Report di Angelina Travaglini. Fondazione MAST: 350 scatti originali in bianco e nero della coppia di fotografi che ritrasse i luoghi industriali del Novecento.
La Fondazione MAST dedica un’ampia retrospettiva, Bernd & Hilla Becher Storia di un metodo, alla coppia di fotografi tedeschi, Bernd e Hilla Becher (rispettivamente 1931 – 2007 e 1934 – 2015) e racconta il loro sodalizio personale e professionale, fatto di affinità e interessi comuni, e di scoperta e condivisione di un metodo rigoroso, grazie al quale i Becher hanno trasformato la fotografia industriale e documentaria del Novecento e affermato un nuovo approccio alla fotografia.
350 fotografie originali in bianco e nero, affiancate da un ampio corpus di materiali di approfondimento, tra cui disegni, libri e poster, restituiscono la coerenza del metodo di lavoro dei Becher. Il percorso espositivo è articolato in 10 sezioni: Paesaggi industriali, Impianti industriali: la miniera di carbone Ewald Fortsetzung, Un oggetto, diversi punti di vista (Svolgimenti), Tipologie, Case, Un oggetto in varie forme di rappresentazione: le case a graticcio, Sculture anonime, Pubblicazioni e materiali stampati, Bernd Becher: prime opere, Hilla Becher: prime opere. Le ultime due sezioni, rispetto alla mostra dedicata ai Becher a Colonia (5 settembre 2025 – 1 febbraio 2026) al Museo della Fotografia della SK Stiftung Kultur (la fondazione culturale della banca Sparkasse KölnBonn), rappresentano i primi ambiti di interessi dei due artisti; il quaderno di Berndt con gli esercizi di decorazione e di disegno, con la sua grafia precisa e meticolosa; le macrofotografie sperimentali e creative di Hilla, dedicate ai liquidi e alla struttura dei materiali naturali, alle foglie e alle conchiglie, che fanno pensare alla pittura formale; inedito anche il filmato che, attraverso una lunga e suggestiva intervista, ricostruisce i momenti più salienti della vita professionale e privata dei Becher.
In dialogo con la mostra, il Foyer del MAST ospita un’esposizione, La Scuola di fotografia di Düsseldorf, dedicata ai fotografi della Scuola di Fotografia di Düsseldorf, con opere provenienti dalla Collezione MAST, che mette in luce l’eredità e l’attualità del metodo dei Becher attraverso le ricerche delle generazioni successive.
Bernd Becher nasce a Siegen nel 1931, lavora come decoratore nell’azienda di famiglia e dal 1953 al 1956 studia grafica, pittura e tipografia all’Accademia di Belle Arti di Stoccarda, con l’idea di diventare pittore: risalgono a quest’epoca i primi disegni delle miniere della regione dello Siegerland, un mondo a lui familiare perché suo nonno era minatore. Nel 1957 Bernd viaggia in Italia e in Spagna e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf dove frequenta la classe di grafica applicata di Walter Brecher. Per mantenersi agli studi collabora con l’agenzia pubblicitaria Troost ed è qui che conosce la sua futura moglie: Hilla Wobeser. Hilla nasce a Potsdam nel 1934 ed è figlia d’arte, sua madre è fotografa; nel 1954 fugge dalla DDR e va a vivere ad Amburgo dove lavora come free lance, per poi trasferirsi a Düsseldorf, dove accetta un impiego come fotografa presso l’agenzia pubblicitaria Troost, e conosce Berndt. Dal 1951 al 1961, Hilla lavorerà all’ampliamento del dipartimento di fotografia dell’Accademia di Düsseldorf. Nel 1958 – 1959 Berndt e Hilla Becher lavorano insieme al reportage fotografico, iniziato da Bernd, nel distretto industriale di Siegen. Nel 1961 Bernd e Hilla si sposano e si stabiliscono a Düsseldorf; nel 1964 nasce il loro figlio Max, tra i curatori della mostra al MAST, insieme a Gabriele Conrath-Scholl, e Urs Stahel.
Dal 1959, la coppia si dedica, quasi ininterrottamente per decenni, a un’opera comune, incentrata su impianti e oggetti industriali prossimi alla demolizione e sviluppata in Germania, nei paesi del Benelux, nel Regno Unito, in Francia, Italia, Stati Uniti e Canada: una vasta produzione di fotografie, scattate con macchine di grande formato, a torri idriche, di raffreddamento o di estrazione, gasometri, altiforni, silos, capannoni e altri soggetti simili, sempre in bianco e nero, nitide, bilanciate, realizzate in giornate di cielo coperto e uniforme, senza alcuna presenza umana. Della vasta produzione dei Becher sono iconiche le fotografie delle case a graticcio: a partire dal 1968, i Becher estendono la loro indagine alle case degli operai e degli impiegati delle industrie. In particolare, la loro attenzione si concentra sui caseggiati popolari che sorgono all’epoca nel bacino della Ruhr e in Renania, nei pressi di miniere di carbone e acciaierie. I blocchi residenziali a tre o quattro piani presentati in mostra sono stati ideati dagli architetti del dopoguerra per offrire nuove case alla popolazione, ancora prostrata dai bombardamenti che hanno devastato le aree industriali. La stessa casa a graticcio di Birlenbach è presentata attraverso tre modalità: una singola immagine frontale, una sequenza di otto fotografie che restituisce una visione tridimensionale dell’oggetto e, infine, la sua inclusione in una tipologia in quindici parti.
Report di Angelina Travaglini
Immagine nella locandina: Bernd & Hilla Becher
© Estate Bernd & Hilla Becher, rappresentato da Max Becher
Courtesy Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur – Bernd & Hilla Becher Archiv, Colonia
BERND & HILLA BECHER
HISTORY OF A METHOD
23 aprile – 27 settembre 2026
Ingresso gratuito
MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia
Via Speranza, 42 – 40133 Bologna
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