Di Renzo Gabriel Bonizzi. Abbazia S.Galgano Chiusdino (SI), Vira Gambarogno (Svizzera), Case romane al Celio: ricerca scultorea sulla luce, sulla materia, sulla relazione opera-ambiente.

Tre momenti espositivi che, letti insieme, definiscono un movimento unitario: dall’interno all’esterno, dal sacro al paesaggio, fino al ritorno in una dimensione sotterranea e riflessiva. È un attraversamento che non riguarda solo lo spazio, ma anche il modo in cui la scultura si relaziona al reale: da presenza contemplativa a dispositivo attivo, capace di trasformare ciò che incontra.

Il lavoro di Helidon Xhixha si articola in un progetto espositivo di ampia scala, tra aprile e ottobre 2026, che può essere letto come un’unica traiettoria artistica diffusa, capace di attraversare geografie, contesti e dimensioni percettive differenti. Tre grandi esposizioni simultanee – tra Toscana, Lago Maggiore e Roma – costruiscono un percorso coerente e progressivo, in cui la ricerca sulla luce, sulla materia e sulla relazione tra opera e ambiente raggiunge una delle sue espressioni più compiute.

Il ciclo prende avvio con “Oltre le mura” all’abbazia di San Galgano a Chiusdino (SI) (aprile – ottobre 2026), a cura di Carlo Pizzichini. Evoluzione del precedente progetto “Giubileo di Luce”, l’intervento segna un passaggio fondamentale: le opere, tutte realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, abbandonano la dimensione esclusivamente architettonica per aprirsi al paesaggio. In un gesto simbolico, la luce non è più contenuta ma si espande nello spazio naturale, trasformando l’installazione in un’esperienza diffusa e attraversabile. Il progetto si configura così come una soglia, un primo movimento che porta la ricerca di Xhixha fuori dal sacro per metterla in relazione diretta con l’orizzonte.

Questa apertura trova una sua ulteriore espansione in “Sul lago luccica”, grande mostra internazionale diffusa sul Lago Maggiore (15 maggio – 4 ottobre 2026, inaugurazione 15 maggio 2026 ore 17:30 sul sagrato della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la via di Cavédan, 6574 Vira Gambarogno in Svizzera), a cura di Carlo Pizzichini e Dalmazio Ambrosoni e promossa dall’Associazione Gambarogno Arte. In questo contesto, la relazione tra opera e ambiente si fa ancora più radicale: le sculture non si limitano a dialogare con il paesaggio, ma lo assorbono e lo restituiscono in forma dinamica. Acqua, cielo e luce diventano parte integrante del lavoro, generando un sistema di riflessi in continua trasformazione. L’opera non è più oggetto, ma dispositivo percettivo che incorpora il mondo e lo moltiplica, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza immersiva e instabile.

Il percorso trova infine una dimensione più intima e stratificata con “Lumen ex terra” alle Case Romane del Celio a Roma (11 giugno – 27 settembre 2026, inaugurazione 11 giugno 2026 ore 18:00), a cura di Romina Guidelli eAndrea Poleschi, con CoopCulture. Qui la ricerca si concentra nuovamente sull’architettura, ma in una formacompletamente diversa: non più apertura verso l’esterno, bensì immersione nella profondità. Le opere si inseriscononegli ambienti ipogei, attivando un dialogo con la memoria, con la stratificazione storica e con la dimensionearcheologica dello spazio. La luce, in questo contesto, emerge dalla materia e dal tempo, trasformando lapercezione e costruendo un’esperienza lenta, progressiva, quasi iniziatica.

Questo percorso espositivo si inserisce all’interno di una fase di forte consolidamento internazionale per l’artista. Nel corso del 2026, infatti, l’attività europea dialoga con importanti sviluppi globali: dalla mostra al Guangdong Museum of Art di Guangzhou, in Cina (28 maggio – 5 agosto 2026), agli appuntamenti negli Stati Uniti, con due interventi a Miami – tra cui una significativa installazione presso l’aeroporto internazionale – fino alla grande esposizione istituzionale al Reiss-Engelhorn-Museum di Mannheim, prevista tra novembre 2026 e marzo 2027.

