Teatro alla Scala e LaScalaTV: Riccardo Chailly dirige l’opera di Verdi. Prima esecuzione scenica moderna del divertissement. Regia Alessandro Talevi. Tutte esaurite le 9 rappresentazioni. In scena Luca Salsi, Anna Netrebko, Francesco Meli, Michele Pertusi, Veronica Simeoni.
Dal 16 maggio al 9 giugno2026 Riccardo Chailly raggiunge il suo decimo titolo verdiano alla Scala (esclusa la Messa da Requiem) con Nabucodonosor, dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera, terza opera del compositore e suo primo grande trionfo, che andò in scena per la prima volta alla Scala il 9 marzo 1842 e dalla metà dell’Ottocento rimase in repertorio con il titolo abbreviato Nabucco, comparso per la prima volta nel 1844 in occasione di una ripresa a Corfù.
Nabucodonosor, opera di riferimento per il Teatro alla Scala e nell’immaginario collettivo che ha registrato immediatamente il tutto esaurito per le nove rappresentazioni, sarà eseguita nell’edizione critica Ricordi; in prima esecuzione scenica moderna si ascolterà il divertissement scritto da Verdi per la ripresa dell’opera alla Monnaie di Bruxelles nel 1848, riscoperto nel 2021 dallo studioso Knud Arne Jürgensen e finora eseguito solo in concerto.
La produzione di Nabucodonosor è dedicata a Gianandrea Gavazzeni nel trentennale della scomparsa e a 60 anni dal suo Nabucco,il 7 dicembre 1966.
Lo spettacolo sarà trasmesso in diretta su LaScalaTv il 29 maggio dalle 19:45. Dopo la diretta, il video resterà disponibile on demand fino al 5 giugno 2026.
Alla Scala Riccardo Chailly ha finora diretto di Giuseppe Verdi I masnadieri (1978), I due Foscari (1980), Rigoletto (2006), Aida (2006 e 2020), Messa da Requiem (2014, 2016, 2018, 2020, 2026), Giovanna d’Arco (2025), Attila (2018), Macbeth (2021), Don Carlo (2023) e La forza del destino (2024).
Per il suo ultimo impegno operistico da Direttore musicale (ma Chailly dirigerà la Messa da Requiem di Verdi il 28 ottobre e tornerà regolarmente sul podio e in buca nei prossimi anni), il Maestro ritrova Anna Netrebko (Abigaille), Luca Salsi (Nabucodonosor), Francesco Meli (Ismaele) e Michele Pertusi (Zaccaria), artisti tra i maggiori del nostro tempo che lo hanno accompagnato in alcune memorabili Inaugurazioni di Stagione degli ultimi anni: Giovanna d’Arco (7 dicembre 2015, Netrebko e Meli), Andrea Chénier (7 dicembre 2017, Netrebko e Salsi), Tosca (7 dicembre 2019, Netrebko, Meli e Salsi), Macbeth (7 dicembre 2021, Netrebko, Meli e Salsi), Don Carlo (7 dicembre 2023, Pertusi, Netrebko, Meli e Salsi), La forza del destino (7 dicembre 2024, Anna Netrebko), cui si aggiungono messe e concerti. Una compagnia di amici e di interpreti straordinari che hanno segnato la storia recente del nostro Teatro in un sodalizio artistico e umano con pochi precedenti.
La compagnia è completata da Veronica Simeoni (Fenena), Simon Lim (Gran Sacerdote), Haiyang Guo (Abdallo) e Laura Lolita Perešivana (Anna). Dmitri Platanias sarà Nabucodonosor e Simon Lim sarà Zaccaria nelle rappresentazioni del 31 maggio, 6 e 9 giugno; mentre Inara Kozlovskaya sarà Abigaille e Giorgio Berrugi sarà Ismaele nelle rappresentazioni del 4, 6 e 9 giugno.
Negli ultimi anni Riccardo Chailly ha proposto alla Scala un numero crescente di titoli che affrontava (almeno integralmente) per la prima volta: è il caso di Boris Godunov, La rondine, il Trittico Weill e La forza del destino cui in questa Stagione si aggiungono Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk e Nabucodonosor, entrambi con registi al debutto scaligero.
