Recensione di Federica Giglio. L’arte non è statica ma muta, si muove. A Roma prende vita attraverso la voce di Grazia Varisco nel docu-film ARTISTA.
Sessant’anni di ricerca e studi di una delle protagoniste più significative dell’arte contemporanea di questo secolo, sono esposti e riportati in un documentario della durata di un’ora circa. A Roma, l’Accademia Nazionale di San Luca ha aperto le porte alla proiezione del docu-film: ARTISTA Tempo e spazio. La sperimentazione artistica di Grazia Varisco, diretto da Roberto Locci. La proiezione, avvenuta giovedì 30 aprile, racconta l’esperienza di vita e il percorso creativo della celebre artista Grazia Varisco (Milano,1937).
Grazia Varisco gioca e ridefinisce il rapporto tra luce, percezione e spazio. Il documentario non è rigido e schematico, ma si evolve e crea movimento…è un dialogo con lo spettatore, esattamente come l’arte di Varisco: percettiva, intuitiva e piena di slittamenti. C’è un momento in cui osservando le opere di Varisco si comprende che ciò che si ha davanti non è mai fermo, ma è qualcosa che semplicemente accade, si trasforma e si intreccia in un continuo mutamento. Il docu-film non racconta solo la carriera della protagonista, ma costruisce un percorso immersivo includendo anche lo spettatore.
Prima ancora che artista, si percepisce fin dall’inizio della proiezione quanto sia umano il suo racconto. Inizia la sua storia dalla formazione all’Accademia di Brera, dove niente era certezza e tutto possibilità. Dopo i suoi studi e il successivo diploma sarà lei stessa docente nell’Accademia per anni, titolare della cattedra di Teoria della Percezione. In seguito dà vita al Gruppo T (dove T sta per tempo) insieme ad altri membri, un gruppo focalizzato sull’arte programmata e sulla cinetica. Già dal nome si può intuire l’argomento principale, il Gruppo T si impegna nel dimostrare che l’arte non è statica, ma cambia continuamente nel tempo. Nella sperimentazione con il Gruppo T si realizza che l’immagine non è mai fissa, grazie agli Schemi luminosi Variabili, strutture che si accendono e spengono secondo delle sequenze ben precise. Con le Extrapagine, negli anni 70, si introducono nuovi elementi nel suo lavoro, oltre il movimento fisico si introduce un altro tipo di cambiamento, quello mentale e percettivo, le pagine di aprono e chiudono in continuo spostamento.
Grazia Varisco, nonostante il grande lavoro svolto con altri colleghi, lavorerà anche indipendentemente negli anni successivi.
I progetti erano poesia pura per chi li guardava, e il docu-film cattura perfettamente l’essenza della non staticità dell’arte, le opere si muovono, cambiano e a seconda della luce non sono mai uguali. Il Gruppo T e il lavoro di Varisco rivoluzionano il concetto di arte introducendo spazio e tempo come elementi fondamentali.
La proiezione è arricchita da testimonianze di altri storici e critici d’arte che commentano e interpretano il percorso dell’artista, offrendo altri validi punti di vista da diverse angolazioni. Quando lo schermo si spegne la storia non si interrompe bruscamente, si intrecciano altre voci, quello che si è visto si deposita nel cuore e nella mente di chi ha ascoltato e osservato, oltre lo schermo, restando impresso per sempre nello spettatore.
Recensione di Federica Giglio
Roma, 2 maggio 2026
Immagine: Grazia Varisco, ritratto. Frame dal docufilm di Roberto Locci
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