In questa prospettiva, il ciclo di mostre tra Italia e Svizzera non rappresenta un episodio isolato, ma il cuore di una progettualità più ampia: un sistema espositivo diffuso che definisce con chiarezza la posizione di Xhixha nel panorama contemporaneo. Le sue sculture, attraverso la superficie riflettente dell’acciaio, continuano a interrogare il rapporto tra luce e spazio, tra visibile e percezione, costruendo ogni volta un’esperienza che non si limita a essere osservata, ma che chiede di essere attraversata.



APPROFONDIMENTI:

OLTRE LE MURA
Aprile – Ottobre 2026
Abbazia di San Galgano Strada Comunale di S. Galgano, 53012 Chiusdino (SI)

Dallo spazio sacro al paesaggio

A un anno dalla presentazione di “Giubileo di Luce”, il progetto ideato da Helidon Xhixha per l’abbazia di San Galgano, l’artista ne propone oggi una rilettura radicale, dando vita a una nuova configurazione espositiva e a un nuovo titolo: “Oltre le mura”, a cura di Carlo Pizzichini. Inaugurazione: venerdì 15 maggio 2026 ore 17:30, visibile fino a ottobre 2026. Il biglietto è unico e consente l’accesso sia all’abbazia di San Galgano sia al museo di San Galgano a Chiusdino.

Se “Giubileo di Luce” nasceva come un intervento profondamente legato allo spazio interno e alla dimensione spirituale dell’abbazia, questa nuova evoluzione ne espande il significato in chiave più aperta e contemporanea. Il passaggio dalla prima alla seconda fase segna infatti un cambiamento sostanziale: da un’esperienza raccolta, misurata sulla verticalità gotica, sul silenzio e sulla memoria architettonica, a una dimensione diffusa che si apre al paesaggio della Valle del Merse.

In un gesto simbolico e fortemente evocativo, le opere – tutte realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, materiale distintivo della ricerca artistica di Xhixha – escono dallo spazio architettonico per dialogare direttamente con l’ambiente naturale. Questo spostamento non è soltanto fisico, ma profondamente concettuale: se all’interno dell’abbazia la luce era filtrata e mediata dalle strutture in pietra, all’esterno diventa elemento totale, atmosferico, in continua trasformazione.

Le superfici specchianti delle sculture amplificano questa condizione, trasformando ogni opera in un dispositivo ottico capace di catturare e restituire il paesaggio circostante. Il visitatore non si limita più a osservare la scultura, ma percepisce il paesaggio attraverso di essa, in un’esperienza visiva dinamica in cui luce, cielo, terra e presenza umana si fondono. L’opera diventa così un’interfaccia tra natura e percezione, capace di moltiplicare l’immagine del mondo senza alterarne la struttura.

Luce, paesaggio e percezione

Il progetto evolve quindi da installazione site-specific a intervento diffuso, estendendo il proprio raggio d’azione e instaurando un dialogo diretto con il territorio. In questo senso, il lavoro di Xhixha si avvicina ad alcune esperienze della Land Art, pur distinguendosene: le sue sculture non intervengono sul paesaggio modificandolo, ma lo riflettono e lo amplificano, rendendolo parte integrante dell’opera.

Tra le novità si inserisce “Getto di Luce” (2020), nuova opera monumentale alta 8 metri, che diventa la presenza verticale dominante del percorso, segnando un passaggio anche formale rispetto alla precedente croce “Luce Divina” (7 metri). Se quest’ultima mantiene un forte asse simbolico tra la dimensione spirituale dell’abbazia e l’apertura cosmica del paesaggio, “Getto di Luce”, collocata alle spalle della chiesa, introduce una tensione verticale che richiama idealmente le guglie gotiche: non più pietra che sale verso il cielo, ma luce riflessa che connette terra e infinito.

Il contesto della campagna senese aggiunge un ulteriore livello di lettura. Da secoli, questo paesaggio rappresenta non solo un ambiente naturale, ma una costruzione culturale, un equilibrio tra uomo, natura e storia. Le sculture di Xhixha si inseriscono in una lunga tradizione in modo paradossale e affascinante: la loro superficie metallica, contemporanea e tecnologica, appare inizialmente estranea al paesaggio, ma proprio attraverso il riflesso ne assorbe e restituisce l’identità visiva. Il paesaggio non è più sfondo, ma materia immateriale dell’opera stessa.

