I Carabinieri TPC di Venezia recuperano e restituiscono allo Stato una preziosa stele romana alto-imperiale del I sec. d.C., destinata al Comune di Campagna Lupia.
Una preziosa porzione di monumento funerario iscritto, risalente all’epoca romana alto-imperiale, è stata sottratta al mercato illecito. Si tratta di una lastra di forma parallelepipeda in pietra calcarea di colore beige-giallastro, iscritta e lavorata su un unico lato. Le dimensioni della lastra, l’altezza delle lettere e l’aspetto mutilo del testo consentono d’identificare il reperto come unica parte di un monumento funebre di medio-grandi dimensioni e con sviluppo in elevato. Considerando la casistica più ricorrente tra le necropoli della Cisalpina, e più nello specifico della Venezia romana, risulta verosimile la pertinenza del reperto alla balaustra frontale di un recinto funerario.
L’iscrizione, incisa su un campo epigrafico ben lavorato, ha lettere capitali eleganti e segni di interpunzione collocati in modo corretto, ossia a metà altezza delle lettere. Si legge sulla lastra:
[—]iae C(aii) f(iliae) et C(aio) A[—]
C(aii) f(ilio) viro me[—]
[—] e I L(ucio) Elvio [—]
——
Nel testo sono menzionate almeno tre persone: la prima è una donna, priva di cognome, come pure l’uomo che la segue, circostanza che consente di datare l’epigrafe alla prima metà del I secolo d.C. È ignoto il gentilizio dell’uomo citato dopo l’anonima defunta, infatti si conserva soltanto l’iniziale A, per cui non è possibile alcuna interpretazione. È interessante il vocabolo viro, che denota il rapporto fra la donna e il suo compagno di vita. Dopo viro si trova me seguito da lacuna. Può essere me[o] oanche me[renti]. L’ultimo nome leggibile è quello di L(ucius) Elvius.

L’importante recupero trae origine dalle indagini avviate dai Carabinieri TPC nel luglio del 2024, coordinate dalla Procura della Repubblica di Venezia, che hanno permesso di individuare il reperto in un’abitazione a Campagna Lupia (VE).
Gli accertamenti condotti dal Nucleo TPC di Venezia hanno permesso di ricostruire la travagliata storia del bene, rivelatosi provento di scavi clandestini o di rinvenimenti fortuiti non denunciati risalenti alla metà del Novecento e, successivamente, oggetto di ricettazione. Pertanto, i Carabinieri TPC hanno sequestrato il reperto, stante la totale assenza di un valido titolo di proprietà da parte del detentore.
È bene ricordare come la normativa vigente preveda sui beni archeologici provenienti, certamente o presumibilmente, dal territorio italiano una presunzione di appartenenza al demanio culturale. Il privato che intenda rivendicare la proprietà di reperti archeologici è tenuto a fornire la prova che gli stessi gli siano stati assegnati dallo Stato in premio per ritrovamento fortuito; o che gli siano stati ceduti sempre dallo Stato a titolo d’indennizzo per l’occupazione d’immobili; o che siano stati in proprio, o altrui possesso, in data anteriore all’entrata in vigore della Legge n. 364 del 20 giugno 1909. Inoltre, per quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti in violazione delle previsioni in materia di tutela, proprietà e circolazione dei beni archeologici indicati nello stesso codice, sono nulli.
Nel corso dell’attività investigativa, i Carabinieri TPC si sono avvalsi di esami tecnici della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Venezia, con cui il Nucleo di Venezia collabora strutturalmente, nonché del supporto operativo dell’Arma territoriale.

Al termine delle indagini, nel maggio 2025 la Procura di Venezia ha disposto il dissequestro della stele e la sua restituzione allo Stato, individuato nella Soprintendenza ABAP di Venezia. Il 26 maggio 2026, a termine dell’attività investigativa, i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Venezia hanno consegnato la stele alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia. Secondo quanto disposto dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero della Cultura, il manufatto archeologico, preso intanto in consegna dalla Soprintendenza di Venezia, è stato assegnato al Comune di Campagna Lupia dove sarà valorizzato presso il Palazzo di Città.
Il recupero di reperti archeologici facenti parte del demanio culturale rappresenta una delle direttrici investigative che il Nucleo Carabinieri TPC di Venezia persegue, attraverso verifiche costanti e metodiche presso gli esercizi commerciali di settore e mediante l’attenta raccolta di segnalazioni da parte di studiosi e appassionati, grazie alla collaborazione degli Uffici del Ministero della Cultura e delle Soprintendenze di Bolzano e di Trento. La restituzione al patrimonio pubblico di questi beni, testimonianze aventi valore di civiltà, riporta alla fruizione collettiva oggetti che narrano la storia di territori e comunità.
C.S.M.
Fonte: da comunicato stampa 26 maggio 2026

