54.Festival Internazionale del Teatro, 7-21 giugno. Direzione Willem Dafoe. 200 artisti, 55 appuntamenti, 11 produzioni e coproduzioni, 10 prime assolute, 2 europee e 4 italiane. Si aggiunge Biennale College Teatro.

L’appuntamento con le arti dal vivo della Biennale di Venezia prende il via il 7 giugno 2026con il 54. Festival Internazionale del Teatro diretto da Willem Dafoe in scena fino al 21 giugno; per proseguire dal 17 luglio all’1 agosto con il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Sir Wayne McGregor; infine il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea sotto la direzione di Caterina Barbieri sarà in programmazione dal 10 al 24 ottobre.

158 appuntamenti per 470 artisti che saranno a Venezia per i festival di Danza Musica e Teatro: uno sguardo sul mondo che coinvolge Paesi da una parte all’altra del globo – dall’Italia e dalle sponde del Mediterraneo alla Lapponia, dal Sudafrica alle regioni del Daliangshan cinese al sud est asiatico fino al Giappone, a Samoa e alla Nuova Zelanda.

Attorno a loro la comunità di Biennale College, i giovani artisti under 30 che si affacciano al mondo dell’arte per portare sul palcoscenico internazionale dei festival le loro creazioni. Quest’anno sono giunte 1.841 domande di partecipazione da 48 Paesi diversi: per i bandi destinati a registi e drammaturghi italiani, cui si è aggiunto il nuovo bando per attori e attrici; per i bandi destinati a coreografi e danzatori, cui si aggiungono i bandi per nuove opere di un coreografo italiano e di un coreografo straniero; infine per il bando destinato a compositori, sound artist e performer musicali. Un impegno della Biennale a fornire risorse, tempi, modalità che permettano la nascita di progetti di lungo termine. Ma allo stesso tempo un contributo al rinnovamento dell’idea di regia e di drammaturgia, coreografia e danza, scrittura e interpretazione musicale, un osservatorio sull’evoluzione delle arti dal vivo.

Scrive Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia, nella presentazione: «Danza, musica e teatro sono linguaggi che si manifestano nel tempo e nella presenza, determinandosi nella relazione del qui e ora tra artista e pubblico. Per Sir Wayne McGregor la danza ci invita a riconsiderare la natura del tempo, per Caterina Barbieri la musica ci riporta all’ascolto primordiale da cui tutto nasce, per Willem Dafoe il teatro ci riconduce alla verità dell’incontro umano. I titoli da loro individuati – Time Does Not Exist, A Child of Sound e Alter Native – oltre che dichiarazioni poetiche, confermano il qui e ora e sono veri e propri orientamenti di ricerca del nostro stare al mondo. E i tre settori, ancora una volta, confermano il loro essere in dialogo, ognuno con il proprio specifico codice. I programmi presentati dai direttori, infatti, esplorano la dimensione centrale dell’esperienza artistica dal vivo intesa come tramite necessario per rinnovare, ogni volta, la percezione della realtà di chi partecipa a un evento performativo».

BIENNALE TEATRO. ALTER NATIVE

In scena dal 7 al 21 giugno 2026, il 54. Festival Internazionale del Teatro porta a Venezia oltre 200 artisti per 55 appuntamenti, con 11 tra produzioni e coproduzioni, 10 prime assolute, 2 europee e 4 italiane. 610 sono le domande pervenute per Biennale College Teatro.

«Per l’edizione di quest’anno – afferma il Direttore Willem Dafoe – abbiamo scelto il titolo ALTERNATIVE, o più precisamente, ALTER NATIVE. Non esiste un significato preciso, poiché l’etimologia può essere vaga o evocativa. L’idea è quella di pensare ad ALTER come a un cambiamento e NATIVE come alla propria natura. Oppure ALTER come altro e NATIVE come la cultura di provenienza».

Attraversa tutti i continenti il 54. Festival Internazionale del Teatro mettendo in luce alfabeti, culture e tradizioni diverse, che non riproducono fedelmente sé stesse, ma aprono nuove strade, offrendo altri modi di vedere e di pensare il mondo.