Alessandro Talevi – che firma la regia avvalendosi di scene e costumi di Gary McCann, luci e video di Marco Giusti, coreografia di Danilo Rubeca, movimenti acrobatici ed effetti speciali di Ran Arthur Braun ed effetti magici a cura di Masters of Magic – è uno dei registi più affermati della scena italiana (nato a Johannesburg, vive a Torino) e internazionale grazie alla forza immaginativa delle sue produzioni. Dopo la recente ripresa di Tosca all’Opera di Roma, i prossimi impegni includono la ripresa di Onegin all’Opera di Santa Fe, una nuova produzione di Rigoletto a Cagliari e la tournée di Don Giovanni per Opera North.
GLI APPUNTAMENTI
Giovedì 7 maggio il Maestro Riccardo Chailly ha partecipato all’incontro nel Ridotto dei Palchi “Il vero debutto di Verdi” condotto dal professor Alessandro Roccatagliati (Istituto Nazionale di Studi Verdiani / Università di Ferrara) per il ciclo “Prima delle Prime” realizzato in collaborazione con gli Amici della Scala.
Un’ora prima dell’inizio di ogni rappresentazione, presso il Ridotto dei Palchi, si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Raffaele Mellace.
Riccardo Chailly dirigerà Orchestra e Coro del Teatro alla Scala nella Sinfonia e nei cori “Gli arredi festivi” e “Va’ pensiero” lunedì 11 maggio alle 12 per il Concerto per l’80° anniversario della Scala ricostruita, alla presenza del Presidente della Repubblica.
L’OPERA
«Verdi – nota Raffaele Mellace nel numero di maggio della Rivista del Teatro – proveniva dal fiasco senza appello della sua seconda opera, Un giorno di regno, titolo comico caduto al debutto. Uno scacco professionale che s’intrecciava con una tragedia familiare immane: la perdita, in meno di due anni, della moglie e dei due figli bambini. È noto l’aneddoto, dai connotati fiabeschi, di come l’allora impresario scaligero Bartolomeo Merelli avrebbe costretto Verdi, incontrato per strada sotto una pesante nevicata, a considerare un libretto rifiutato dall’operista tedesco Otto Nicolai; e di come Verdi, raggiunta la sua stanza nell’attuale Corso Vittorio Emanuele, abbia gettato a terra il libretto, miracolosamente apertosi sul testo del Va’ pensiero che immediatamente lo incuriosì».
Il Maestro Chailly, intervistato dallo stesso Mellace, aggiunge: «Nella sua grandezza Nabucodonosor mi trasmette un senso di vertigine. Ciò che lascia basito è la genesi di questo capolavoro, che nasce involontariamente da un giovane compositore intenzionato ad abbandonare la carriera di operista, completamente improduttivo da molti mesi, che di fatto viene forzato dall’impresario della Scala Merelli a prendere in considerazione questo progetto. Circostanze straordinarie da cui nasce una delle partiture imprescindibili di Verdi, che rappresenta il vero inizio, come riconosceva il compositore stesso, di una delle carriere più importanti della storia dell’opera. La vertigine nasce, nello studio della partitura, dalla continua alternanza di situazioni nuove: un effetto sconcertante che fa sì che Nabucodonosor sia un titolo non pacifico, che farà sempre discutere, attirerà ammiratori e detrattori, come avviene da fine Ottocento, ma tornerà sempre in scena».
Sul divertissement il Maestro aggiunge: «Composto sei anni dopo il debutto di Nabucodonosor per il Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, venne eseguito allora e poi scomparve, per riemergere tra le carte, a lungo inaccessibili, custodite a Sant’Agata. Oggi ne offriamo la prima esecuzione scenica moderna. È un pezzo cospicuo, della durata di circa dieci minuti, che inizia con uno splendido assolo, ancora una volta, del violoncello, che richiama il timbro con cui l’opera si chiuderà. È un assolo bellissimo, una melodia straordinaria sostenuta da un accompagnamento molto elegante. Seguono due numeri brillanti di matrice rossiniana, che esaltano il senso di grande virtuosismo collettivo che Verdi richiede all’orchestra».
LO SPETTACOLO
Sullo stesso numero della Rivista, Alessandro Talevi approfondisce con Liana Püschel gli aspetti risorgimentali dell’opera: «Anche se la vicenda è ambientata nell’antichità, sappiamo che le opere di Verdi degli anni Quaranta erano una metafora della contemporaneità. Nello spettacolo c’è un’allusione chiara al Risorgimento, ma non faccio riferimento solo a quell’epoca, perché per me questa è una storia universale. Non c’è bisogno di dire che in questo momento ci sono potenti che dicono ‘non sono più re, sono Dio’; oggi ci sono capi di stato occidentali, del cosiddetto mondo libero, che si paragonano a Gesù. Anche per questo non volevo ambientare l’azione in un periodo preciso».
