Nuova serie di vinili oggetto di culto per i collezionisti. Titoli rimasterizzati, grafica originale.
Deutsche Grammophon ripropone “Avantgarde”, la serie di registrazioni pionieristiche dell’avanguardia musicale, oggetto di culto per appassionati e collezionisti, con numerosi titoli disponibili per la prima volta in vinile.
Riproduzione della grafica originale con in più sovra copertine da collezione di nuova concezione, realizzate con cura artigianale.
Titoli rimasterizzati e incisi direttamente dai nastri analogici originali a 2 tracce da 1⁄4 di pollice da Rainer Maillard e Sidney C. Meyer presso gli Emil Berliner Studios e stampati su vinile da 180 grammi.
La serie sarà inoltre ampliata per includere altre registrazioni di riferimento del repertorio del XX secolo.
AVANTGARDE #01 // Luc Ferrari: Presque Rien Nr.1; Societé II
Gérard Frémy, Ensemble Instrumental de Musique Contemporaine de Paris, Luc Ferrari, Konstantin Simonovitch
«Presque Rien n. 1» (1967–70) e «Société II» (1967) di Luc Ferrari figurano tra le opere più radicali dell’avanguardia del XX secolo. Con Presque Rien n. 1, Ferrari ha aperto la strada all’uso di registrazioni ambientali non elaborate come materiale musicale a sé stante, catturando i suoni di un villaggio di pescatori croato all’alba per creare quello che lui definiva un “paesaggio sonoro”.
Privo di manipolazioni o di una composizione convenzionale, il brano ha segnato una svolta decisiva verso il minimalismo sonoro e l’ascolto ecologico, influenzando generazioni di artisti sperimentali.
In netto contrasto, Société II (And if the piano were a woman’s body), scritta per pianoforte, percussioni e ensemble, incarna il lato teatrale e politicamente impegnato di Ferrari. Scritta nel contesto degli sconvolgimenti sociali della fine degli anni ’60, mette in scena un’allegoria femminista in cui gli esecutori competono per il dominio, fondendo struttura, improvvisazione e satira.
Accoppiando queste due opere – una puramente ambientale, l’altra strumentale – in un unico album, Ferrari ha abbattuto i confini tra musica elettronica e acustica, ridefinendo ciò che la composizione poteva essere e stabilendo un modello di molteplicità espressiva che continua a plasmare il suono sperimentale ancora oggi.

AVANTGARDE #02 – Mauricio Kagel: Acustica
Kölner Ensemble für Neue Musik, Mauricio Kagel
«Acustica» (1968–70) di Mauricio Kagel, composta per produttori di suoni sperimentali e altoparlanti, è una delle sue opere più ambiziose e radicali. Combinando materiale elettroacustico su nastro realizzato presso la WDR con esecuzioni acustiche basate su circa 200 schede di partitura grafica, l’opera incarna l’idea di Kagel di «Theater instrumentales», in cui suono, gesto e presenza dell’esecutore si fondono in un unico atto drammatico e musicale.
L’opera esplora un campo ampliato di musicalità, utilizzando strumenti inventati e oggetti trovati per liberare il suono dalle convenzioni tradizionali dell’esecuzione. Al di là delle sue innovazioni d’avanguardia, Acustica riflette la visione anarchica e profondamente umana di Kagel. La sua moltitudine di fonti sonore globali rispecchia la diversità della sua educazione a Buenos Aires, trasformando il caos in un ordine giocoso ed evidenziando l’autonomia di ciascun esecutore all’interno di un insieme collettivo.
Al tempo stesso umoristica e sensuale, l’opera rifiuta l’ideologia a favore della libertà, dell’individualità e dell’espressione condivisa: un’“anarchia” musicale che celebra la vita stessa.

AVANTGARDE #03 – Toru Takemitsu: Quatrain;
A Flock Descends Into The Pentagonal Garden
Boston Symphony Orchestra, Ensemble Tashi, Seiji Ozawa
Le opere *Quatrain* (1975) e *A Flock Descends into the Pentagonal Garden* (1977) di Tōru Takemitsu incarnano la sua sintesi tra le tecniche dell’avanguardia occidentale e l’estetica giapponese. In *Quatrain*, scritto per clarinetto, violino, violoncello, pianoforte e orchestra, Takemitsu evoca il concetto giapponese di *ma* — lo spazio tra le cose — attraverso fluidi cambiamenti di timbro e atmosfera. Ha paragonato l’opera a un emaki, un rotolo illustrato che si dispiega scena dopo scena, dove ogni idea musicale è indipendente ma intrecciata alle altre.
A Flock Descends into the Pentagonal Garden, ispirata da un sogno, espande queste idee in un mondo sonoro circolare e non lineare. Il suo motivo dello “stormo”, udito per la prima volta nell’oboe, scende in un campo armonico scintillante creato dagli archi: il “giardino”. Qui, il senso del tempo e dello spazio di Takemitsu diventa immersivo e ciclico piuttosto che progressivo. Entrambi i brani fondono l’innovazione modernista con una sensibilità giapponese profondamente radicata e abbracciano il suo patrimonio culturale all’interno delle strutture della musica classica occidentale.
C.S.m.
Comunicato stampa 29 aprile 2026
(notizia pubblicata a titolo gratuito, senza alcun concambio)

