GAM: la nuova stagione espositiva è dedicata a disegno, segno, tratto. Vincenzo Agnetti, Lisetta Carmi, Giorgio Griffa. Nel percorso del Novecento l’intruso è Pesce Khete.
Con la Quarta Risonanza la GAM di Torino prosegue il suo percorso di indagine sui linguaggi dell’arte, esplorando i temi del disegno, del segno e del tratto, forme essenziali della ricerca attraverso cui ogni artista, in modo autentico, annota visioni ed elabora studi. La carta diventa il materiale privilegiato di queste pratiche, configurandosi come uno spazio sperimentale in cui è possibile esercitare piena libertà espressiva. In questo contesto, segno e tratto si caricano di un valore immediato e spontaneo, restituendo la dimensione più diretta e vitale del gesto artistico.
In questo quadro si inseriscono la mostra Un altro Novecento. Opere su carta dalle collezioni della GAM, che riunisce per la prima volta le opere del Novecento su carta presenti in Collezione. All’interno della mostra troviamo l’Intruso di questa Risonanza, l’artista romano Pesce Khete. Utilizzando il supporto cartaceo e un insieme di tecniche tra disegno e pittura, si pone in dialogo con i fondi grafici del museo. Il segno graffiato che diventa disegno nella ricerca di Vincenzo Agnetti è presentato nella mostra Oggi è un secolo dedicata al centenario della nascita e alla sua ricerca sperimentale sul mezzo fotografico. Infine, negli spazi della Collezione si sviluppano sia il progetto Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno che raccoglie 15 fotografie entrate a far parte della Collezione grazie all’aggiudicazione del bando Strategia Fotografia 2025, sia un omaggio a Giorgio Griffa in occasione del suo novantesimo compleanno.

UN ALTRO NOVECENTO
OPERE SU CARTA DALLE COLLEZIONI DELLA GAM
mostra a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
21 maggio – 1° novembre 2026
L’esposizione riunisce per la prima volta in un percorso unitario un’ampia e significativa selezione di opere su carta – oltre 600 disegni, acquerelli, incisioni e dipinti – provenienti dalle raccolte del museo, raccontando con uno sguardo inedito l’intero XX secolo, dalle atmosfere simboliste e secessioniste fino alle ricerche della generazione degli anni Novanta. Un patrimonio cresciuto nel tempo anche grazie al sostegno della Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris e della Fondazione Arte CRT, che hanno contribuito in modo determinante ad arricchire le collezioni della GAM.
In un secolo attraversato da fratture storiche e profonde rivoluzioni del linguaggio, la carta si è affermata come il luogo privilegiato della sperimentazione. Supporto agile, immediato, disponibile, ha consentito agli artisti di annotare visioni, verificarle, contraddirle, ripeterle e trasformarle. I fogli riuniti in mostra svelano il più libero e intimo laboratorio degli artisti: custodiscono il “prima” dell’invenzione e il “dopo” del ripensamento, la fase dell’elaborazione e quella dell’amplificazione, lo studio e la variazione.
Il percorso espositivo si articola in ventuno sezioni che attraversano le principali stagioni artistiche del Novecento e approfondiscono le figure di artisti di cui la GAM conserva consistenti nuclei di opere. Tra questi si distinguono Lucio Fontana, presente con una preziosa raccolta di trenta fogli donati da Teresita Fontana alla GAM in occasione dell’antologica tributata dal museo all’artista nel 1970, a poco più di un anno dalla sua morte, e Giorgio Morandi, con un cospicuo insieme di lavori su carta che dalle acqueforti degli anni Venti approda alle nature morte e ai paesaggi collinari, in una meditazione costante su luce e astrazione. A questi si affianca la sala monografica dedicata a Filippo de Pisis, dove l’ampio fondo di fogli realizzati tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta mette in luce l’estro disegnativo e la dimensione più lirica e diaristica del suo lavoro.
La mostra mette in dialogo poetiche e linguaggi differenti, tutti legati alla centralità della carta come spazio di sperimentazione e invenzione. Il percorso si apre con le atmosfere simboliste di Leonardo Bistolfi e Medardo Rosso, accanto a ritratti e suggestioni di viaggio che mostrano la vitalità del disegno nei primi decenni del secolo.