Talevi fa riferimento anche alle evidenti ascendenze rossiniane del lavoro di Verdi: «Per il pubblico di Verdi era chiaro che Zaccaria era identificabile con Mosè e che il modello per Abigaille era Semiramide, la regina guerriera che non vuole semplicemente sedersi sul trono, ma dirigere, sottomettere, combattere, essere quasi un uomo. Questo personaggio è la chiave per capire Abigaille».
Centrale, anche rispetto al Mosè di Rossini, è la funzione del Coro. «Va’ pensiero è il cuore dell’opera, nel senso che esprime un sentimento di perdita, una nostalgia per qualcosa che non c’è più e che fa sorgere il desiderio di ricreare quel qualcosa. È proprio nel momento del Va’ pensiero che il popolo ebraico sente con più forza l’amarezza per la perdita del suo simbolo, della casa, del ‘suolo natal’, che in questo allestimento è rappresentato dal tempio. Durante il coro, vedremo il tempio come un’apparizione che vibra intorno al popolo, quasi come un fantasma evocato dalla forza di un immenso desiderio».
NABUCODONOSOR ALLA SCALA
Punto di svolta nella carriera e nella vita di Verdi (prima Abigaille fu Giuseppina Strepponi) e caposaldo del repertorio del Piermarini (dove si contano a oggi 209 rappresentazioni), Nabucodonosor va in scena per la prima volta il 9 marzo 1842, Maestro al cembalo Giuseppe Verdi. Le rappresentazioni sono 8, ma già nell’agosto dello stesso anno (al cembalo Giacomo Panizza) ne seguiranno altre 57.
Il titolo torna nel 1844, 1846, 1850, 1853, 1855 (per la prima volta con un Maestro concertatore, Alberto Mazzuccato), 1857 e 1861, per scomparire nell’Italia unitaria fino al 1914, con la direzione di Leopoldo Mugnone, le scene di Parravicini, Rota e Rovescalli e Carlo Galeffi protagonista. Galeffi torna nel 1933 diretto da Vittorio Gui accanto a Gina Cigna nello spettacolo di Mario Frigerio.
Il primo Nabucco del Dopoguerra è diretto da Tullio Serafin con Gino Bechi e Maria Pedrini nello spettacolo di Alessandro Sanine con i bozzetti sobri e monumentali di Guido Marussig. Nel 1958 Antonino Votto dirige Ettore Bastianini e una folgorante Anita Cerquetti, tra le maggiori interpreti d’Abigaille di ogni tempo, in una produzione di Mario Frigerio in cui fanno da protagonisti i bozzetti di Salvatore Fiume. Gianandrea Gavazzeni porta il titolo a inaugurare la Stagione 1966/67 con uno spettacolo di Franco Enriquez su scene e costumi di Nicola Benois, protagonista con Giangiacomo Guelfi un’altra grandissima Abigaille, Elena Souliotis (la ripresa in maggio sarà diretta da Mario Gusella).
Nuovo 7 dicembre nel 1986 con Riccardo Muti, che firma una delle sue interpretazioni di riferimento con lo spettacolo creato da Roberto de Simone insieme a Mauro Carosi e Odette Nicoletti per scene e costumi: in scena il protagonista nuovo e sfaccettato di Renato Bruson e la formidabile Ghena Dimitrova. Lo spettacolo tornerà nel 1988 e nel 1996 con Maria Guleghina al posto della Dimitrova. La nuova produzione del 2013, diretta da Nicola Luisotti, vede una regia riflessiva di Daniele Abbado, che rinuncia all’archeologia per riflettere sulla storia delle persecuzioni del popolo ebraico: in scena Leo Nucci e Liudmyla Monastyrska. La ripresa del 2017 vede sul podio Nello Santi e in scena con Nucci Martina Serafin e Anna Pirozzi.
C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 4 maggio 2026
Immagine: Riccardo Chailly ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
NABUCODONOSOR
16, 19, 22, 26, 29, 31 maggio; 4, 6, 9 giugno 2026
Teatro alla Scala Milano
Prezzi: da 300 a 40 euro
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org

