani talenti a navigare le complessità contrattuali del mercato globale.

IL MOMENTO MAGICO DI APERTURA: “LET’S PARTY” A PALAZZO RE ENZO
Se i padiglioni della fiera sono il luogo della ricerca metodica, la serata di chiusura della prima giornata ne ha rappresentato l’anima e la fervente convivialità. Il “Let’s Party” nella cornice monumentale di Palazzo Re Enzo è stato una vera epifania collettiva.
Sotto le volte gotiche, si è sciolta la tensione del debutto. La serata di premiazione ha visto sfilare l’eccellenza mondiale: i vincitori dei prestigiosi BolognaRagazzi Awards (BRAW) hanno condiviso il palco con i giganti dell’editoria internazionale e i debuttanti più audaci. Particolare emozione per il premio The Extraordinary Award for an Extraordinary Book, che ha celebrato un’opera capace di abbattere le barriere della disabilità attraverso il design tattile.
L’atmosfera era davvero densa di senso. Vedere centinaia di professionisti da ogni angolo del globo, ballare e discutere di edizioni e co-edizioni tra un brindisi e l’altro trasforma il palazzo in un salotto globale unico al mondo. È qui che nascono spesso le collaborazioni più visionarie, davanti a una Bologna che guarda al domani con lo stupore intatto di chi sa ancora farsi raccontare una storia.

UN ARRIVEDERCI INCISO NELL’INCHIOSTRO
In ultima analisi, ciò che resta dopo i giorni frenetici della Bologna Children’s Book Fair non è solo il volume d’affari, ma la conferma di una verità fondamentale: in un’epoca dominata dalla frammentazione digitale, il libro, in ogni sua forma, rimane l’unità di misura della nostra umanità. Che si tratti di una tavola della Norvegia, di un fumetto d’avanguardia o di un algoritmo di IA messo al servizio della fantasia, la parola e l’immagine continuano a essere i binari su cui viaggia la nostra capacità di comprendere l’altro.
Bologna si conferma, così, non solo capitale del mercato editoriale, ma centro gravitazionale di un’empatia culturale necessaria. In un tempo che tende troppo spesso a innalzare confini e barriere, la Fiera continua ostinatamente a sfogliare pagine per costruire ponti, dimostrando che l’immaginazione è l’unica moneta che non svaluta mai e che la narrazione è la forma più alta di resistenza.

Ci lasciamo alle spalle le luci di Palazzo Re Enzo, della città, e il vociare multilingue dei padiglioni con una consapevolezza rinnovata: finché ci sarà qualcuno disposto a disegnare un sogno e qualcun altro a scriverne il nome, il futuro avrà sempre una casa accogliente sotto i portici di questa città. Il sipario è calato, ma la storia non ha fine. L’appuntamento è per la prossima primavera, per tornare a scoprire, ancora una volta, come si reinventa il mondo tra le pagine di un libro.
L’edizione 2026 si è conclusa confermando la solidità internazionale della manifestazione: i padiglioni di BolognaFiere hanno ospitato 1.540 espositori provenienti da circa 90 Paesi e regioni del mondo, accogliendo un totale di 32.652 visitatori professionisti del settore. Nonostante un contesto globale complesso, la fiera ha registrato record significativi, come i 4.120 titoli candidati ai BolognaRagazzi Awards (+6,8% rispetto all’anno precedente) e una crescita del 60% della partecipazione nel settore Comics Corner, segnali inequivocabili di un mercato che, pur consolidandosi nei numeri, continua a espandersi con vigore nelle idee.
Appuntamento dunque a Bologna per la 64esima edizione in programma dal 5 all’8 aprile 2027 con una attesissima ospite d’onore, la Polonia.
Recensione di Alessandra Pederzoli
Bologna, aprile 2026
Foto: Enzo Grossi
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