Il dialogo si estende poi ai principali movimenti europei che si sono sviluppati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: dal postimpressionismo di Pierre Bonnard all’espressionismo di Max Beckmann, dal primitivismo di Henri Rousseau al dadaismo di Max Ernst.
Ampio spazio è dedicato alla prima avanguardia italiana conGiacomo Balla e Umberto Boccioni, in relazione alle ricerche di artisti internazionali come Natalija Goncharova e Paul Klee.Tra i maestri italiani emergono inoltre Felice Casorati e Luigi Spazzapan, protagonisti di un confronto che restituisce tutta la complessità del disegno tra opera autonoma e strumento progettuale.
Il Novecento italiano si snoda attraverso le visioni notturne di Lorenzo Viani e Mario Sironi e quelle più classiche e mediterranee di Arturo Martini, passando per le ricerche astratte di Fausto Melotti, fino ad arrivare al realismo di Renato Guttuso e Renato Birolli. Al secondo dopoguerra appartengono le opere animate dalla linea e dal colore di Osvaldo Licini e Tancredi Parmeggiani, mentre artisti come Mino Maccari e Carol Rama esplorano il lato più visionario e caustico del disegno.
Proseguendo lungo il percorso, le acqueforti di Giacomo Manzù incontrano i dipinti su carta e cartone di Carlo Corsi, in un equilibrio di eleganze sottili tra leggerezza incisoria e vibrazione cromatica.
Accanto a loro emergono le ricerche di tre autori di area torinese: Mario Sturani, Carlo Turina e Cino Bozzetti, accomunate da un segno di contorno netto che racchiude le figure in atmosfere sospese e perturbanti. Il disegno e l’acquerello si affermano anche come strumenti privilegiati per il bozzetto, dagli studi teatrali di Gigi Chessa alle opere per la casa editrice Einaudi di Carlo Levi, Francesco Menzio e Bruno Cassinari.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il disegno si apre a una dimensione di confine tra la scrittura e la gestualità dell’informale, a partire dalla lezione calligrafica dell’artista giapponese Sofu Teshigahara, fino ai bozzetti per la “Bibliothèque de Cobra” e per le pitture murali di Tamayo Rufino che evocano la radice magica e totemica della civiltà.
La stagione della Pop Art è rappresentata in mostra da un importante trittico di Robert Rauschenberg, restaurato per l’occasione, e dalle opere di icone del movimento come Andy Warhol e Roy Lichtenstein, accanto alle declinazioni italiane di Mario Schifano e Piero Gilardi. Parallelamente il disegno contemporaneo esplora nuove relazioni tra pittura, scultura e spazio ambientale con artisti come Mario Merz e Giuseppe Penone. Dall’essenzialità del tratto di ascendenza neoclassica si passa alle sue ultime variazioni nelle opere di Salvo, Ketty La Rocca, Giulio Paolini e Liliana Moro, fino alle geometrie di Francesco Lo Savio e di Simone Forti.
Non manca un affondo sulla tradizione grafica e incisoria torinese, con artisti formatisi intorno o all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, tra cui spiccano Ercole Dogliani, Ettore De Fornaris, Mario Calandri, Sergio Saroni, Giacomo Soffiantinoe Franco Fanelli.
Chiude il percorso espositivo l’opera di Eliseo Mattiacci, Predisporsi a un capolavoro cosmico astronomico, che mescola l’espressività del tratto con la matericità della carta e dello strappo, confermando ancora una volta il ruolo della carta come luogo di sperimentazione artistica.
Lungo questo percorso espositivo si incontrano anche opere di Pesce Khete (Roma, 1980), l’intruso della Quarta Risonanza.
Catalogo edito da Allemandi.

VINCENZO AGNETTI
OGGI È UN SECOLO
mostra a cura di Chiara Bertola con Virginia Lupo
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
21 maggio – 1° novembre 2026
La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti, per celebrare il centenario della nascita dell’artista, tra le figure più rilevanti dell’arte concettuale italiana del secondo Novecento.