Il viaggio parte dall’origine viva del teatro, dalla Grecia di Christos Stergioglou e Alexandros Drakos Ktistakis con il loro concerto-spettacolo Cries, scritto da Taxiarchis Deligiannis e Vasilis Tsiouvaras, «ispirato dal pensiero del rifugiato del poeta Giorgos Seferis, dal lamento di Ecuba della Troiane di Euripide, e dalle grida di tutti coloro che hanno vissuto la schiavitù, lo sradicamento e la migrazione nel corso dei secoli». Testi e parole di una memoria collettiva si intrecciano in un flusso continuo con le musiche originali di Alexandros Drakos Ktistakis, in scena con il suo ensemble insieme alle voci del baritono Georgios Iatrou e dello stesso Stergioglou.Regista e attore di teatro ma anche di cinema (è protagonista in Dogtooth di Yorgos Lanthimos e The eternal return of Antonis Paraskevas di Elina Psykou), Christos Stergioglou arriva per la prima volta in Italia.

Esponente del nuovo teatro greco, Mario Banushi, destinatario del Leone d’argento, è al festival con la trilogia che l’ha reso immediatamente famoso, Romance familiare. Ragada, Good Bye Lindita, Taverna Miresia sono i capitoli di un paesaggio della memoria che affonda le radici in riti e tradizioni ancestrali legati all’infanzia albanese di Banushi, un paesaggio costruito per visioni poetiche, immagini evocative sospese tra sogno e realtà, forti di una carica emotiva che trasforma temi intimi e personali – legami e affetti, senso di perdita e di dolore, nostalgia – in poesia universale. La trilogia di Mario Banushi è presentata dalla Biennale di Venezia in coproduzione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain.

Dall’Europa mediterranea all’estremo oriente, dove da più di trent’anni Satoshi Myiagi, allievo ed erede del maestro del teatro giapponese di ricerca Tadashi Suzuki, affronta i capisaldi della tradizione scenica occidentale, dalla tragedia greca al dramma shakespeariano (straordinaria l’Antigone di Sofocle con cui inaugura il Festival di Avignone 2017), attraverso la lente della tradizione teatrale giapponese facendoli risuonare in modo nuovo. Così Mugen Noh Othello, che porta alla Biennale Teatro, reinventa Shakespeare alla luce del rituale del teatro Mugen-Noh. Una delle diverse declinazioni del teatro Noh, risalente al tredicesimo secolo, il Mugen-Noh vede nell’opera teatrale la ricreazione di un sogno o di un’illusione all’interno di un orizzonte unitario in cui i vivi e i morti coesistono. Myiagi trasforma così la tragedia del Moro di Venezia in una rêverie interpretata dallo spettro di Desdemona, che rivive la causa originaria della sua sofferenza e sposta il perno della tragedia. Una reinvenzione che mette in tensione la distanza tra corpi e voci, tra gesto e narrazione, affidando ogni personaggio a un duplice interprete.

Dal sud est asiatico, per la precisione da Sumatra, arriva una forma originale di danza, musica e canti che attinge a un complesso tradizionale di arti marziali, noto come Silat, dal 2019 patrimonio immateriale dell’umanità. La compagnia di Giacarta Bumi Purnati Indonesia presenta due spettacoli: Under the Volcano per la regia di Yusril Katil, ispirato alla terribile eruzione del Krakatoa del 1883, e Hikayat Perahu/The tale of boat per la regia di Sri Qadariatin, già attrice con Bob Wilson in I La Galigo e Persephone.

Ispirato al poema Lampung Karam, composto nella forma tradizionale di poesia malese syair da Muhammad Saleh, poeta e studioso religioso di Sumatra e testimone oculare del terribile evento, Under the Volcano restituisce una trama potente e commovente con oggetti di scena semplicissimi, come otto scale di legno utilizzate per ricreare montagne, valli, mercati, ma anche montaggi di filmati e immagini fisse di fuoco, lava, rocce. Hikayat Perahu/The tale of boat si ispira a un testo fondamentale della letteratura malese, Syair Perahu, del poeta mistico sufi Hamzah Fansuri, vissuto tra il XVI e il XVII secolo. Nella storia di una barca che naviga sull’Oceano il poeta simboleggia la vita e il percorso spirituale che l’anima compie verso Dio.

