Report di Federica Giglio. Nel cuore di Firenze, a Palazzo Vecchio, si è celebrato il 140° anniversario della storica casa editrice Olschki: cultura, memoria, passione e tradizione si fondono rendendo omaggio a una generazione che ha saputo custodire e tramandare il patrimonio culturale, mantenendo il libro come strumento centrale di pensiero e libertà.

Ci sono anniversari che segnano una semplice ricorrenza e altri che diventano un’occasione per riflettere sul valore profondo della cultura e della famiglia. La celebrazione dei 140 anni della famosa Casa Editrice Olschki, che è stata ospitata nel prestigioso Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze il 10 giugno 2026 e diffusa online, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. L’evento, intitolato Olschki. Un viaggio nel patrimonio editoriale 1886-2026, non è stata una mera rievocazione storica, ma ha portato lo spettatore a vivere un autentico viaggio attraverso un secolo e mezzo di ricerca, passione editoriale e amore per la cultura.

«Una casa editrice di 140 anni non è solo un fenomeno nella storia dell’editoria e della cultura, ma è un fatto storico in sè» con questa affermazione è iniziata la cerimonia, delineando subito la portata storica del racconto, coinvolgendo chi ascoltava fin dai primi minuti, ricordando l’enorme senso di appartenenza e di ammirazione che si ha per il proprio Paese e per la propria storia. La casa editrice, fondata da Leo S. Olschki Editore, è tutt’ora una delle realtà editoriali più longeve d’Italia, rimasta per oltre un secolo nelle mani della stessa famiglia, tramandata di padre in figlio, suscitando curiosità e rispetto verso una casa editrice che ha contribuito a plasmare profondamente l’identità di Firenze e che ha arricchito il panorama culturale italiano.

Nel corso della mattinata si sono susseguiti numerosi interventi, tutti caratterizzati da grande autorevolezza e capaci di offrire prospettive differenti sul patrimonio culturale e umano costruito dalla Casa Olschki in oltre un secolo di attività; il racconto e gli interventi partono dall’inizio, dall’approdo di un giovane Leo, giovane immigrato prussiano e figlio di un tipografo, approdato in Italia sulle ali dell’amore per Dante. Fin da subito aveva capito che il libro non era un bene commerciale o un mero oggetto da collezione, esso rappresentava ben altro: terreno di dialogo, baluardo di sensibilità e internazionalismo, questa è la grande eredità che ci ha lasciato. I molti interventi di chi ha lavorato a fianco di questa famiglia, hanno riportato alla luce anche le pagine più difficili della sua storia, segnata dalle guerre e da un’Italia divisa nel corso dei decenni. Eppure, nonostante le difficoltà e le fratture del contesto storico, la famiglia è rimasta salda e unita da una passione: il libro.

[Da sin: Daniele Olschki, Giovanni Bettarini Assessore alla cultura Comune Firenze, Gherardo Olschki. Foto Michele Monasta]

Durante la cerimonia, nel dialogo con Daniele Olschki e Gherardo Olschki è emerso il valore della carta stampata e della memoria: «La carta resta lì anche se ce ne dimentichiamo», sottolineando il ruolo fondamentale della famiglia nella trasmissione del patrimonio culturale, suscitando commozione tra i presenti e tra chi ascoltava, restituendo il senso umano e profondo di un percorso culturale lungo 140 anni. Molto toccante anche l’intervento di Bernardo Gianni: «non è Firenze ad aver accolto Olschki, ma Olschki ad aver accolto Firenze in un abbraccio di secolare sapienza grazie a una muraglia di libri».

Daniele Olschki, ha ringraziato istituzioni, collaboratori e tutti coloro che nel corso dei decenni hanno contribuito alla vita della casa editrice «arrivare a un traguardo di questa portata è merito di tutti» ha affermato, ricordando anche quanti non ci sono più, ribadendo la fiducia nel libro e nella storia patrimoniale del suo paese.

È stato infine Gherardo Olschki a raccogliere gli applausi dei presenti, il più giovane della famiglia. Il suo intervento conclusivo, incisivo e coinvolgente ha saputo accendere curiosità e partecipazione nel pubblico, riassumendo i punti salienti della mattinata e dell’universo Olschki, chiedendosi «come conservare l’eredità del libro e del lavoro di Leo Olschki?» tracciando un confronto tra passato e presente, parlando anche delle nuove tecnologie, e di come esse non potranno mai sostituire l’immortalità di un libro. «Non è un semplice elenco di pubblicazioni, ma è una meraviglia bibliografica, abbiamo la storia di una famiglia che per cinque generazioni ha visto nel libro un veicolo di bellezza, conoscenza e rispetto dell’altro, il libro non morirà mai». Con questa frase conclusiva si chiude la cerimonia, lasciando nel cuore di chi ha ascoltato un sentimento di gioia e di profonda appartenenza.

Report di Federica Giglio
Roma (online da Firenze) 10 giugno 2026
Immagini: Olschki 140 Palazzo Vecchio. Foto Michele Monasta

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