CaMuC e Stazione dell’Arte: 70 opere tra dipinti, incisioni, libri d’artista, tessiture e opere su carta mettono in relazione i due protagonisti dell’arte del Novecento.

Una mostra inedita che mette in reazione l’universo lirico di uno degli artisti più amati di sempre con la grammatica poetica della grande pioniera ulassese tessitrice di storie. Ulassai, nel cuore dell’Ogliastra, celebra i vent’anni della Fondazione Stazione dell’Arte presentando “Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore”, un percorso espositivo di oltre settanta opere curato da Paul Schneiter e Marco Peri che esplora i vissuti complessi, le geografie dell’anima e il valore universale del racconto che accomunano due protagonisti dell’arte del Novecento. La mostra, visibile dal 13 giugno fino al 27 settembre 2026, è dislocata in due sedi, il CaMuC e la Stazione dell’Arte. Per il pubblico sono previste visite guidate tutti i giorni, incluse nel biglietto d’ingresso.

Le opere di Marc Chagall (1917-1920), attraversate da un lirismo visionario e fiabesco, popolato di figure sospese, animali simbolici e paesaggi della memoria, entrano in relazione con una selezione di lavori di Maria Lai (1919 – 2013), artista che ha trasformato il legame con il proprio territorio, le tradizioni orali e il gesto del cucire in una personale grammatica poetica. La mostra nasce dall’intuizione di un possibile campo di risonanza tra due artisti apparentemente lontani per geografia e linguaggio, ma profondamente accomunati dalla capacità di trasformare le proprie radici in immaginazione universale. Per entrambi, il villaggio d’origine non è soltanto un luogo reale, ma uno spazio interiore: una matrice poetica che continua a generare immagini, racconti e visioni. Vitebsk, città natale di Chagall, e Ulassai, paese d’origine di Maria Lai, diventano così luoghi della memoria e dell’immaginazione, territori interiori continuamente reinventati attraverso l’arte.

Le oltre settanta opere in mostra – tra dipinti, incisioni, libri d’artista, tessiture e opere su carta – costruiscono un percorso che mette al centro il valore del racconto e della fiaba. Attraverso il confronto tra due universi espressivi profondamente personali, la mostra invita il pubblico a riconoscere come l’arte possa custodire storie intime e collettive e, allo stesso tempo, trasformarle in immagini capaci di parlare universalmente. La mostra è promossa dal Comune di Ulassai e prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte con il supporto organizzativo di Arthemisia.

La mostra è finanziata dall’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR | Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.

IL VENTENNALE DELLA FONDAZIONE STAZIONE DELL’ARTE

Il Direttore della Stazione dell’Arte Marco Peri afferma: «La mostra inaugura le celebrazioni per i vent’anni della Fondazione Stazione dell’Arte, aperta l’8 luglio 2006 per volontà di Maria Lai e dell’Amministrazione comunale di Ulassai. Un anniversario significativo che restituisce il senso profondo di questo museo: un luogo nato dal dono dell’artista al proprio paese e pensato come un’eredità culturale viva, dedicata all’incontro e alla crescita attraverso l’arte contemporanea. Accogliere le opere di Marc Chagall, uno tra gli artisti più poetici del Novecento, permette alle opere di Maria Lai una rilettura inattesa. Il confronto tra i due artisti non cerca somiglianze formali, ma apre uno spazio di risonanze profonde: il racconto che si trasforma in immagini, il legame con la Sardegna come sorgente immaginativa, la capacità dell’arte di abitare una dimensione sospesa tra esperienza vissuta e visione poetica».

L’ARTE DI MARC CHAGALL

Dove andare quando non resta più alcun luogo da chiamare casa? In un mondo sempre più lacerato dall’inasprirsi dei conflitti e dagli spostamenti causati dalla crisi climatica, la ricerca condotta da Chagall lungo tutta la vita di un luogo in cui mettere radici smette di appartenere soltanto alla storia del Novecento e diventa, piuttosto, uno specchio della nostra realtà in trasformazione. L’opera di Chagall conserva oggi intatta la propria attualità proprio perché l’artista ha conosciuto questa stessa forma di cancellazione. Quando Vitebsk, la sua città natale nell’Impero russo – oggi in Bielorussia – gli fu sottratta fisicamente, distrutta dall’esercito tedesco nel 1941, Chagall non cedette alla nostalgia, ma continuò a custodire la città e la sua cultura all’interno di un paesaggio interiore. Questa architettura portatile lo sostenne durante l’esilio forzato della Seconda guerra mondiale, diventando il nucleo originario della sua energia creativa, che l’artista avrebbe infine radicato nel Sud della Francia, dove si stabilì dopo il 1950.

Troppo spesso la storia dell’arte ha rinchiuso Chagall in una dimensione di nostalgia sognante, riducendolo a un pittore sentimentale di memorie folkloriche. Seguendo i motivi figurativi ricorrenti che attraversano l’intero arco della sua carriera, dalle prime formulazioni giovanili fino alle opere degli ultimi anni, questa mostra indaga il modo in cui l’artista ricostruisce una patria perduta nella geografia privata della propria mente.

LA MOSTRA

Il percorso espositivo è scandito da diversi autoritratti dell’artista, realizzati tra il 1922 e il 1968, che fanno sì che la presenza di Chagall accompagni i visitatori come una guida personale attraverso il viaggio della sua vita.