In questo dialogo tra rovine medievali, natura e superfici riflettenti, “Oltre le mura” costruisce un’esperienza estetica che è al tempo stesso contemplativa e dinamica. Ogni passo del visitatore modifica ciò che vede, ogni variazione di luce trasforma le opere: la scultura diventa spazio, tempo e percezione in movimento. Il progetto di San Galgano introduce un elemento ulteriore: il confronto con il paesaggio storico, trasformando “Oltre le mura” in un attraversamento non solo dello spazio, ma anche della memoria culturale.

“Oltre le mura” rappresenta così una nuova fase di “Giubileo di Luce”: non più solo un luogo da abitare, ma uno spazio da attraversare, in cui arte, luce e paesaggio si incontrano in un equilibrio in continua evoluzione.



SUL LAGO LUCCICA
15 maggio – 4 ottobre 2026
Mostra internazionale di sculture all’aperto Gambarogno Arte 2026
Mostra diffusa sul Lago Maggiore: Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro.

Un progetto diffuso tra arte, luce e paesaggio

Helidon Xhixha porta sul Lago Maggiore Sul lago luccica”, una grande mostra diffusa che trasforma il paesaggio in esperienza viva. Un progetto che non si limita a collocare opere nello spazio, ma sceglie di abitarlo, di dialogare con esso e di rifletterlo. Come osserva il curatore Carlo Pizzichini, «Ci sono luoghi in cui la luce non è soltanto un fenomeno naturale, ma una presenza viva, quasi un linguaggio»: il Lago Maggiore, nella sua porzione ticinese, è uno di questi.

Promossa dall’Associazione Gambarogno Arte, la rassegna si sviluppa lungo le rive del lago, coinvolgendo Vira Gambarogno – sede storica – e ampliandosi ai territori di Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio e San Nazzaro, dando vita a una costellazione di interventi scultorei tra acqua, architettura e natura. Inaugurazione: venerdì 15 maggio 2026, ore 17.30 sul sagrato della chiesa dei Santi Pietro e Paolo – la Via di Cavédan, 6574 Vira Gambarogno (Svizzera).

Il progetto si inserisce in continuità con una tradizione culturale radicata, rilanciandola in chiave contemporanea e rendendola nuovamente centrale nel panorama artistico del territorio, anche grazie alla collaborazione tra comuni e istituzioni locali.

Le sculture di Helidon Xhixha, realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, non si impongono come oggetti chiusi, ma come superfici vive, capaci di accogliere e riflettere il mondo circostante. Il paesaggio si deforma, si moltiplica, si trasforma continuamente: il lago si frantuma in bagliori, il cielo scivola sulle superfici, le montagne si dissolvono in vibrazioni luminose.

Queste opere attivano una relazione diretta con l’ambiente, rendendo visibile ciò che spesso resta inosservato: la complessità della luce, la mutevolezza della natura, il dialogo costante tra elementi naturali e presenza umana.
L’opera non rappresenta il paesaggio, ma lo contiene. Non lo descrive, ma lo restituisce come esperienza dinamica e instabile. Lo spettatore diventa parte integrante della visione, riflesso tra i riflessi, immerso in un processo percettivo che modifica lo sguardo.
In questo senso, le sculture si configurano come veri e propri dispositivi percettivi, capaci di ridefinire il rapporto tra osservatore e realtà.

Tra le opere più emblematiche, Icebergoccupa un ruolo centrale: una scultura galleggiante che vive direttamente sull’acqua, senza basamento né ancoraggio, trasformandosi in una presenza mobile e luminosa. Di giorno cattura il movimento del lago e amplifica la luce; di notte si fa presenza silenziosa, quasi lunare.
La sua natura instabile e sospesa rafforza il senso profondo dell’intero progetto: un equilibrio continuo tra materia e immateriale, tra forma e riflesso.

Un percorso tra i luoghi

La mostra si sviluppa come un itinerario aperto e non lineare. Ogni luogo rappresenta una soglia e un punto di vista:
Vira Gambarogno accoglie il nucleo storico della manifestazione, tra vicoli e piazze (opere presenti: Elliptical Reflection, La Famiglia e Luce Marina).
Ascona si apre alla luce più distesa. (opere presenti: Iceberg, Getto di Luce, Diamond Light)
Magadino raccoglie riflessi nelle acque calme (opere presenti: The Twin Bottles in collaborazione con l’artist-photographer Jack Braglia; Clessidra).
Sant’Abbondio dialoga con la dimensione storica e spirituale (opera presente: Ionic Column).
Gerra frammenta la luce nel respiro del lago (opera presente: Suono d’Acciaio).
San Nazzaro – Vairano incontra la materia della pietra (opera presente: Thought of Light)

Le opere vivono in relazione continua con il vento, le nuvole, il tempo e lo sguardo dei visitatori. Il percorso invita a una fruizione libera e personale: non esiste un inizio o una fine, ma una costellazione di esperienze che si costruiscono nel tempo, attraversando luoghi, atmosfere e percezioni differenti.