Il progetto espositivo, che si sviluppa nello spazio accanto alla Videoteca, prende avvio dall’opera Photo-graffia (1980), appartenente alla Collezione della GAM e acquisita nel 2024 grazie alla Fondazione Arte CRT. A partire da quest’opera della Collezione, la mostra raccoglie una selezione di lavori legati alla sperimentazione dell’artista sul mezzo fotografico, realizzate tra gli anni Settanta e Ottanta.
Le Photo-graffie, nucleo attorno al quale ruota la mostra, che l’artista realizza tra il 1979 e il 1981, nascono dall’intenzionale esposizione alla luce di pellicole fotografiche fino al completo annerimento, in un gesto di azzeramento dell’immagine. Su questa superficie totalmente nera Agnetti interviene graffiando e a volte dipingendo, facendo emergere segni che diventano elementi figurativi e pittorici.
Il gesto del graffiare, realizzato con punteruoli di diverse dimensioni, e l’uso del colore trasformano la pellicola in uno spazio dal nuovo significato, dove l’immagine non è più catturata attraverso un meccanismo ma semplicemente disegnata, asportando il nero della pellicola.
Questo nucleo di opere rappresenta una svolta fondamentale nella pratica dell’artista che fino a quel momento si era distinto per una riflessione legata alla critica sul linguaggio e alla sovversione dei meccanismi di potere.
Nelle Photo-graffie emerge un rinnovato interesse per il disegno e per il gesto pittorico, questa volta privo di parola e di struttura discorsiva, ma sempre con l’intento di sovvertire un mezzo meccanico quale quello della fotografia.
Una modalità espressiva che, nelle Vetrate, si amplia arricchendosi di nuove possibilità spaziali, anche attraverso un rapporto volutamente alterato tra interno ed esterno. Questo “recupero” dell’immagine si colloca all’interno di un processo al tempo stesso concettuale e poetico, che caratterizza l’intera e straordinaria ricerca artistica di Vincenzo Agnetti.

LE COLLEZIONI
LISETTA CARMI
EROTISMO E AUTORITARISMO A STAGLIENO
mostra a cura di Elena Volpato
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Dal 21 maggio 2026
L’esposizione presenta l’ingresso di un corpus di 15 fotografie di Lisetta Carmi nella collezione della GAM, nell’ambito del progetto sostenuto da Strategia Fotografia 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Le opere acquisite, tratte dalla serie “Erotismo e autoritarismo a Staglieno”, del 1966-76, sono esposte in una sala delle collezioni permanenti in dialogo con quattro sculture della collezione GAM, scelte dalla raccolta di statuaria del secondo Ottocento e di primo Novecento. Il dialogo è volto a sottolineare i due temi ricercati da Carmi nelle sculture del cimitero monumentale di Staglieno: la sensuale rappresentazione delle figure angeliche o delle anime di donne defunte nell’arte simbolista e l’atmosfera di severa autorità genitoriale tipica delle famiglie borghesi di fine Ottocento. Il raffronto tra scultura e fotografia consente inoltre di aprire una più ampia riflessione sull’antico intreccio, sottolineato da Roland Barthes, tra immagine fotografica e morte.

GIORGIO GRIFFA. OMAGGIO PER I 90 ANNI
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Collezioni 1 piano
Dal 21 maggio 2026
Anche alcune sale delle collezioni permanenti sono oggetto di un rinnovato allestimento. Tra queste, una sala è dedicata al lavoro di Giorgio Griffa, figura centrale della ricerca pittorica contemporanea.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma promosso dalla Fondazione Giorgio Griffa, in collaborazione con importanti istituzioni nazionali e internazionali, per celebrare l’opera dell’artista in occasione del suo novantesimo compleanno.
Con un’attenzione particolare alla città di Torino e al suo territorio, nel corso del 2026 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, dedicano una sala al maestro nell’ambito del riallestimento delle rispettive collezioni permanenti, riconoscendo la rilevanza dei nuclei di opere conservati.
La sala alla GAM presenta cinque opere, tra cui Impronta del pollice (1969), Due spugne (1969), Linee orizzontali (1973) dalle collezioni della GAM, affiancate dalla grande tela Campo giallo, campo azzurro (1986), in comodato da una collezione privata.