Dall’India un’arte performativadal vocabolario rigoroso, intrisa di spiritualità e di raffinato erotismo,che giunge fino a noi attraverso i secoli: è la danza Odissi della coreografa e danzatrice di Calcutta Sharmila Biswas, allieva del leggendario maestro Kelucharan Mohapatra, prima di diventare lei stessa una grande interprete nota in tutto il mondo. A Venezia presenta Mischief dance: A journey through rhythm and spirit. Fra le diverse forme assunte dalla classica indiana, nata come forma devozionale nella zona centro orientale del Paese, l’Odissi si danza su musiche che fondono tradizione carnatica del sud e indostana del nord dell’India alternandosi a testi drammatici prevalentemente attinti al poema Gita Govinda.

Un immaginario ancestrale fatto di terra e aria, acqua e fuoco, abitato da dèi e uomini, sottende le visionarie creazioni dell’artista samoano Lemi Ponifasio, uno dei maggiori registi e coreografi neozelandesi, che alle culture aborigene del Pacifico  – dai Maori della Nuova Zelanda ai Kiribati della Micronesia – ma anche del Sud America attinge per creare, come uno sciamano, nuovi simboli che parlino anche al nostro presente, dove cerimonie, cultura performativa e teatro contemporaneo si fondono. Così Star returning: Venice, la nuova opera di Ponifasio, è un modo di ascoltare la terra, gli antenati e i miti condivisi del popolo Yi della regione montagnosa del Daliangshan cinese, la loro cosmologia, le origini e il profondo legame con la natura, gli antenati e la spiritualità intrinseca a questa cultura.

Scrittore, attore, danzatore, regista ruandese, Dorcy Rugamba ha lavorato anche con la compagnia di Peter Brook, con Milo Rau e con Abderrahmane Sissako, il regista di Timbuktu. Dorcy Rugamba porta per la prima volta in Italia, dopo il debutto al Théâtre des Bouffes du Nord e al Festival d’Automne, e dopo una tournée negli Stati Uniti e in Australia, Hewa Rwanda – Letter to the absent. Tratto dall’opera omonima scritta da Rugamba nel 2024 e tradotta in tutto il mondo, è un memoriale consegnato ai propri figli, la testimonianza in prima persona del genocidio dei Tutsi avvenuto nel 1994, che ha determinato la sua storia di uomo e di artista. In scena lo stesso Rugamba con tutti i colori della musica dell’eccentrico e talentuoso polistrumentista senegalese Majnun. «Mentre Hewa Rwanda, Letter to the absent affronta il genocidio, le questioni del lutto e una famiglia che è stata quasi annientata, volevo principalmente che non fosse un testo commemorativo ma un inno alla vita, quindi il tono del testo abbraccia deliberatamente leggerezza, umorismo, poesia, musica e la vita in tutti i suoi aspetti».

Una celebrità della world music, la cantante Angelique Kidjo è alla Biennale per un concerto in duo con il pianista Thierry Vaton. Originaria del Benin e da anni residente in Francia, Angélique Kidjo, ha creato un linguaggio comune tra diverse culture partendo dal retaggio delle tradizioni dell’Africa occidentale per inglobare elementi provenienti da generi come il funk, il jazz, il soul, influenze dall’Europa e dall’America Latina.

Tornando all’Italia, Emma Dante, la più celebrata regista italiana di teatro e d’opera e Leone d’oro alla carriera di questa edizione della Biennale Teatro, presenta in prima assoluta I fantasmi di Basile, affrontando l’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile di cui aveva già messo in scena La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella. «Ho sempre intercettato, nelle sue favole, qualcosa di reale e contemporaneo, qualcosa che ci appartiene – spiega Emma Dante. Pertanto, mi piace, di Basile, la verità. Nonostante l’architettura straordinaria che costruisce attraverso il linguaggio, mantiene sempre qualcosa di fortemente realistico. Ne I fantasmi di Basile ci sono alcuni frammenti della nostra trilogia, che evocano i fantasmi protagonisti».