Luce, tempo e percezione

La mostra si svolge tra maggio e ottobre, nel periodo di massima luminosità del Lago Maggiore. La luce – limpida al mattino, intensa a mezzogiorno, dorata al tramonto – diventa parte integrante delle opere, che si trasformano continuamente nel corso della giornata e delle stagioni. Questa scelta temporale non è casuale: consente alle sculture di esprimere pienamente la loro natura dinamica, registrando ogni variazione atmosferica e luminosa.

Visitare “Sul lago luccica” significa attraversare il tempo: ritornare negli stessi luoghi e scoprire ogni volta immagini diverse, rifrazioni inaspettate, in un’esperienza che non si esaurisce in un unico sguardo.È un invito alla contemplazione e alla ripetizione, dove ogni visita diventa unica e irripetibile.
È un progetto dedicato alla luce, ma soprattutto al riflesso, alla memoria e alla trasformazione. In un’epoca dominata dalla velocità, propone un’esperienza lenta, sensibile e immersiva.

Le sculture invitano a osservare con attenzione, a rallentare, a lasciarsi attraversare dalle immagini. Il luccichio del lago diventa metafora di una realtà in continuo mutamento, dove emerge una forma autentica di bellezza, fragile e in costante evoluzione.

Una tradizione che si rinnova

Il progetto si inserisce nella storica tradizione delle mostre di scultura all’aperto di Vira Gambarogno, attive dal 1968, ma ne rinnova profondamente il senso. Se in passato la scultura dialogava con il paesaggio mantenendo una propria autonomia, qui si realizza una vera fusione: il paesaggio entra nell’opera e l’opera trasforma il paesaggio.

Questa nuova visione rilancia un patrimonio culturale condiviso, consolidando il ruolo del territorio come luogo di sperimentazione artistica e di incontro tra linguaggi contemporanei e memoria storica.




LUMEN EX TERRA
11 giugno – 27 settembre 2026
Case Romane del Celio, Basilica Santi Giovanni e Paolo, Clivo di Scauro, 00184 Roma

Roma accoglie “Lumen ex terra”, il nuovo progetto espositivo di Helidon Xhixha, concepito per gli spazi straordinari delle Case Romane del Celio, uno dei contesti archeologici più suggestivi e stratificati della Capitale. Dal 11 giugno al 27 settembre 2026, una selezione di opere si inserisce negli ambienti ipogei, dando vita a un dialogo tra scultura contemporanea e architettura antica, in un percorso pensato come attraversamento progressivo dello spazio.  Inaugurazione: giovedì 11 giugno 2026, ore 18.00, ingresso libero. A cura di Romina Guidelli e Andrea Poleschi. Ente organizzatore: CoopCulture.  

Il titolo stesso sintetizza il senso del progetto: una luce che emerge dalla profondità, che attraversa la materia e restituisce memoria. La scultura non è più solo forma, ma esperienza. Non rappresenta, ma trasforma. Non si impone allo spazio, ma lo rivela

Un percorso dalla dimensione ipogea

Il percorso espositivo si costruisce come una sequenza di incontri, in cui ogni opera dialoga con lo spazio che la accoglie. Sculture monumentali in acciaio inox come Torso d’acciaio, Teutao Dea d’acciaiosi inseriscono nelle architetture antiche come presenze quasi archetipiche, mentre lavori come Inner peace, Reflectione Harmony of lightattivano una dimensione più intima e percettiva.