Le opere documentano alcuni passaggi centrali della ricerca di Griffa a partire dalla fine degli anni Sessanta, quando l’artista avvia una riflessione radicale sul linguaggio della pittura. Il suo lavoro si distingue per una pratica che affida al gesto pittorico una dimensione processuale e aperta: segni, linee e campiture di colore si dispongono sulla tela grezza secondo ritmi essenziali, lasciando visibile la temporalità dell’esecuzione e accogliendo l’incompiuto come principio strutturale. In dialogo con le ricerche analitiche e concettuali del secondo Novecento, la sua pittura si configura come un’indagine sul farsi dell’immagine, in cui la superficie diventa spazio di relazione tra regola e variazione, ordine e possibilità.
La dedica di una sala a Giorgio Griffa all’interno delle collezioni permanenti della GAM intende così restituire la continuità e l’attualità di una ricerca che, a partire da Torino, ha contribuito in modo determinante al rinnovamento della pittura contemporanea.
A giugno 2026 negli Stati Uniti il Clark Art Institute – Massachusetts apre una grande mostra monografica di Giorgio Griffa con oltre 20 opere monumentali che ripercorrono quasi sessant’anni di carriera. Un progetto sostenuto anche dall’American Academy e vincitore del bando dell’Italian Council – 14° edizione del Ministero della Cultura.

L’INTRUSO. PESCE KHETE
a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
21 maggio – 1° novembre 2026
La GAM annuncia il progetto di Pesce Khete come Intruso della Quarta Risonanza.
L’artista è stato invitato a inserirsi con le proprie opere nelle sale della mostra “Un altro Novecento. Opere su carta delle collezioni della GAM” istituendo dei dialoghi inediti tra il suo lavoro e quello di alcune figure principali del Novecento come Alberto Savinio, Luigi Spazzapan e Lucio Fontana.
Tra gli artisti italiani della sua generazione Pesce Khete è colui che ha scelto la carta come suo supporto elettivo, trovando nella fisicità del foglio la possibilità d’inattese “cuciture” di nastro adesivo e insieme l’eccedenza del bianco come silenzio, da rispettare o da infrangere.
La sua pittura ha un procedere accidentato, fatto di arresti e ripensamenti, di accelerazioni della mano miste a un’attenta riflessione compositiva. Le sue carte accolgono una libera commistione di tecniche che vanno dal disegno a matita fino alla pittura a olio, commistione in cui si specchia la natura polimorfa della sua ricerca, condotta sempre su una zigzagante linea di crinale: da un lato la felicità dei suoi guizzi di figurazione, dall’altro la forza pura del colore, delle linee, della pennellata.
L’Intruso è un artista o un curatore invitato in ogni Risonanza a dialogare con le mostre e con le collezioni della GAM. La sua “intrusione” è decisiva in ogni riallestimento delle collezioni e in quel rimettere in moto traiettorie interpretative o tranquillizzanti percorsi cronologici. Intrusione per elaborare una propria visione a contrappunto e, insieme, a sostegno dell’organismo espositivo museale. Quando si parla di intrusione si fa riferimento a una pratica in qualche misura disturbante, nella quale qualcosa o qualcuno viene inserito o si inserisce con prepotenza all’interno di un’unità dotata di equilibrio proprio. Questa figura è destinata a creare degli inciampi al percorso rassicurante del Museo. Sorprendere con display imprevisti e offrire visioni inattese all’interno del palinsesto della programmazione e dell’allestimento delle collezioni del Museo.
L’intruso è quindi invitato a ogni stagione espositiva per scompaginare e ricomporre con ordini visivi imprevisti, per riaprire e rimettere in moto tutte le relazioni spazio temporali all’interno del mondo “congelato” del Museo. Rivedere allora il concetto di conservazione e portarlo fino a coincidere con il suo contrario, il più lontano possibile dall’idea di chiusura, di immobilità restando comunque all’interno del museo.
Corredano il progetto i Quaderni dell’Intruso, generosamente offerti e pubblicati da Allemandi editore.
C.S.m.
Fonte: da comunicati stampa 20 maggio 2026
Immagine di copertina (particolare): Mario Sturani, Autoritratto con la piuma di ghiandaia, 1928
Tutte le installation views: foto Perrottino
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Via Magenta, 31 – 10129 Torino
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