Palazzo dei Musei: in mostra gli scatti dei sette finalisti del prestigioso Premio di fotografia under 35, che si confrontano su temi urgenti della contemporaneità.  

Al via la nuova edizione del progetto originale che si conferma punto di riferimento per la promozione dei talenti emergenti della fotografia italiana under 35. Il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, dal 30 aprile al 14 giugno 2026, ospita “Voci / Voices”, la mostra collettiva esito della XIII edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, parte del programma del festival Fotografia Europea.  L’ingresso è libero e gratuito.

L’open call, promossa dal Comune di Reggio Emilia e curata da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, si attesta quale punto di riferimento per la promozione dei talenti emergenti della fotografia italiana e rappresenta un’importante occasione di ricognizione sullo stato della fotografia under 35. L’esposizione riunisce i sette progetti finalisti, selezionati tra oltre 300 candidature da una giuria internazionale composta da Danit Ariel (Photoworks Festival, Brighton), Ilaria Campioli e Daniele De Luigi (curatori di Giovane Fotografia Italiana), Krzysztof Candrowicz (Fotofestiwal, Łódź) e Femke Rotteveel (Fotodok, Utrecht), con l’obiettivo di individuare alcune delle voci più interessanti della giovane fotografia italiana.

La mostra si configura come uno spazio di ascolto e immaginazione sul potere delle immagini di dare forma a ciò che spesso resta invisibile o inascoltato. Il percorso espositivo – il cui titolo “Voci / Voices” è ispirato al romanzo della scrittrice spagnola Irene Solà “Io canto e la montagna balla” – propone una pluralità di sguardi che attraversano territori intimi, politici e ambientali, restituendo una narrazione polifonica della contemporaneità e interrogando la capacità delle immagini di dare voce a ciò che manca e di aprire nuovi modi di vedere e di esistere.

I lavori in mostra affrontano temi urgenti e trasversali: dalla relazione tra umano e non umano alle tracce materiali delle migrazioni nel Mediterraneo; dalle contraddizioni ecologiche alle elaborazioni del lutto; dalle genealogie familiari segnate da traumi alle costruzioni mediatiche e alle immagini mancanti della memoria collettiva. In ciascun progetto, la fotografia emerge come strumento critico ed evocativo, capace di trasformare l’assenza in presenza e il silenzio in racconto.

Gli artisti selezionati presentano opere che interpretano il tema attraverso linguaggi e approcci differenti, componendo un paesaggio visivo stratificato in cui convivono dimensioni personali e collettive, memorie e immaginari, realtà e costruzione.

GLI ARTISTI E I PROGETTI SELEZIONATI

Con “Quando torneremo a guardare le stelle”, Susanna De Vido(Conegliano, 1993) interroga la rappresentazione del vivente: mentre gli animali scompaiono dai loro habitat, continuano a “sopravvivere” nei musei, negli archivi scientifici e negli album di famiglia. Queste pratiche hanno costruito un immaginario della natura fondato su separazione, controllo e appropriazione. Il progetto riflette sui rapporti tra umano e non-umano nelle società occidentali patriarcali nell’era dell’Antropocene, spesso fondati su logiche legate alla separazione, al controllo, all’estrazione e all’appropriazione del vivente. Un invito ad aprire uno spazio di riflessione per dischiudere prospettive laterali e nuove possibilità di coesistenza.

Con “Archivio del mare”, Karim El Maktafi (Desenzano del Garda, 1992) indaga la memoria delle migrazioni contemporanee nel Mediterraneo attraverso gli oggetti recuperati dopo i naufragi e un’attenzione a uomini, donne e bambini che attraversano il mare per cercare un futuro possibile. L’artista affida agli oggetti recuperati il compito di parlare per chi non può più farlo: gli effetti personali diventano così frammenti di vite interrotte e presenze silenziose che restituiscono dignità e identità alle persone scomparse. La fotografia si fa archivio e testimonianza, trasformando l’assenza in memoria condivisa e interrogando la nostra capacità di riconoscere le voci sommerse della contemporaneità.

“Green Paradox” di Alice Jankovic (Genova, 1996)è dedicato al Verde di Scheele, un pigmento settecentesco di straordinaria brillantezza ma dalla natura intrinsecamente tossica, che diventa il fulcro di un’indagine visiva che esplora il paradosso tra bellezza estetica e pericolo invisibile. Attraverso un’archeologia cromatica che intreccia scienza, mito ed ecologia, il progetto riflette su ciò che non è immediatamente visibile come la tossicità nascosta e l’impatto invisibile dell’azione umana sull’ambiente. La voce evocata è quella della natura, fragile e resiliente, che continua a manifestarsi oltre le narrazioni rassicuranti del “verde”.

