Di Renzo Gabriel Bonizzi. Metropolitan Museum: le sculture dell’artista svizzero in dialogo con l’iconico ambiente del museo newyorkese. Rari prestiti della Fondazione Giacometti mettono in luce l’influenza duratura del mondo antico sull’arte moderna.
Il Metropolitan Museum of Art presenta “Giacometti in the Temple of Dendur (Giacometti al Tempio di Dendur)”, iniziativa che mette in dialogo l’opera del rinomato artista svizzero Alberto Giacometti (Borgonovo Stampa, Grigioni, 1901 – Coira 1966) con il Tempio di Dendur, uno degli spazi più iconici del Museo e di New York City.
La mostra, co-organizzata con la Fondazione Giacometti di Parigi, dal 12 giugno all’8 settembre 2026 (mostra compresa nel biglietto museo) presenta 17 sculture – di cui 14 figure in bronzo e gesso in prestito dalla Fondazione Giacometti, inclusi gessetti dipinti raramente visti, e 3 dalla collezione del Met – installate dentro e intorno al tempio, e mette in luce l’impatto duraturo dell’arte egiziana antica su una delle figure più emblematiche dell’arte del XX secolo. Da tempo ossessionato da come la scultura potesse trasmettere la solitudine, la vulnerabilità e la perseveranza della figura umana, Giacometti trovò nell’arte dell’antico Egitto un modello di moderazione formale e intensità spirituale che avrebbe plasmato le sue opere mature.
La mostra è resa possibile dalla Kate W. Cassidy Foundation.
LE INFLUENZE EGIZIE NELL’ARTE DI GIACOMETTI
Nel corso della sua carriera, nella ricerca dei mezzi per esprimere l’esperienza dell’esistenza umana, Alberto Giacometti fu profondamente influenzato dall’arte dell’antico Egitto. I primi incontri con la scultura egizia avvennero a Firenze e Roma nel 1920–21 e lasciarono un’impressione duratura sul giovane artista, attratto dalla loro immobilità, rigida frontalità e imperturbabile compostezza. Dopo essersi trasferito a Parigi nel 1922, trascorse molto tempo nelle gallerie egiziane del Louvre, dove uno studio approfondito affinò la sua comprensione della forma, delle proporzioni e del potere simbolico della figura umana. Il suo impegno andò oltre il museo: nel 1920 acquisì Egyptian Sculpture (1914) di Hedwig Fechheimer, una pubblicazione che influenzò profondamente la sua concezione dell’arte, in particolare sulla natura performativa, quasi magica, della statuaria antica e la sua capacità di incarnare la presenza spirituale. Inoltre attinse direttamente a Egypt and Western Asia (1923) di Ludwig Curtius, tracciando figure riprodotte per interiorizzarne la chiarezza strutturale e l’autorità frontale. I suoi quaderni di schizzi degli anni Venti e Trenta testimoniano questo impegno costante, rivelando come i modelli antichi lo abbiano aiutato a distillare la figura umana nel suo nucleo essenziale ed espressivo. Gli studi sulle figure che camminano di profilo sarebbero poi culminati in opere come Walking Woman (I) (1932), in cui allungamento e immobilità coesistono in equilibrio equilibrato: forme che evocano non solo il movimento fisico ma anche la fragile persistenza dell’essere nello spazio e nel tempo.
IL TEMPIO DI DENDUR AL MET E LE SCULTURE DI GIACOMETTI
Completato intorno al 10 a.C., il Tempio di Dendur fu dedicato alla dea Iside e a due fratelli divinizzati, Pedesi e Pihor. I sacerdoti eseguivano rituali all’interno del tempio e sulla sua terrazza, mediando tra i regni umano e divino. Donato dall’Egitto agli Stati Uniti nel 1965 e assegnato al Met nel 1967, il tempio fu aperto al pubblico al Museo nel 1978 ed è diventato da allora una delle sue opere d’arte più amate e durature.
Il ruolo storico del tempio come luogo di passaggio e incontro risuona con l’esplorazione di Giacometti sulla relazione tra scultura e spettatore. Collocando sculture moderne all’interno di questo antico santuario, l’installazione enfatizza il potere architettonico del Tempio di Dendur e invita a una rinnovata considerazione del suo rituale e del suo design spaziale. In questo contesto, le figure di Giacometti – al tempo stesso solitarie e monumentali – assumono un riverbero emotivo intensificato: la loro fragilità e resistenza risultano intensificate dalla pietra del tempio.
All’interno di questo quadro architettonico, la collocazione delle sculture di Giacometti ha una particolare risonanza. Walking Woman (I) (1932) è posizionata nella sala delle offerte del tempio per ricordare la posizione della statua di una divinità all’interno del santuario, evocando il momento prima che l’immagine sacra emergesse per incontrare i fedeli all’esterno. Altrove, le figure si trovano sole o in gruppi silenziosi sulla piattaforma rialzata del tempio, ricordando le terrazze dei templi egiziani e come coloro che erano fuori dal santuario potessero avvicinarsi alla presenza divina durante le occasioni festive.
In questo contesto, le opere di Giacometti affrontano questioni centrali sia per la scultura antica che per quella moderna: distanza e accesso, elevazione e ritiro, visibilità e occultamento. Gruppi di ieratiche figure femminili, incluse opere del dopoguerra come Women of Venice (1956), suggeriscono ulteriormente le terrazze dove la presenza divina veniva rivelata durante le festività, sottolineando al contempo la duratura meditazione dell’artista sulla condizione umana e sul rapporto del corpo con il tempo e la mortalità. L’installazione evoca sia le processioni che si svolgevano intorno ai templi egiziani sia le poetiche riunioni figurative che Giacometti ha organizzato nel corso della sua carriera. Di fronte a questa antica struttura, le sculture di Giacometti appaiono sia senza tempo che precarie.
CREDITI
Giacometti in the Temple of Dendur è curato da Stephanie D’Alessandro, Leonard A. Lauder, Curatore di Arte Moderna e Coordinatore Senior della Ricerca del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea del Met, Aude Semat, Curatrice Associata nel Dipartimento di Arte Egiziana del Met, ed Emilie Bouvard, Curatrice della Fondation Giacometti di Parigi. La mostra è co-organizzata dal Metropolitan Museum of Art e dalla Fondazione Giacometti di Parigi.
Di Renzo Gabriel Bonizzi
(tratto da comunicato Met 15 aprile 2026)
Immagine nella locandina: Alberto Giacometti, Woman of Venice II, 1956. Painted bronze.
The Metropolitan Museum of Art, New York, Jacques and Natasha Gelman Collection, 1998
© 2026 Artists Rights Society (ARS), New York
GIACOMETTI IN THE TEMPLE OF DENDUR
12 giugno – 8 settembre 2026
(ingresso gratuito con biglietto museo)
The Met Fifth Avenue
1000 5th Ave, New York, NY, United States, 10028
Phone: 212-535-7710
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