Dopo il riscontro di pubblico e critica raccolto dal suo irrituale Pinocchio, costruito con i corpi “diversi” dei ragazzi della compagnia Scuola Elementare del Teatro di Napoli, Davide Iodice torna alla Biennalecon Promemoria, lavoro in cui affronta il tema della memoria, ponendo al centro i racconti e la vita degli anziani che risiedono nelle strutture di accoglienza. Seguendo un metodo di lavoro che mette al centro la persona e le sue fragilità, Promemoria nasce al termine di un laboratorio intensivo chiamato L’enciclopedia delle Emozioni, svoltosi dal 29 maggio al 2 giugno 2025,presso le strutture che si occupano della cura delle persone anziane a Venezia. «Un invito ad esplorare la potenza trasformativa del teatro e della relazione umana, e a diventare parte di un processo creativo collettivo che si rivolge direttamente alla comunità» dice Iodice. La restituzione di questo grande percorso è Promemoria, performance che ha luogo presso le Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane di San Giobbe.



BIENNALE COLLEGE

L’attenzione alla nuova creatività trova spazio al festival tramite la consolidata attività di Biennale College, che anche quest’anno presenta un regista e due drammaturghi under 30, selezionati tramite bandi nazionali e a seguito di varie fasi di valutazione. Quest’anno è Alberto Colombo Sormani a debuttare sul palcoscenico del Festival con Imago vocis | spacetime in-between, che intreccia la sua vocazione per il teatro con lo studio dell’astrofisica (per cui è ricercatore presso l’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università La Sapienza di Roma), l’attenzione per le nuove tecnologie con il linguaggio del corpo. «Un raro mix di ambiguità e audacia. Un progetto lungimirante», lo ha definito Willem Dafoe scegliendolo.

Davide Pascarella e Bruna Bonanno sono vincitori del bando biennale dedicato alla nuova drammaturgia. Bacio Sogno Autodistruzione, definita dal suo autore «la rappresentazione pubblica di un viaggio intimo e privato» viene presentato in forma di lettura scenica da Alessandro Businaro, che alla Biennale aveva già partecipato con lo spettacolo George II ed è stato da poco nominato direttore artistico junior del Teatro Stabile del Veneto. «Nello scavo interiore, nel confronto con il disagio contemporaneo che attanaglia una generazione, il lavoro fa intuire un potenziale di crescita che merita ogni attenzione» – si legge nella motivazione.

Aka Jolly Roger di Bruna Bonanno è una “drammaturgia pirata” secondo i Motus che firmano, in via del tutto eccezionale rispetto al loro percorso artistico, la mise en lecture del testo, grazie all’affinità trovata nei «contenuti libertari e nella luce che sprigiona dal testo, proprio nell’insistenza (nonostante la fine sembri sempre più vicina) a immaginare nuove forme di alleanza/coagulazione di cellule resistenti. Ma è anche la struttura “acquatica” della scrittura ad affascinarci, l’idea di guardare la nostra terra dal mare: ci imbarchiamo su un galeone pirata, ne cuciamo la bandiera (una nuova variazione delle centinaia di Jolly Roger sparse per il mondo?) per sabotare anche i meccanismi stessi della messa in scena».

Dopo il debutto in forma di lettura scenica lo scorso anno, Tacet di Jacopo Giacomoni, testo vincitore di Biennale College Drammaturgia 2024-25 e del Premio Riccione 2025, viene portato a compimento e presentato in prima assoluta con la regia di Silvia Costa. Un testo ispirato con originalità da filosofia, metafisica e matematica, pensando a quell’ultimo rito laico che è il minuto di silenzio, che gioca con il metronomo, alla ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro».

Nel solco di Biennale College, del rapporto tra giovane artista e maestri, si colloca il Progetto Scuole di Teatro, che dopo l’esperienza dello scorso, vede la Biennale Teatro aprire le porte a tre accademie.

La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi mette in scena con gli attori del terzo anno un classico brechtiano, Santa Giovanna dei Macelli,per la regia di Marco Plini,per capire come squilibri, diseguaglianze, meccanismi di manipolazione finanziari dei mercati cambino, dove si sposta «il paradigma del conflitto in un’epoca che ha superato il concetto di lotta di classe».