Sebbene a prima vista possa sembrare che ci sia poco in comune tra Marc Chagall e Maria Lai, entrambi gli artisti dovettero viaggiare lontano da casa per perseguire la propria formazione artistica. Chagall lasciò la natia Vitebsk per San Pietroburgo e in seguito per Parigi, mentre Lai partì dalla Sardegna alla volta di Roma, alla ricerca di quella maestria che i loro luoghi d’origine non potevano offrirle. Al di là dei rispettivi spostamenti geografici, entrambi furono profondamente segnati dai traumi della guerra e dovettero affrontare discriminazioni: Chagall come immigrato ebreo e Lai come donna in lotta per il riconoscimento all’interno del patriarcale mondo dell’arte italiano. Entrambi gli artisti hanno portato con sé la propria architettura interiore per tutta la vita, attingendo il proprio vocabolario artistico dai loro villaggi interiori.

Prima sezione – Vitebsk. Opera di apertura della mostra, il dipinto a olio Russian Village del 1929 restituisce la ricostruzione mentale della patria di Chagall, raffigurando l’artista mentre la sorvola in una dimensione soprannaturale. Le opere del dopoguerra e della maturità mostrano inoltre l’onnipresenza di Vitebsk nel linguaggio visivo di Chagall fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1985.

Seconda sezione – Le anime morte, Le Favole di La Fontaine e La Bibbia. Queste tre monumentali serie di illustrazioni dedicate a classici della letteratura, commissionate dall’editore parigino Ambroise Vollard tra il 1923 e il 1939, tracciano l’evoluzione del linguaggio visivo di Chagall nel periodo in cui l’artista inizia progressivamente a radicarsi a Parigi. Un aspetto particolarmente significativo di questi progetti è l’evoluzione dell’equilibrio compositivo, che rispecchia direttamente la crescente stabilità della vita personale dell’artista. Se le tavole delle Anime morte appaiono caotiche e instabili, le successive acqueforti della Bibbia risultano invece profondamente radicate e composte.

Terza sezione – Il circo. Nel mondo di Chagall, il circo non appare come un semplice spettacolo gioioso, ma come una profonda lezione sulla vulnerabilità umana. È il centro emotivo del villaggio interiore dell’artista. Ispirata alle sue frequenti visite al circo a Parigi, questa sezione riunisce rare prove in bianco e nero del 1956 per la serie Cirque, composta da 38 litografie, che sarebbe poi stata pubblicata nel 1967. Destabilizzando la composizione classica, Chagall trasforma l’intrattenimento pubblico in un paesaggio psicologico in cui gioia e tristezza si scontrano continuamente: una dualità perfettamente incarnata nel capolavoro Le coq violet.

Quarta sezione – Fiori. Mettendo a confronto opere giovanili e composizioni del dopoguerra, questa sezione mostra come le prime nature morte tradizionali cedano progressivamente il passo a bouquet sempre più autobiografici. Attraverso questa evoluzione, il vaso si trasforma in una metafora del senso personale di sradicamento e instabilità vissuto dall’artista.

Quinta sezione – Poèmes. Allestita alla Stazione dell’Arte, la sezione finale della mostra è dedicata ai Poèmes di Chagall. Tutti i temi esplorati nelle sezioni precedenti — Vitebsk, i bouquet floreali, il circo e la sua straordinaria maestria incisoria — convergono nelle 24 xilografie pubblicate da Cramer nel 1968. Le tappe geografiche del suo esilio, da Vitebsk a Parigi e poi a New York, coabitano con eventi storici come la Rivoluzione russa. Questa sala rivela una rarità artistica eccezionale: Chagall in dialogo diretto con se stesso, nel duplice ruolo di poeta e illustratore, intento a sintetizzare il lavoro di una vita e a offrire una mappa complessiva del proprio villaggio interiore.

MARIA LAI

Nel percorso espositivo, il pubblico incontra le opere di Chagall in dialogo con una selezione di lavori di Maria Lai, secondo un confronto che apre una trama di risonanze tra i due artisti. La mostra non cerca corrispondenze formali immediate, ma mette in relazione due modi diversi e profondamente poetici di trasformare il luogo d’origine in uno spazio interiore, dove memoria, racconto e immaginazione continuano a generare immagini. Alla Stazione dell’Arte, la collezione permanente di Maria Lai viene presentata in un nuovo allestimento che valorizza alcuni nuclei fondamentali della sua ricerca. Le opere selezionate mettono in evidenza il rapporto vitale dell’artista con la Sardegna, intesa come radice culturale e sorgente di narrazioni. Nei suoi lavori, il mondo ancestrale dell’isola, le fiabe, le leggende, i pani, i telai, i fili e le scritture si trasformano in un linguaggio contemporaneo.

C.S.M.
Fonte: da comunicato stampa 4 giugno 2026

CHAGALL CON MARIA LAI. IL VILLAGGIO INTERIORE
13 giugno – 27 settembre 2026

CaMuC Via Garibaldi 49 – 08040 Ulassai (OG)
Stazione dell’Arte, S.P. 11 – 04080 Ulassai (OG)
Info, biglietti e prenotazioni
T. +39 0782 208111:
stazionedellarte@tiscali.it  
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