Galleria Naz. d’Arte Moderna: 80 opere, dalle prime giovanili agli anni di Weimar, dai paesaggi alle nature morte italiani, alla Venezia del secondo dopoguerra.
«La mostra offre la preziosa occasione di riscoprire le opere di Watenphul, insieme con i capolavori di alcuni dei suoi maestri, tra cui quelli di Kandinsky, Klee, Albers e Itten, esposti nella Sala Mondrian e appartenenti alle collezioni della Gnamc. Sottolinea quindi anche la rilevanza storica della leggendaria Scuola del Bauhaus, che dal 1919 innescò un irreversibile processo di rinnovamento della creatività» ha spiegato la direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini.
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma presenta dal 21 aprile al 23 agosto 2026 la mostra “Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus”a cura di Gregor H. Lersch, Direttore del Museo Casa di Goethe, promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, fondata nel 2025 allo scopo di promuove la tutela, lo studio e la diffusione dell’opera di Max Peiffer Watenphul e contribuire alla valorizzazione del suo patrimonio culturale.
La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Casa di Goethe e con il gentile sostegno del Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino e il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.
Enrico Pasqualucci Sammartini, Presidente della Fondazione dedicata all’artista, sottolinea: «[…] Per me, come pronipote dell’artista, questo momento ha anche un significato personale: un impegno a trasmettere alle generazioni future lo spirito, le opere e le lettere dello zio Max, trasformando una memoria familiare in un patrimonio culturale condiviso».

Dopo il successo della retrospettiva dedicata all’artista nel 2023 al Museo Casa di Goethe, questa mostra approfondisce in modo più ampio e dettagliato l’originale e indipendente figura dell’artista tedesco Max Peiffer Watenphul (Weferlingen 1896 – Roma 1976) che si muove nei circoli d’avanguardia degli anni Venti del Novecento, dipingendo città e paesaggi, fotografando soggetti con identità queer e viaggiando incessantemente (soprattutto dopo che uno dei suoi quadri fu esposto alla mostra “Arte Degenerata” nel 1937). Pur avendo sperimentato diversi media – dall’arazzo alla fotografia – Max Peiffer Watenphul rimase sempre, innanzitutto, un pittore.
La pittura costituisce il nucleo costante della sua ricerca artistica e il punto di riferimento a partire dal quale si comprendono anche le opere tessili e fotografiche, espressione dell’approccio interdisciplinare appreso durante il biennio formativo presso il Bauhaus di Weimar (1919-1922), periodo determinante che plasmò il suo linguaggio visivo e la sua fitta rete di relazioni con i grandi maestri della modernità, tra cui Paul Klee, dal quale fu fortemente influenzato e con cui instaurò uno stretto legame affettivo e professionale.
Fulcro centrale della mostra è mettere in luce il suo essere un pittore del Bauhaus la cui opera, radicata nell’esperienza interdisciplinare della scuola, si sviluppa in una direzione autonoma e profondamente originale.
Come sottolinea il curatore Gregor H. Lersch: «Al Bauhaus, in un’epoca di riforme radicali e sperimentazioni collettive, Max Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo artistico autonomo. La sua opera dimostra quanto la pittura fosse parte integrante della ricerca artistica della scuola e riflette un principio fondamentale formulato dal fondatore Walter Gropius: non la creazione di uno stile unitario, ma lo sviluppo di un nuovo atteggiamento verso una modernità visiva».

LA MOSTRA
L’esposizione, con 80 opere, ricostruisce l’intero percorso dell’artista: dalle prime opere giovanili agli anni della formazione al Bauhaus di Weimar, dai paesaggi e dalle nature morte italiani fino al periodo veneziano del secondo dopoguerra, in cui matura un linguaggio pittorico autonomo e tra i più intensi della sua produzione.
In mostra vengono presentate per la prima volta numerose opere. Di particolare rilievo il primo olio noto di Peiffer Watenphul, del 1917, “Grace con gatto”, che ritrae la sorella dell’artista. A questo si affiancano acquerelli realizzati prima e durante il periodo del Bauhaus, tra cui “Natura morta con limoni” del 1921, in cui uno spremilimoni è raffigurato come oggetto di design e d’uso quotidiano attraverso un linguaggio pittorico volutamente sobrio. Di particolare interesse è anche “Vista su Il Pero” (1970): un paesaggio toscano del periodo tardo dell’artista, in cui la topografia e la cromia sono rese in forma fortemente ridotta. La mostra è inoltre arricchita da lettere e documenti provenienti dal lascito dell’artista, anch’essi finora inediti.
La mostra si articola in cinque sale. Il percorso inizia con Introduzione e biografia, dove sono esposte le prime opere: studi, autoritratti e prime sperimentazioni realizzate già prima del periodo di studio al Bauhaus.
La seconda sala, Bauhaus e avanguardia tedesca degli anni Venti, è dedicata al periodo trascorso da Peiffer Watenphul al Bauhaus di Weimar (1919–1922) e all’influenza di Paul Klee e di altri maestri della scuola come scuola di arte di riforma, dove anche la pittura aveva un ruolo importante.
La terza sala, Fotografia, presenta vedute architettoniche di Roma e ritratti realizzati all’inizio degli anni Trenta, che testimoniano come l’esperienza del Bauhaus abbia influenzato anche la sua ricerca fotografica. In queste immagini l’artista sperimenta composizioni rigorose e sviluppa quelle che egli stesso definì “dipinti fotografici”.
La quarta sala, Paesaggi e nature morte – La pittura di Max Peiffer Watenphul nel dopoguerra, tra un realismo espressivo e una pittura lirica, riunisce paesaggi e nature morte appartenenti a diverse fasi della sua produzione, con particolare attenzione ai paesaggi italiani.
Il percorso si conclude con la quinta sala, dedicata a Venezia. Nella città lagunare l’artista sviluppa, dalla fine degli anni Quaranta, un linguaggio pittorico autonomo per rappresentare la città. Qui intreccia rapporti con la scena artistica locale e internazionale, tra cui Filippo de Pisis, Peggy Guggenheim e Zoran Mušič. La partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 e del 1950 è documentata attraverso diversi materiali d’archivio, tra cui lettere di Giorgio de Chirico e Jean Cocteau.
La visita è arricchita da alcune postazioni multimediali.
Catalogo bilingue (italiano e inglese) edito da Electa.
C.S.M.
Fonte: tratto da comunicato stampa aprile 2026
Immagine di copertina: GNAMC Foto Giovanni De Angelis
MAX PEIFFER WATENPHUL. PITTORE DEL BAUHAUS
21 aprile – 23 agosto 2026
GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131 – 00197 Roma
+39 06 32298221
gan-amc@cultura.gov.it
https://gnamc.cultura.gov.it
https://www.instagram.com/lagallerianazionale