Interventi più essenziali e verticali, come Sonda di Luce, Getto di luce e Sostegno di luce, guidano lo sguardo e il movimento del visitatore, costruendo un ritmo visivo che accompagna l’attraversamento degli ambienti ipogei.
Accanto a queste, forme come Iceberg e le sue variazioni introducono una tensione tra materia e frammento, tra solidità e dissoluzione.

la materia: acciaio e luce

Le opere di Xhixha, realizzate principalmente in acciaio inox lucidato a specchio, si distinguono per la capacità di trasformare la materia in superficie riflettente e dinamica.
Il metallo non è più solo struttura, ma diventa dispositivo ottico: assorbe lo spazio e lo restituisce trasformato. In alcune opere, la presenza del bronzo lucidato introduce una variazione materica che amplifica il dialogo tra luce, densità e riflesso.

La scultura come dispositivo percettivo

Le opere di Xhixha, realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, non si limitano a occupare lo spazio, ma lo attivano.
Le superfici riflettenti assorbono e restituiscono l’ambiente circostante, incorporando affreschi, murature e architetture in un sistema dinamico di immagini in continua trasformazione.
Il riflesso diventa così un dispositivo percettivo e concettuale: non semplice restituzione del reale, ma processo di amplificazione e riscrittura del visibile.

Le Case Romane del Celio

Le Case Romane del Celio, situate sull’omonimo colle a pochi passi dalla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, rappresentano uno dei complessi archeologici più affascinanti e meno convenzionali di Roma.  Il sito conserva ambienti sotterranei appartenenti a diverse fasi abitative, databili tra il II e il IV secolo d.C., originariamente domus di epoca imperiale che nel tempo si sono trasformate, ampliandosi e assumendo nuove funzioni.

Affreschi, murature e architetture stratificate raccontano secoli di storia, restituendo un sistema articolato di spazi ipogei in cui dimensione domestica, memoria e trasformazione convivono.
Interrati nel corso dei secoli con la costruzione della basilica soprastante, questi ambienti si sono conservati in modo straordinario, offrendo oggi un’esperienza immersiva e sospesa, in cui il tempo sembra stratificarsi e riemergere.

È proprio questa natura sotterranea, complessa e percettivamente densa a rendere le Case Romane del Celio un contesto ideale per il lavoro di Helidon Xhixha, in cui il dialogo tra luce, spazio e memoria trova una delle sue espressioni più profonde.

Il dialogo con le Case Romane del Celio

All’interno delle Case Romane del Celio, dove l’architettura conserva tracce di vita domestica tra età imperiale e tarda antichità e dove affreschi e murature raccontano secoli di stratificazione, il lavoro di Xhixha si innesta come elemento attivo.

Le superfici riflettenti amplificano la dimensione illusionistica già propria degli ambienti dipinti, incorporando lo spazio archeologico e restituendolo in forma dinamica, moltiplicata e instabile. Ne emerge un campo percettivo stratificato, in cui passato e presente coesistono e si trasformano continuamente.
Il visitatore diventa parte integrante dell’opera: il movimento attiva la visione e modifica costantemente la percezione, generando un’esperienza sempre diversa e mai definitiva.



L’ARTISTA

Helidon Xhixha (Durazzo, Albania 1970, attualmente di base a Milano e Dubai) è tra i principali scultori contemporanei, noto per le sue monumentali opere in acciaio inossidabile che esplorano il rapporto tra luce, materia e ambiente. Formatosi tra Milano (Accademia d’Arte di Brera) e Londra (Kingston University), dalla metà degli anni 2000 le sue installazioni sono state presentate in contesti di rilievo internazionale, tra cui la Biennale di Venezia (2015) con l’opera Iceberg, potente riflessione sul cambiamento climatico, e numerosi progetti pubblici tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti. Tra le opere più iconiche si distingue The renaissance of the twin Towers (2007), esposta in diverse capitali culturali come simbolo di memoria e speranza.

Nel 2025 realizza Giubileo di Luce presso l’abbazia di San Galgano (Siena), dove una monumentale croce in acciaio alta sette metri trasforma lo spazio in un’esperienza immersiva tra arte contemporanea e spiritualità.
Le sue opere, presenti in spazi pubblici e istituzionali in tutto il mondo, ridefiniscono la scultura come esperienza percettiva, in dialogo continuo con il contesto e lo spettatore.

Di Renzo Gabriel Bonizzi
(comunicato stampa 28 aprile 2026)
Ph installazione: Michele Stanzione

TRE MOSTRE, UN UNICO PERCORSO
di HELIDON XHIXHA
Aprile – Ottobre 2026