Sono invece le voci dell’assenza e del lutto ad attraversare “Finalmente posso andare”di Cinzia Laliscia (Terni, 1999), progetto che sussurra di un mondo interiore parallelo e sospeso dove gli addii restano inespressi. Nel 2020, nel pieno della pandemia, l’artista ha subito due lutti familiari e l’impossibilità dell’estremo saluto l’ha portata a rifugiarsi nella natura e nel paesaggio dell’infanzia, selvaggio e familiare, per comporre un diario visivo della memoria. La fotografia si fa qui luogo di dialogo con chi non c’è più, evocando una dimensione intima in cui memoria e consolazione convivono.

Anche “Milk, weight, gravity”diAnie Maki (Vipiteno, 1998) si muove nel territorio dell’invisibile, riportando alla luce una genealogia familiare segnata da silenzi e traumi tramandati. Il progetto ricostruisce una narrazione familiare che nasconde, e rivela allo stesso tempo, la leggenda di una depressione genetica, riapparsa come un fantasma nella vita della stessa artista proprio come gli album di famiglia: un caos di voci, volti, storie da ascoltare, capire e rielaborare come atto di cura retroattiva.

Con “Una storia italiana”, Eva Rivas Bao (Milano, 2001) affronta il tema della voce in chiave politica e mediatica, interrogando le immagini mancanti e le narrazioni manipolate dell’era berlusconiana. Il processo che vide indagato l’ex premier Silvio Berlusconi viene rielaborato dell’artista a partire dalla figura della modella Imane Fadil, prematuramente scomparsa. “Una storia italiana” lavora sui “detriti” di un immaginario pubblico costruito come impero dell’immagine, interrogando ciò che resta quando le prove visive mancano o vengono rimosse. A partire da archivi personali e materiali documentari, rielaborati anche con l’intelligenza artificiale, l’artista ricompone una contro-narrazione possibile: immagini “assenti” che riaprono domande su potere, rappresentazione e memoria collettiva.

Infine, “La Fortezza”diFederica Torrenti(Bologna, 1999) amplia ulteriormente il campo interrogando la coscienza stessa come territorio da attraversare. Accostando immagini scientifiche, anatomiche e naturali, il progetto dissolve l’idea di una mente isolata, proponendo una visione relazionale in cui umano e non umano si co-generano. La voce evocata è quella di una trama di connessioni invisibili che ci costituiscono e che la fotografia può rendere percepibili in una circolarità che rimanda a un originario rapporto col mondo.

IL PREMIO “GHIRRI” E GLI ALTRI RICONOSCIMENTI

Il progetto mette in palio il prestigioso Premio Luigi Ghirri,del valore di 4.000 euro, che darà inoltre l’opportunità all’artista vincitore di presentare il proprio lavoro in una successiva mostra personale negli spazi di Triennale Milano.

Giovane Fotografia Italiana offre anche altre importanti opportunità di valorizzazione e circuitazione sulla scena artistica internazionale, a partire dalla menzione speciale “Nuove traiettorie”,assegnata dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, che consentirà ad un artista di svolgere un periodo di studio e ricerca in Svezia durante il quale sarà chiamato a produrre un progetto artistico che sarà successivamente esposto nella sede stessa dell’Istituto in una mostra personale. Tra gli altri riconoscimenti vi è anche la possibilità di partecipare al programma di letture portfolio Photo-Match del Fotofestiwal Łódźin Polonia, tra i più importanti festival europei dedicati alla fotografia.

LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE E LE VISITE GUIDATE

Domenica 3 maggio il Palazzo dei Musei ospita uno degli appuntamenti più attesi del progetto, un evento che ogni anno richiama l’interesse e la partecipazione di un vasto pubblico. Alla visita guidata delle ore 11 condotta da artiste, artisti e curatori seguirà infatti, alle ore 12.30, la cerimonia di premiazione della XIII edizione.Il prestigioso Premio Luigi Ghirri sarà assegnato dalla giuria composta da Arianna Catania, Adele Ghirri, Stefano Graziani, Damiano Gullì e Giangavino Pazzola, mentre la giuria composta da Krzysztof Candrowicz, Francesco Di Lella e Femke Rotteveel assegnerà gli altri premi e riconoscimenti.

Sabato 16 e sabato 23 maggio, alle ore 11.30, sono in programma altre due visite guidate a ingresso libero e gratuito alla presenza dei curatori della mostra.

C.S.m.
Fonte: da comunicato stampa 24 aprile 2026

VOCI / VOICES
30 aprile – 14 giugno 2026
Ingresso libero e gratuito

Palazzo dei Musei
via Spallanzani, 1 Reggio Emilia
gfi@comune.re.it
gfi.comune.re.it