Recensione di N.N.C. Verona, Hotel Due Torri. Successo per la rilettura cameristica dell’oratorio laico di Pier Paolo Pasolini su musica di Andrea Mannucci.

In conclusione del VII Festival delle Arti Contemporanee di Verona, la Sala Impero dell’Hotel Due Torri ha accolto, il 23 maggio, un appuntamento di particolare intensità: Tra carne e cielo, oratorio a Pier Paolo Pasolini commissionato dall’Estate Fiorentina nel 2022, anno del centenario della nascita dello scrittore, al compositore Andrea Mannucci.
Tra carne e cielo nasceva originariamente per due soprani, voce recitante e grande ensemble. In questa occasione è stato proposto in una nuova veste per pianoforte, due soprani e voce narrante: non una semplice riduzione, ma una vera rilettura, più esposta e quasi cameristica, nella quale la sottrazione timbrica ha accentuato la nudità della parola e l’urgenza del pensiero.

Il titolo stesso racchiude la chiave interpretativa dell’intero progetto. La carne è il corpo, il desiderio, lo scandalo, l’eros, il dolore e la fragilità umana; il cielo è la tensione verso il sacro, la nostalgia dell’assoluto, la ricerca di senso. Pasolini ha abitato per tutta la vita questo territorio intermedio senza mai scegliere definitivamente un polo o l’altro. Ed è in questo spazio inquieto che Mannucci costruisce il proprio itinerario drammaturgico.
L’oratorio si articola in sei Stanze e altrettante Arie, accostando materiali poetici, teatrali, civili e cinematografici. Da Orgia agli Scritti Corsari, da Poesia in forma di rosa fino ad Affabulazione e al Vangelo secondo Matteo, emerge un Pasolini plurale: intellettuale politico, figlio, uomo ferito, provocatore, testimone del sacro e della disperazione. Non si cerca una narrazione lineare; si cerca una verità franta, irrisolta, spesso dolorosa.
Musicalmente Mannucci evita la tentazione illustrativa. La sua scrittura non descrive Pasolini: ne attraversa le tensioni. La parola resta il centro pulsante del discorso musicale, e il suono sembra nascere continuamente dal conflitto tra impulso teatrale e introspezione lirica.

Fondamentale il contributo degli interpreti. Carlotta Bellotto e Nadina Calistru hanno affrontato pagine vocali di grande complessità con sensibilità, forza espressiva e notevole controllo tecnico. Le loro voci non sono state semplici strumenti esecutivi, ma presenze drammatiche capaci di incarnare diverse sfumature dell’universo pasoliniano.
Filippo Tonon ha dato alla voce recitante una qualità rara: intensa ma mai enfatica, profonda ma sempre misurata. Nella sua interpretazione la parola ha trovato equilibrio tra rabbia, meditazione, fragilità e silenzio.

Al pianoforte il M° Carlo Benatti – in questa nuova versione elemento centrale dell’architettura sonora – ha saputo sostenere l’intera struttura con intelligenza, misura e una qualità di ascolto che ha trasformato la scrittura pianistica in autentico respiro teatrale.
Importante anche il ruolo della direzione artistica di Paola Fornasari, presenza capace di tenere insieme visione culturale e dimensione umana.

Un pensiero particolare va anche al pubblico presente, che ha accolto un ascolto certamente impegnativo con attenzione, partecipazione e generosità. In un tempo in cui tutto tende a consumarsi rapidamente, la disponibilità a entrare dentro un lavoro complesso, a condividerne domande, inquietudini e tensioni, non è un gesto scontato. Il consenso, l’attenzione e il sostegno percepiti hanno restituito la sensazione preziosa di un’esperienza realmente vissuta insieme.
E forse proprio in questa condivisione si è compiuto uno dei significati più autentici dell’opera.

Il momento più intenso è arrivato nel finale, quando le parole del Vangelo secondo Matteo – «udrete ma non comprenderete, vedrete ma non capirete» – hanno assunto un valore che andava oltre il testo evangelico. Non una conclusione, ma un monito.
Perché Tra carne e cielo non offre risposte. Chiede piuttosto di rallentare, di sostare, di ascoltare.
E in un tempo che tende a consumare tutto rapidamente, immagini, pensieri, emozioni, questa è forse la sua qualità più preziosa: ricordarci che comprendere è un atto difficile, e profondamente umano.

Recensione di N.F.C.
Verona, Hotel Due Torri 23 maggio 2026
Foto N.F.C.

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