L’Accademia Teatrale Carlo Goldoni del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con il regista Giorgio Sangati e gli allievi diplomati del corso di recitazione presenta Comeradovera,drammaturgia originale di Stefano Fortin. Incrociando storie, punti di vista, dettagli, stati d’animo, tempi e ricordi, vicende pubbliche e private attorno all’incendio del Teatro La Fenice di trent’anni fa, il lavoro si interroga sul rapporto tra la vita di una singola persona o di una comunità e l’esperienza traumatica della perdita.

Infine la Scuola Teatro di Napoli – Teatro Nazionale con il direttore e regista Arturo Cirillo e i giovani attori del secondo anno rende omaggio a Enzo Moscato, figura fondamentale della drammaturgia napoletana scomparso due anni fa, incrociando due testi degli anni ottanta, Festa al celeste e nubile santuario e Ragazze sole con qualche esperienza, che nel nuovo allestimento diventano Quindici ragazze con qualche esperienza.

Infine, un nuovo college per attori è stato avviato quest’anno dal direttore Willem Dafoe: gli undici performer under 30 selezionati in una rosa di 440 candidature seguono un progetto di residenza a Venezia sviluppato nell’arco di quattro settimane – dal 25 maggio al 21 giugno 2026. Una serie di laboratori con, oltre allo stesso Dafoe, Evangelia e Mary Randou, Simon McBurney del Théâtre de Complicitè e Silvia Costa.

Il laboratorio destinato ai primi selezionati del nuovo bando di drammaturgia di Biennale College ha quest’anno come mentore il poeta e drammaturgo Fabrizio Sinisi.

Ci sono poi il workshop di critica teatrale, in collaborazione con la docente e critica Roberta Ferraresi insieme a Massimo Milella; conversazioni, incontri, tavole rotonde con gli artisti e le artiste sono guidati da Maddalena Giovannelli e Andrea Porcehddu, giornalisti e critici di teatro.

Un omaggio a Bob Wilson è ospitato nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian per tutto l’arco del festival grazie ai materiali raccolti e conservati all’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia.



I LEONI DELLA BIENNALE TEATRO 2026

LEONE D’ORO ALLA CARRIERA: EMMA DANTE
Cerimonia di consegna: venerdì 12 giugno, ore 12.00, Ca’ Giustinian.
«Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo, ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti» (dalla motivazione).

Alla Biennale Teatro 2026 Emma Dante presenta in prima assoluta lo spettacolo I fantasmi di Basile (13 giugno ore 20.00 / 14 giugno ore 19.00, Teatro Piccolo Arsenale).

LEONE D’ARGENTO: MARIO BANUSHI
Cerimonia di consegna: venerdì 12 giugno, ore 12.00, Ca’ Giustinian.
«Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che – al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo» (dalla motivazione).

Alla Biennale Teatro 2026 Mario Banushi presenta la trilogia Romance Familiare che comprende i tre capitoli Ragada, Goodbye Lindita e Taverna Miresia (7-14 giugno, Ca’ Malcanton e Teatro alle Tese).



CATALOGO

Il Catalogo della Biennale Teatro 2026 è disponibile presso i Bookshop delle sedi dell’Arsenale, dei Giardini e di Ca’ Giustinian, e nei principali luoghi del Festival.
Il catalogo, così come tutte le pubblicazioni edite da La Biennale di Venezia, potrà essere acquistato sul sito store.labiennale.org.

C.S.M.
Fonti: area stampa e newsletter

BIENNALE TEATRO 2026
7 – 21 giugno 2026

Biglietti e abbonamentiin vendita online e, a partire da un’ora prima di ogni spettacolo, presso la biglietteria presente in loco.
Punti vendita: La Biennale di Venezia, Ca’ Giustinian, San Marco 1364 dal 7 al 21 giugno, ore 10.00 – 17.00 tutti i giorni.
Biennale Arte Infopoints, Giardini e Arsenale mar > dom, ore 11.00 – 18.30.
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